Stanza prima -- Sonno della vite
Inverno, presso le radici. Urto
dolce di nascita contro la terra
Non sono fatto per il buio, brancolo
acquerugiola neonata, cieca
previsione di succo
Per vie sottili, anfratti, polle minime
mi cercano labbra di radice
mi aspirano verso la luce
Nevica, di sopra. Lo sento
dal seccume improvviso, dal silenzio
Lassų davvero nessuno pių si parla?
nessuno pių racconta?
Stanza seconda -- Tepore di primavera
Mi bevono mille bocche celebrando
la nascita del fiume verticale
Inorgoglisco di linfa vitale
e parto alla conquista del sole
su briglie cellulari
a sommergermi di luce
Leggo la trama del viaggio sulle foglie
come sulle mani la zingara
la linea della vita, io la vite
assecondo, mia tortuosa madre
adagiata fra terra e cielo
Stanza terza -- Estate glucosata
Rosata estate turbina negli acini
sazi di miele microcontinenti - č piccolo
il mondo della mia completezza -
da quello enorme, fuori
a dispetto del sole
oscure voci giungono, parole concitate
pulsazioni, boati
Con amore invece io mi addenso
liquor appassionato dilago
in delirio effusione
Stanza quarta -- Canto di vendemmia
Mi vendo a chi mi coglie
a chi raccoglie questa esplosione
Forte mi preme settembre
e su di me s'incurvano
lignee costellazioni, vortici notturni
una tempesta che gorgoglia e ride
Imparo a sdrammatizzare
in preda a febbre alcolica fermento
Stanza quinta -- Della limpidezza
Ondeggio nella coppa in canto limpido
vibra la banda energetica
del rosso paradossale che diffonde
quiete sull'angoscia
Intorno parole libere, inermi
- la guerra non č qui -
qui solamente
"il dolce rumore della vita"
Ride questo sangue, antidoto
al sangue versato controsenso
Sempre io proteggo il giusto verso:
dal bicchiere verso
le vene, mai dalle vene verso
la terra, insulsamente