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I CINESI: IL VINO
DELL'ORIENTE

La coltivazione della Vitis Vinifera fu introdotta in Cina dall'Asia centrale ad
opera del generale Zhang Qian nel II secolo a.C., ma fu solo sotto i Tang
(618-907) che cominciò la sua diffusione.
Nuovi tipi di uva da vino vennero introdotti in Cina dal Turkestan e con essi la
conoscenza dell'arte della vinificazione dell'uva. Il tipo più spesso menzionato
dagli antichi testi cinesi è quello chiamato, per la sua forma allungata,
"capezzoli di cavalla", di color porpora, distinto dal tipo "perle di drago", di
forma sferica.
Alla vite coltivata preesisteva in Cina una varietà selvatica (Vitis thumbergii)
che ancora cresce nella regione dello Shandong, anch'essa valorizzata in seguito
per la vinificazione e per usi terapeutici: gli erbari di epoca Tang parlano
infatti di un vino ottenuto da questo frutto. Sempre ad esso si riferisce,
probabilmente, la leggenda sulla "Valle dell'Uva" dove questo frutto poteva
essere raccolto liberamente, ma colui che lo mangiava perdeva facilmente la
strada.
L'uva era così già diffusa nel VII secolo da meritare l'attenzione dei dietologi
del tempo: Meng Shen, per esempio, afferma che "mangiarne troppa provoca sintomi
di ansietà e oscuramento della vista", mentre il succo d'uva è utile per
abbassare un feto che preme contro il cuore... Aggiungi l'uva al vino e bevilo
durante le epidemie: eviterai piaghe e ascessi".
Il Classico della farmacopea di Shen Nong afferma: "L'uva fa bene ai muscoli e
alle ossa, potenzia il flusso vitale, rende resistenti alla fame, immuni ai
raffreddori e se mangiata a lungo fa dimagrire, tiene lontana la vecchiaia e
ringiovanisce. Puoi inoltre farne vino".
"L'uva è diuretica" è scritto nelle Memorie di Medici Famosi.
Il "vino" più antico
e più diffuso in Cina in tutte le epoche è quello ricavato dalla fermentazione
dei cereali, soprattutto ottenuto da una varietà di riso diversa da quella
commestibile (si tratta più precisamente di una sorta di birra prodotta con il
liquido di cottura dei cereali ai quali veniva aggiunto lievito di farina per la
fermentazione).
Secondo la leggenda,
artefice dell'invenzione del "vino" cinese (di riso) fu I Ti, la figlia del
mitico imperatore Yu (2205-2198 a.C.) che la elogiò per l'eccellenza della
bevanda, ma la punì anche per aver dato al genere umano una fonte di mali. La
storia fa invece risalire l'invenzione del "vino" di riso a un'epoca un po' più
tarda, attribuendola a Du Kang, ricordato e celebrato dai produttori di alcolici
cinesi.
Huang jiu ("vino
giallo") è il nome generico di un vino di riso o di miglio ampiamente usato in
Cina. Esso si trova in molte varietà locali, di cui la più famosa - descritta
nel Jiu Jing o Classico dei vini - è il "vino Shaoxing", ottenuto dal riso
glutinoso nella località omonima della regione del Jiejiang.
Tra le bevande
alcoliche di origine straniera molto noti erano il kumiss, di origine mongola,
ottenuto dalla fermentazione del latte di cavalla e soprattutto il vino d'uva.

Anche il processo di
distillazione è di origine straniera: si dice che un distillato, chiamato shao
jiu o baigan jiu, sia stato introdotto in Cina dall'Asia centrale durante la
dinastia Yuan (1279-1368).
La farmacopea cinese
attribuisce l'origine del vino d'uva all'espansionismo dei Tang (618-906) che lo
introdussero dal Turkestan. Pur essendo molto apprezzato, il vino d'uva non
divenne però mai una bevanda popolare in Cina: persino a Dunhuang, avamposto
occidentale sulla via della seta, era una bevanda di lusso riservata ad
importanti celebrazioni, proprio come lo champagne nelle nostre feste.
Una coppa di questo
vino fu offerta all'imperatore Mu Zong (821-825) ed egli osservò: "Quando lo
bevo sono immediatamente conscio dell'armonia che soffonde le mie membra; è il
vero Principe della Grande Tranquillità!". Quest'ultima definizione allude al
titolo onorifico di Lao Zi, il padre del Taoismo, e sembra anche echeggiare la
nozione greca de vino come divinità.
Fu precisamente dal
nuovo protettorato di Qoco che l'arte della vinificazione dell'uva fu introdotta
nella Cina Tang e gli "otto colori" (o varietà) di questa bevanda fortemente
aromatica e pungente divennero noti alla popolazione del nord.
L'uva chiamata
"capezzoli di cavalla" sembra avere avuto una parte importante in questa nuova
industria, e certamente ad essa alludono i versi della Canzone dell'Uva che così
concludeva: "...i fiori si aprono come frange di seta, i frutti pendono come
grappoli di perle... Noi uomini di Tsin queste uve così belle coltiviamo come
gemme tra le più rare e di esse facciamo un vino delizioso di cui gli uomini non
estinguono mai la sete".
Ma per lo più il
"vino" di cui parlano i poeti Tang, il"vino" bevuto dai taoisti per attuare il
ritorno al Tao, quello usato dagli alchimisti e dai medici per esaltare
l'efficacia delle droghe e dei farmaci, non è il vino d'uva del mondo
occidentale.

Nelle Memorie di
Medici Famosi è scritto: "Il vino dà potenza alle droghe, annienta i cento
influssi nocivi. I suoi nomi sono: vino primaverile di lunga durata, vino di
cenere, vino di digitale, vino bianco, vino amaro, vino distillato, vino d'uva,
vino di miele, vino d'oro. Puoi anche far fermentare il latte di vacca, l'osso
di tigre, la bile di un immortale, l'aralia, la soia, le bacche e altro ancora
per ottenerne vino. Il vino disperde la malinconia, annulla la passione; per
questo se ne beve molto e ci si ubriaca, ma se viene aggiunto senza moderazione
in medicina non è di alcun giovamento. Per aumentare l'efficacia dei farmaci
devi fare molta attenzione alle dosi. Il vino che userai è soltanto quello che
si ottiene facendo fermentare il riso glutinoso".
"Il vino di gelso è
un rimedio per le cinque viscere, rende più acuto l'udito e rischiara la vista.
Il vino di cipolla è un rimedio per le forze indebolite. Il vino d'uva giova al
soffio vitale e lo rende più armonico, fa più resistenti nelle carestie,
rafforza la volontà. E' buono anche il vino che si ottiene facendo fermentare il
succo dei viticci", è scritto sulle Memorie di Medici Famosi (VI sec.). E
ancora: "Il vino di primavera fa ingrassare e rende più chiara la pelle". |