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SAGRA DELLE REGNE IL
L'8 LUGLIO 2007
MINTURNO (LT)

La Sagra delle
Regne è una tradizione antichissima che ha mutuato le sue
origini da antichi riti pagani che si svolgevano non soltanto
nella civiltà romana, ma presso tutti i popoli agricoli, i quali
offrivano alle Divinità le primizie naturali della terra.
Nell’antica Roma diverse erano le feste agrarie: le Forticida
(15 aprile) in onore di Tellure; le Cerealia (19 aprile) in
onore di Cerere; le Parilia (21 aprile) in onore di Pale; le
Floralia (28 aprile) in onore di Flora; le Consualia (21 agosto)
in onore di Conso; le Opiconsivia (25 agosto) in onore di Opi. A
tutte queste divinità venivano offerte le primizie vegetali,
animali e molto spesso anche umane. A Silva Maricae, ninfa della
vegetazione e dei boschi di Minturnae, venivano donate le
primizie vegetali e quelle dei campi coltivati.
La prima traccia della Sagra delle Regne risale al 1801. La
festa s’interruppe nel 1942, durante il secondo conflitto
mondiale, e fu ripristinata nel 1954 da alcuni volenterosi della
Pro-Minturno.
La "Sagra" oggi
Nell’attuale Festa delle Regne troviamo tracce del rito antico,
anche se per opera del Cristianesimo queste sagre hanno assunto
significato diverso, forme più vivaci, più ricche e moderne.
Il termine Regne proviene dal latino “Gremia” (fasci di spighe,
covoni di grano, mazzetti di sarmenti).
Nell’antica Roma si aveva il “Florifertum”“ (l’offerta di spighe
in fiore fatta nel sacrario, nella reggia e nelle abitazioni,
cioè nel larario. Le Regne, dunque, suggeriscono l’idea di sacri
covoni di grano offerti alle divinità.
Oggi le Regne si offrono alla Madonna delle Grazie, per
riconoscere, innanzi tutto, Dio come autore di un’annata
abbondante e, in secondo luogo, per ringraziarLo dei Suoi doni
attraverso il patrocinio della Madonna.
L'incendio del Castello
A notte inoltrata l’incendio del castello baronale darà un senso
di liberazione a questa vecchia acropoli svincolandola dal
pesante fardello della sua storia millenaria; ma la storia è
scritta nelle pietre del castello, nei basoli di corso Rotelli,
di piazza Mercato e dei vicoli.
La storia è nelle mura delle chiese, è nell’antica Minturnae, e
quando dico storia intendo fede, tradizione, folklore, dialetto,
poesia, arte, teatro, leggende popolari, delirio di folla per
una città che nella storia ha la sua vita; che nel folklore
ritrova i genuini valori di una civiltà troppo consumista ed
arrivista, che ha dimenticato la fede, il semplice e il puro.
Dopo l’incendio del castello, la folla, felice e paga, si
riversa lentamente verso la piana dove sulla riva, che ha visto
nel 1552 approdare il feroce corsaro Dragut, il tempo ha fatto
nascere stabilimenti balneari, modernamente attrezzati. E mentre
nell’aria si perderanno, come per magia, le ultime note dei
canti e degli stornelli villerecci eseguiti dai gruppi
folklorici, il popolo si ripromette di ritornare sull’ameno
colle il prossimo anno.
(Fonte
http://www.comune.minturno.lt.it )

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