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I
GRECI - PARTE I: NASCE L'ARTE DEL VINO
La
penisola
ellenica, madre della civiltà occidentale moderna, ha avuto il merito di
diffondere la cultura del vino, la cosiddetta "bevanda di Dioniso”, nel
resto dell'Europa.
Nel
mondo greco il saper produrre vino di qualità era segno di cultura e civiltà:
"chi usa vino è civile, chi non ne usa è un barbaro", dicevano i
greci. I cosiddetti "barbari", infatti, usavano prevalentemente la
birra (le cui origini non sono meno antiche).
In
antichità i vini greci, in particolare quelli dolci, erano famosi ovunque,
soprattutto nell'antica Roma, e gli antichi colonizzatori greci introdussero la
vite e il culto del vino nelle terre in cui si stabilirono. Questa bevanda ha
ricoperto un ruolo fondamentale sin dai primi periodi della formazione e dello
sviluppo della civiltà ellenica, e fu proprio nell'antica Grecia che il vino
assunse un ruolo importante, per poi diffondersi in tutto il bacino del
Mediterraneo. Pare
infatti assodato che siano stati i Greci, un millennio prima di Cristo, a
introdurre la vite in Nord Africa, Andalusia, Provenza, Italia meridionale e
Sicilia. Non a caso nel V secolo a.C. Sofocle proclamò l'Italia il paese
“prediletto da Bacco”, mentre altri scrittori diedero il nome di "Enotria"
("paese dei pali da vite") alle terre abitate dalle antiche
popolazioni illiriche stabilitesi sulle coste di Calabria, Lucania e sud della
Campania. Esse infatti disponevano le viti, tenute basse, a tre a tre, legate in
piccole piramidi.
I
Greci svilupparono da subito efficaci tecniche di viticoltura, favorendo la
coltivazione della vite e la produzione di vino, fino a farli divenire parte
integrante delle culture e dei riti dei popoli mediterranei. Però con molta
probabilità il vino che si beveva nell'antica Grecia non era solamente quello
prodotto nel paese; alcuni reperti archeologici, in particolare antichi vasi
ritrovati a Micene non appartenenti all'arte e all'artigianato greco,
suggeriscono che già a quei tempi si importava vino prodotto in altre zone.
Durante il periodo classico la vite era ampiamente diffusa in tutto il paese e i
Greci introdussero le loro specie di uve anche nei paesi colonizzati, in
particolare l’Italia, dove sono ancora coltivate diverse specie che si ritiene
abbiano una diretta derivazione greca.
Anche
il commercio del vino rappresentava un aspetto importante per la Grecia. Reperti
archeologici scoperti nei vari paesi del Mediterraneo, ma anche in Medio
Oriente, testimoniano che il vino costituiva un prodotto molto importante per
l'economia greca ed era una preziosa merce di scambio.
I
Greci contribuirono enormemente alla viticoltura e all'enologia: già
nell'antica Grecia si trovano in molti testi riferimenti precisi sulle pratiche
di coltivazione dell'uva e sulle tecniche enologiche. Anche le decorazioni del
ricco patrimonio di vasi e coppe di epoca antica testimoniano, con le loro
illustrazioni, varie scene della vendemmia e dei metodi adottati nella
produzione del vino. La frequenza delle citazioni letterarie e delle
illustrazioni artistiche è così elevata da far pensare al vino come a un
elemento quasi centrale nella vita e nella cultura degli uomini di quei tempi. Alcuni
miti
sull’origine della vite e della bevanda che da essa deriva, attribuivano loro
caratteristiche
dannose e benefiche al tempo stesso. Per questo motivo, quasi tutte le città
stabilirono precise leggi volte a regolamentarne l’uso.
Il
vino puro era detto "¥kratoj" (non mescolato) e possedeva un carattere
decisamente negativo, quindi berlo veniva considerato barbaro.
Tra l'altro, il vino
era elemento essenziale in uno dei più importanti eventi sociali dell'antica
Grecia, il simposio (letteralmente “bere insieme”), che si svolgeva in una
sala, solitamente di dimensioni ridotte, in cui erano generalmente ospitati dai
sette agli undici partecipanti, sdraiati su dei sofà, ai quali veniva servito
il vino. Tali cerimonie si diffusero
anche
in Italia e
la loro popolarità rimase intatta praticamente fino alla fine dell'era antica.
Il vino (che, come già si diceva, non
veniva consumato puro, bensì mescolato ad acqua) era contenuto nel "cratere",
cioè il vaso comune, l'oggetto in cui avveniva
materialmente la diluizione con l'acqua, posto al centro della sala.
Il delicato compito della diluizione spettava al "simposiarca", il maestro
di cerimonia, che aveva anche il compito di regolare lo svolgimento del rito,
stabilendo il momento in cui si doveva bere il vino e in che quantità. Il
simposio era un evento della vita sociale greca in cui persone della stessa
estrazione si riunivano in un momento di vita consociata allo scopo di
scambiarsi idee e opinioni riguardo a vari argomenti, e un luogo di riflessione
dove si cercava di comprendere meglio le pratiche sociali greche, dove si
sviluppava la memoria collettiva, poetica e visiva, accompagnando le discussioni
con cibo e vino. In quanto
rivelatore di verità, il vino veniva anche concepito come strumento pedagogico:
secondo Platone, si trattava di una sorta di esperimento che permetteva di
conoscere veramente gli altri, rendendo così possibile il miglioramento della
loro natura. Il proverbio "in vino veritas" è stato attribuito
al poeta greco Alceo, e si riferiva proprio all'azione del vino quale forza
liberatrice da ogni falso ritegno a dire la nuda verità, senza infingimento
alcuno.
Il
vino prodotto nell'antica Grecia era piuttosto diverso dal vino che siamo soliti
apprezzare ai giorni nostri. Normalmente i vini greci erano diversificati per il
loro colore, proprio come avviene ancora oggi, e si classificavano come bianchi,
neri o rossi, e mogano. Pare che i Greci ponessero particolare attenzione agli
aromi del vino, che spesso definivano come “floreali”, tuttavia nella
letteratura dell'epoca si descrivono alcuni vini in modo più dettagliato,
facendo un riferimento esplicito a particolari fiori, come la violetta e la
rosa. Il gusto del vino, o meglio il gusto che si preferiva nel vino a quei
tempi, era dolce, anche molto, e non a caso l'abitudine di produrre la bevanda
facendo uso di uva appassita era assai frequente. I vini passiti erano
ampiamente apprezzati nell'antica Grecia e spesso la dolcezza veniva concentrata
mediante l'ebollizione che ne riduceva la quantità d'acqua. Tuttavia a quei
tempi non esistevano solo i vini dolci. Si hanno notizie di vini prodotti con
uve acerbe e con un'acidità così pronunciata che facevano addirittura
lacrimare gli occhi, così come vini secchi, sia bianchi che rossi, a conferma
che l'enologia dell'antica Grecia era piuttosto varia. Il problema principale
dei vini di quell'epoca era la loro poca capacità di conservazione a causa dei
contenitori utilizzati e, soprattutto, alla scarsa tenuta all'aria. I vini si
ossidavano piuttosto rapidamente e i Greci furono costretti ad adottare misure
che garantissero una maggiore conservabilità del vino. L'aggiunta della resina
di pino nel vino in fermentazione rappresentava uno di questi rimedi, che
troviamo ancora oggi in uno dei prodotti più celebri in Grecia, il "Retsina",
in quanto si riteneva che questo componente possedesse delle qualità
conservanti.
(Continua...)
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