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La Cantina Sperimentale di
Velletri venne istituita con R.D. del 28 novembre 1891 e la sua nascita
ci ricorda l’opera instancabile di Menotti Garibaldi che alla sua
creazione dedicò tutta la sua passione nutrita per questa terra che lo
ebbe a rappresentante in Parlamento fino alla fine della sua vita.Le
ragioni storiche che portarono all'istituzione della Regia Cantina
Sperimentale di Velletri, nonché il lavoro svolto nel corso dei decenni
successivi, sono tutt’ora documentati da appunti del Prof.
Vincenzo Prosperi Direttore dal 1924 al 1955.
“Poche Istituzioni sono
sorte in un ambiente così storicamente importante, per le sue nobili
tradizioni viti-vinicole e così propizio, per le favorevoli condizioni
di clima e di terreno che offre alla coltura della vite, come la Cantina
Sperimentale di Velletri. La viticoltura non è sempre stata fonte di
benessere e di tranquillità per i nostri viticoltori! Alle crisi
periodiche dei secoli passati se ne sono aggiunte, verso la fine dei
secolo scorso, delle nuove, che hanno portato alla viticoltura duri
colpi, fino ad insidiarne l’esistenza. Ci si riferisce alla comparsa
di malattie nuove, quali l’oidio, la peronospera e soprattutto la fillossera.
La comparsa di quest’ultima in Europa ha una storia molto movimentata;
si ritiene che le prime infezioni risalgano al 1862, ma è solamente nel
1868 che questo insetto fu identificato in Francia dopo che aveva già
provocato distruzioni notevoli in vaste estensioni di vigneti in quella
Nazione. In Italia la scoperta della prima infezione avvenne nel 1879 e,
da allora, la sua diffusione è stata incessante; in alcune zone come in
Sicilia e in Puglia ha avuto effetti veramente disastrosi per le
conseguenze economiche che ne sono derivate a quelle popolazioni. La
comparsa di questo flagello portò ovunque una profonda perturbazione
economica e sociale e una rivoluzione nel campo colturale della vite,
poiché, mentre da una parte con la distruzione dei vigneti si
recidevano di colpo dalle sue basi le sorgenti di una ricchezza
accumulatasi nel tempo, dall’altra con la ricostituzione dei vigneti
con nuovi sistemi venivano a modificarsi radicalmente tradizioni,
pratiche ed abitudini rimaste pressoché stazionarie nei secoli.
Sorgevano nuovi problemi da affrontare, nuove direttive da seguire, i
nostri viticoltori dovevano apprendere ed applicare nuove tecniche in
sostituzione di quelle tradizionali. Si trattava di risolvere problemi
ardui riguardanti l’adattamento al suolo la resistenza alla
fillossera, l’affinità d’innesto, la fertilità dei nuovi
impianti e altre problematiche il cui studio richiedeva una paziente e
intelligente sperimentazione. In queste condizioni lasciare i
viticoltori a se stessi significava decretare la fine della coltivazione
della vite. Sorsero così in Italia ad iniziativa dello Stato le prime
istituzioni viti-vinicole, delle quali alcune con scopi prevalentemente
didattici ed altre a carattere sperimentale, è il caso della Cantina
Sperimentale di Velletri. In seguito, con R.D. 19. giugno 1924, la
Regia Cantina Sperimentale fu trasformata in Ente Morale Consorziale
autonomo, sotto la vigilanza dei Ministero dell’Agricoltura e di cui
facevano parte obbligatoriamente lo Stato e la Provincia di Roma. I
compiti assegnati a questa Cantina Sperimentale erano i seguenti:
1) Studio di orientamento ai
fini della ricostituzione dei vigneti su portinnesti americani;
2) Studio dei vitigni e delle
uve in rapporto alla vinificazione e al commercio delle uve da mensa;
3) Sperimentazione e ricerche
inerenti l’industria e il commercio dei vino;
4) Studi sui mezzi di difesa
della Vite dalle malattie parassitarie;
5) Diffusione di razionali
pratiche viticole ed enologiche;
6) Esecuzione di analisi per
conto di privati e di Enti pubblici, di mosti, di vini e di altri
prodotti agrari, nonché di sostanze utili all’esercizio
dell’agricoltura;
7) Di altri incarichi speciali
inerenti alla viticoltura ed alla enologia, che potevano esserle
affidate dal Ministero dell’Agricoltura.
Per svolgere tali compiti,
l’Istituto dispone di un vivaio di viti americane, di una ricca
raccolta ampelografica, ritenuta la più completa d’Italia, di vigneti
sperimentali, di una cantina per sperimentazione enologica e di un
laboratorio chimico per le analisi. In questo periodo i meriti acquisiti
dall’Ente furono veramente tanti; lo dimostrano i continui attestati
di stima da parte di studiosi ed autorità straniere nonché nazionali.
In una relazione ufficiale del Governo Francese, il Direttore generale
dei servizi viti-vinicoli riferiva: «la cantina sperimentale di
Velletri est un lstitut vraiment remarquable, il est l’un des plus
beaux et mieux conçus de l’Europe». Il Presidente
dell’Ufficio Internazionale della Vite e del Vino così si
esprimeva:”…. La Cantina Sperimentale di Velletri ci ha
meravigliati”.la Cantina Sperimentale di Velletri è stata sempre
presente in tutte le manifestazioni e in tutti i Congressi viti-vinicoli
nazionali ed internazionali, facendo parte ufficialmente delle
delegazioni italiane (Bucarest, losanna, Ginevra, Parigi, Lisbona,
Tunisi, Rabat ecc.). Inoltre la Cantina ha partecipato con i suoi
prodotti (uva e vini) a tutte le mostre viti-vinicole che si sono tenute
in Italia, ottenendo attestati di primo grado. A seguito della rapida
diffusione della fillossera gli sforzi furono concentrati nel preparare
la ricostituzione dei vigneti distrutti con l’impiego delle viti
americane. Velletri in questo campo, che si presentava quanto mai oscuro
e irto di difficoltà, ha portato un contributo notevolissimo con i suoi
lavori sperimentali. E’ noto come la quasi totalità del
vigneto italiano, ricostituito dopo l’invasione fillosserica, sia
stato effettuato su portinnesti prodotti e selezionati in Francia,
colpita prima di noi dal flagello, e costretta quindi prima di noi a
trovarne i mezzi di difesa. Questa via dall’apparenza facile non è
stata priva di difficoltà a causa degli insuccessi ai quali ha dato
luogo, particolarmente numerosi nelle zone aride e ricche di calcare dei
Mezzogiorno d’Italia. Non fa meraviglia quindi che i nostri
viticoltori chiedessero a gran voce nuovi tipi di portinnesti di
creazione prettamente italiana, e quindi più adatti e più acclimatati
al nostro ambiente colturale così diverso da quello francese, e aventi
caratteristiche che togliessero le incertezze e le preoccupazioni che
portava con sé l’impiego di viti di origine straniera. A differenza
delle vie seguite da altri, che per il lavoro di ibridazione
utilizzarono come progenitori le stesse viti provenienti dalla Francia,
presso la Cantina di Velletri si è partiti da viti americane ottenute
in Italia direttamente da seme, ottenendone dei prodotti prettamente
locali e quindi in via generale più rispondenti alle speciali
condizioni di clima e di terreno e più affini per l’innesto alle
varietà dei nostro paese. A lato di questa attività
tecnico-scientifica si è svolta parallela l’istruzione dei
viticoltori nelle nuove pratiche della viticoltura moderna, con i
risultati i più soddisfacenti, formando una maestranza specializzata,
numerosa, delle più abili, tanto che la Cantina Sperimentale è stata
considerata oltre che per le viti, un vivaio anche per l’educazione e
preparazione dei giovani alle esigenze viticole. In media tali corsi
venivano frequentati annualmente, negli anni ‘30-‘40, da 280 giovani
viticoltori. L’opera della Cantina non si è limitata a catalogare, a
produrre e sperimentare nuovi portinnesti americani, a compilare
l’inventario delle varietà di uve da vino e da tavola più conosciute
e diffuse nel mondo viticolo; bensì si è esplicata, in una misura
altrettanto attiva, anche nel miglioramento della produzione attraverso
la creazione di nuovi tipi di uve da tavola e da vino con ricerche e
lavori di genetica. Nel settore delle uve da tavola, alle vecchie varietà
di scarso valore si sono sostituite delle varietà di maggior pregio
che,dopo aver guadagnato il mercato interno, si sono spinte anche verso
i mercati stranieri.Si sono prodotte nuove varietà a maturazione
differenziata che vennero a colmare una vera lacuna nella produzione
italiana. Altro importante contributo la Cantina Sperimentale l’ha
portato alle ricerche e allo studio dei mezzi più idonei alla difesa
dai parassiti animali e vegetali che infestano la vite, all’uso dei
concimi in rapporto alla natura dei terreni, alla tecnica dei nuovi
impianti, all’applicazione di sistemi più confacenti di allevamento e
di potatura delle viti, problema strettamente legato alle esigenze dei
diversi vitigni e all’ambiente colturale, alla diffusione in Italia
delle migliori uve da tavola e da vino”.
Intanto l’enologia laziale
negli anni ‘30-‘40 si dibatteva in una profonda crisi di immagine e
di qualità: il panorama ampelografico locale veniva radicalmente
modificato e ai tradizionali vitigni - Trebbiano giallo o Greco, i
Cesanesi, la Malvasia di Candia, la Malvasia nostrale, il Bellone, il
Trebbiano verde, il Bombino bianco - veniva sostituito, quasi ovunque,
il Trebbiano toscano dalla produzione più consistente e costante.
Inoltre si assisteva al progressivo abbandono della viticoltura
collinare soprattutto nelle aree interne della Regione, viticoltura,
questa, più dispendiosa ma sicuramente idonea a produrre vini
particolari. Questo abbandono dei vitigni tradizionali ha subito un
ulteriore consolidamento negli anni ’60 anche a seguito di politiche
assistenzialistiche per il comparto vitivinicolo. La Cantina
Sperimentale anche in queste circostanze fece sentire la sua presenza
cercando di indirizzare i produttori ed applicando le nuove tecniche
enologiche. Alla rivoluzione viticola degli anni a cavallo del secondo
conflitto mondiale, si avvertiva chiaramente la necessità di una
rivoluzione cultural-enologica. Infatti, come riferisce il Prof.
Prosperi, i vini prodotti prima della guerra venivano elaborati con
sistemi tradizionali e presentavano, di norma, elevate acidità volatili
e non si prestavano al trasporto in altre Regioni d’Italia. Per meglio
assolvere ai compiti sperimentali, è subentrato alla Cantina
Sperimentale l’Istituto Sperimentale per l’Enologia, Ente autonomo
di grado universitario istituito con D.P.R. 23 Novembre1967 n. 1318
(riordinamento della sperimentazione agraria) e la sede di Velletri è
divenuta Sezione Operativa Periferica dell’Istituto medesimo.
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