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IBN GABIROL

 Shelomoh ben Jehudah ibn Gabirol di Cordova (ca. 1021-1058), è considerato uno dei maggiori esponenti della     poesia giudaico-andalusa della Spagna medievale. La sua produzione letteraria comprende inni religiosi, meditazioni e preghiere, ma anche poesia secolare incentrata sui temi riguardanti il vino, l’amicizia, la vita, l’amore e la solitudine.

La poesia che segue è una protesta verso il commerciante che ha annacquato il vino. I versi di ibn Gabirol si basano sul sistema della "gematria", la quale converte le parole ebraiche nel loro equivalente numerico. Secondo tale sistema il vino (yayin) equivale al numero “settanta”, mentre l’acqua (mayim) al numero “novanta”.

 

 

Quando ho finito il vino,

dai miei occhi sono usciti fiumi d’acqua

Erano settanta eroi,

annullati da novanta ufficiali,

ho smesso di cantare, poiché la bocca degli ufficiali

era piena d’acqua.

Pane da mangiare – quale delizia!

ma come può il cibo avere un buon sapore

quando il bicchiere è pieno d’acqua.

Il figlio di Amram (Mosè) ha prosciugato il Mar Rosso,

e ha trasformato il Nilo egiziano in una palude.

Chi fu quest’uomo, Mosè, che estrasse acqua

(dalle rocce).

Io sono amico delle rane,

amo l’acqua,

nessuno conosce meglio di me

il canto delle acque.

Egli sarà un santo eremita prima della morte,

come i discendenti di Ythro,

lui e la sua casa si trasformeranno

in una cascata d’acqua.

 

                                                                                                                                                            

                       

 

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