
Tra i più famosi vini del Medioevo possiamo citare quelli del nord d'Italia,
dell'Istria, i triestini Ribolla (dal latino "rubeolus", rossastro, anche
se è diffusa, soprattutto nella zona di Udine, una varietà gialla che dà un vino
bianco, leggero e fresco), Terrano (di color rosso carico, con profumo di
lampone, frizzante e asprigno), e Malvasia; i vini veronesi, la Vernazza
bresciana e i vini della Valtellina. In Liguria era già conosciuto il vino
delle Cinque Terre ed erano molto stimati anche i vini del bolognese, del
modenese e dell'attuale Romagna in generale. In Toscana vi erano il Trebbiano (la
cui denominazione risale al XIV secolo e indicava un vitigno che dava, com'è
ancor oggi, un'uva bianca di color giallo-verdastro, usata per la preparazione
di numerosi vini), la Malvasia, l'Aleatico (originario della Toscana, ma oggi
diffuso anche nel Lazio e in Puglia), il Sangiovese (vitigno famoso per la
produzione di celebri vini come il Chianti o il Brunello di Montalcino), la
Vernaccia di San Gimignano (forma antica di Vernazza da dove proviene, coltivato anche in
Sardegna: da questo vitigno si ricavano sia bianchi secchi, specialmente in
Toscana, sia vini liquorosi e dolci, soprattutto in Sardegna) e
i vini di Montepulciano. Particolarmente apprezzati anche i Moscati, dolci e
piacevoli, e le Malvasie di Lipari, per quanto riguarda le isole tirreniche
dell'arcipelago delle Eolie.
Ma già fin dalle sue origini, il vino era usato anche a scopi medicinali e
Ippocrate (IV secolo a.C.), uno dei più eminenti medici greci dell'antichità, lo
prescriveva per curare le ferite, come bevanda nutriente, antifebbrile, purgante
e diuretica. Galeno (II secolo d.C.) a sua volta faceva grande uso di vini
medicinali e fu grazie alla diffusione delle sue opere in epoca bizantina che
l'uso del vino come medicinale riuscì a sopravvivere al crollo dell'Impero
Romano d'Occidente.
La raccomandazione di Galeno di ricorrere al vino per le ferite, per rinvigorire
i fisici debilitati e come febbrifugo fu ampiamente seguita nell'Europa del
Medioevo, soprattutto da monaci e Cavalieri Ospitalieri. Ma fu il "Liber de
Vinis" di Arnaldo da Villanova (XIII secolo) a stabilire con fermezza l'uso del
vino come sistema terapeutico riconosciuto. Fra l'ampia lista dei suoi usi
medicamentosi, il Villanova ne sottolineava le qualità antisettiche e corroboranti, e ne consigliava l'uso nella preparazione di impiastri. Per tutto
il periodo medievale, il vino fu uno dei pochi liquidi capaci, per effetto del
suo contenuto alcolico, di sciogliere e nascondere il sapore delle sostanze
ritenute curative dai medici dell'epoca. Le “teriache”, una sorta di vini
medicati, entrarono così in uso per le affezioni più diverse.
L'uso del vino a scopo terapeutico, soprattutto nella pratica chirurgica,
continuò per tutto il Medioevo. I medici della Scuola di Bologna, che già
contestavano l'opinione allora largamente diffusa che per il risanamento delle
ferite fosse necessaria la suppurazione, erano convinti che una fasciatura
imbevuta di vino portasse alla cicatrizzazione e alla guarigione della ferita.
Guy de Chauliac, noto chirurgo del Medioevo, usava pulire le ferite del torace
con lavaggi a base di vino fino a che questo non risultasse pulito e chiaro...
Così come cantava Eubulus alla sua tavola: "Tre tazze di vino io preparo per gli
uomini temperati: una per la salute, la seconda per l’amore e il piacere, la
terza per il sonno. Quando questa tazza è vuota, gli ospiti saggi vanno a casa."
E un po' per tutti - popolo, principi e prelati - era già famosa e assai usata
la ricetta del "vin cotto", per risollevare i corpi e rallegrare gli spiriti
nei lunghi e bui inverni medievali... provare per credere!
"Un litro di vino rosso, 300 gr. di miele di corbezzolo o di acacia, 2 stecche
di cannella, 3 chiodi di garofano. Bollire il vino lentamente con tutti gli
ingredienti, fino a quando non si sarà ristretto di un terzo. Bere caldo".