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Nell’anno 1499 avvenne la
consegna delle chiavi della città a Lucrezia Borgia, titolare
del Ducato di Nepi. Questo evento rappresenta tradizionalmente
per Nepi la fine del Medio Evo ed il passaggio verso l’Era
Moderna. Allo scoccare del mezzo millennio, Nepi ha voluto
ricordare l’avvenimento con una festa popolare che, ricercando
collegamenti con le proprie radici storiche, mira a far
conoscere e tramandare le tradizioni medievali e rinascimentali
nepesine. E’ una vera e propria rappresentazione che coinvolge
tutto il paese: Lucrezia Borgia con il Duca di Bisceglie, i
Priori, le Dame e i Popolani, gli Arcieri e i Cavalieri, gli
sbandieratori e i tamburini riempiono le vie del paese per tutta
la durata dei festeggiamenti.
In uno scenario suggestivo,
illuminato da fiaccole e candele, gli arcieri ed i cavalieri
prestano giuramento di fedeltà e i priori fanno l’offerta
propiziatoria al sacerdote.
Si rappresenta la
connessione tra elementi laici e religiosi che caratterizza
Per le vie della città,
adornate con bandiere e stendardi, tra rulli di tamburi e
squilli di trombe, si snoda il suggestivo Corteo Storico. I
Priori delle quattro Contrade, accompagnati dai notabili e dalle
dame, accolgono Lucrezia Borgia che arriva a Nepi con la sua
corte. Il Governatore dona le chiavi della Città a colei che una
storiografia tradizionale ci ha tramandato spesso circondata da
un alone misterioso, ma che fu amata da artisti e poeti per la
sua bellezza e il suo spirito vivace e rispettata dai sudditi
per le sue doti di amministratrice e diplomatica.la società
medievale.
Alla presenza dei Priori e
dei Nobili delle quattro contrade, si sfidano tra loro, in un
susseguirsi di dodici corse, otto giovani cavalieri che
gareggiano per la propria contrada.
La gara si svolge su una
doppia pista ellittica in terra battuta e consiste
nell’infilare con una lancia il bersaglio del Saracino.
L’entusiasmo dei cavalieri
rievoca lo slancio e il coraggio dei Nepesini che nel 915
affrontarono i Saraceni per difendere la propria libertà.
Quattro squadre di arcieri,
abbinate alle contrade di Nepi, si sfidano in una gara intensa
ed emozionante che rievoca negli spettatori il fascino antico di
una delle prime armi usate dall’uomo.
Gli arcieri, tutti in
costume e con archi storici, si confrontano tra loro in fasi
successive per la vittoria della propria contrada, tirando su
sagome di antichi guerrieri dipinte da artisti nepesini.
All’interno della festa sono
stati ricavati degli spazi dedicati a momenti puramente ludici,
che non prevedono punteggio valido per l’assegnazione
dell’ambito Palio. Nonostante questo, la competizione è
altrettanto serrata, mentre gli appartenenti alle quattro
Contrade si sfidano tra loro nei divertenti giochi popolari.
Tra i giochi popolari, la
sfida più attesa è la “corsa degli arieti”, in cui le squadre
delle quattro Contrade spingono con foga un enorme tronco a mo’
di ariete decorato con i colori della contrada, lungo un
percorso prestabilito, tra ali di folla che incita calorosamente
e applaude i vincitori.
Squadre di robusti
giovanotti si sfidano in un faticoso “tiro alla fune”; graziose
signore di tutte le età sono impegnate nella “corsa dei curoji”,
gruppi di allegri ragazzi gareggiano nel cercare caramelle e
dolciumi nelle buste appese della “cartaccia”.
Quasi come un monito, ma
simpatico e divertente, il momento della sommossa del popolo
affamato e sfruttato, che assalta disperato le porte del
castello del signorotto di turno, alla ricerca di una rivincita.
Uomini e donne armati degli arnesi più disparati, si lanciano
insieme contro il simbolo di una casta chiusa nei propri
privilegi. Fortunatamente qui il risultato finale è sempre e
comunque una bella dose di divertimento per tutti.
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