|

Una
delle sei giare che contenevano vino resinato,
ritrovate nella “cucina” di una residenza Neolitica a Hajji Firuz Tepe
(Iran). Chiazze di residui rossastri coprivano la parete interna di questo
contenitore (altezza 23,50 cm.).
LE
ORIGINI - PARTE II: PERIODO NEOLITICO
Fu
però soltanto a partire dal periodo Neolitico (8000-4500 a.C.) che per la prima
volta nella storia dell’umanità si crearono le condizioni necessarie alla
produzione del vino. Il primo elemento da considerare è il fatto che proprio
allora le comunità del Medio Oriente e dell’Egitto si trasformarono da nomadi
in stanziali, e gli insediamenti vennero così facilitati sia dalla coltivazione
delle piante che dall’allevamento degli animali. Con la sicurezza
dell’approvvigionamento del cibo, sconosciuta ai gruppi nomadi, e con una
stabile base operativa, si affaccia nella storia dell’uomo il primo concetto
di “cucina” neolitica. Con l’aiuto di una serie di tecniche e procedimenti
(fermentazione, ammollo, cottura, condimento, ecc.) i popoli Neolitici furono i
primi a produrre pani, birre e un assortimento di piatti a base di carni e
cereali, che ancora oggi ritroviamo sulle nostre tavole.
L’arte
della preparazione dei cibi, così come nella conservazione e presentazione
delle pietanze, avanzò di pari passo con la nuova cucina. Di particolare
importanza fu la comparsa del vasellame, intorno al 6000 a.C. La natura plastica
dell’argilla la rese materiale ideale per la creazione di tini e giare per la
produzione e la conservazione del vino. Dopo aver cotto l’argilla ad alte
temperature, il materiale che ne risulta è essenzialmente indistruttibile e la
sua natura porosa favorisce l’assorbimento delle sostanze organiche. Infatti i
primi vini venivano pigiati insieme a bacche di rovo, lampone e sambuco proprio
in fosse scavate nella terra e rivestite di argilla per renderle impermeabili.
Importantissima
per capire le tecniche adottate nella produzione del vino in Età Neolitica è
stata l’analisi dei residui presenti all’interno di una giara ritrovata nel
1968 dall’archeologa Mary M. Voigt, durante gli scavi a Hajji Firuz Tepe,
sulle montagne di Zagros in Iran. La giara (con una capacità di 9 litri) fu
ritrovata con altri 5 esemplari interrata nel pavimento lungo uno dei muri
perimetrali della “cucina”, all’interno di una residenza Neolitica
costruita con mattoni di argilla, risalente circa al 5400-5000 a.C. La vasta
abitazione poteva accomodare un’ampia famiglia, e la dimostrazione che quel
vano fosse adibito a cucina è stato il ritrovamento di vari pezzi di vasellame,
probabilmente utilizzati per preparare e cucinare i cibi, e di un focolare.
|