I ROMANI - PARTE II

Arte romana, pannello di vetro blu con cammeo a pasta bianca del I secolo d. C., part.Esistevano anche pratiche per migliorare il mosto, per esempio le polveri di marmo per togliere l'asprezza e l'argilla o l'albume o il latte di capra per chiarificarlo; per rendere durevole il vino, invece, si aggiungevano resine, pece e mirra. Spesso al momento di essere servito a tavola, il vino subiva ulteriori filtrazioni con una sorta di colino di metallo.

Quando l'anfora giungeva ai commensali veniva versata in un vaso, il "cratere", e, a seconda degli usi e della qualità, veniva annacquato; poi attraverso il "simpulum", una specie di mestolo, veniva travasato nei bicchieri. Il vino di solito era bevuto utilizzando la "pàtera", ampio e basso vaso sacrificale, o il "khantàros" etrusco, elegante coppa di bucchero o altro materiale, dotata di un piede a due manici, o ancora il "cyatus", destinato ai brindisi.

L'industria enologica era praticata anche separatamente dall'azienda agraria, come dimostrato da varie notizie di vendita all'asta di uve pendenti. Nel territorio dei "municipia di Arretium" e di "Cortona" sono state trovate vasche per la pigiatura dell'uva, in muratura e monòliti, di notevole capacità e quindi destinate a un impiego industriale.

Nei Paesi del Mediterraneo, tra la fine della Repubblica e l'inizio dell'Impero, erano prodotti numerosi vini come risulta dalla "Geographica" di Stradone. Dall'Italia poi il vino si diffuse nelle province che venivano via via conquistate e annesse all'Impero Romano. Allora si bevevano Falerno e Massico, vini campani, il Cecubo del Lazio, il Mamertino siciliano, il Rethico veneto, ma anche il vino d'Alba, di Taranto, d'Ancona e di Sezze. Anche in Gallia, specie in quella zona oggi chiamata Côte du Rhône, si produceva un buon vino, così come in Spagna, a Valencia e Terragona. A partire dal II secolo d.C. vennero costituiti i vigneti della Còte d'Or, destinati a divenire col tempo i grandi vini di Borgogna.

Il vino era utilizzato anche in molteplici ricette della cucina romana. Esistevano inoltre vini particolari, variamenteArte romana, pannello di vetro blu con cammeo a pasta bianca del I secolo d. C., part. profumati e aromatizzati, ottenuti con l'infusione di varie specie di piante e con l’aggiunta di particolari sostanze, a taluni dei quali erano attribuiti specifici effetti, quali indurre l'aborto, oppure rendere feconde le donne, determinare impotenza negli uomini, ecc. Esisteva anche un "vinum murratum", che veniva dato ai condannati a morte per annebbiare la loro coscienza prima dell'esecuzione.

Il vino comunque si beveva sempre allungato con acqua, in quanto aveva la consistenza di uno sciroppo. A tale scopo esisteva la figura del "Magister Simposii" (o "Arbiter Bibendi") che decidevano la quantità d'acqua da aggiungere al vino prima di mescerlo. Bere il vino puro ("merum") era considerato, come già presso i Greci, un atto barbarico: si racconta che l'imperatore Tiberio avesse questo “vizietto”, infatti veniva soprannominato dai suoi legionari Biberius Caldius Merum (bevitore di caldo merum), invece di Tiberius Claudius Nero. Solo alla fine dell'epoca imperiale, cambiando anche la consistenza del vino, si cominciò a berlo puro.

 

 

                       

                                            8.        10.

 

                     

 

 

 

 

 

 

 

Statistiche web e counter web