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FORTUNATO DEPERO (Fondo, 1892 -
1960)
QUATTRO BOCCHE ASSETATE,
da
"Liriche radiofoniche", 1934
La prima bocca dice:
io voglio del vino asciutto.. rosso chiaro… con trasparenza di rubino.
Accostando il bicchiere alle labbra, un tepore profumato mi deve leggermente
inebriare. Al palato deve apparire quieto, scorrevole e dissetante. Nella gola
deve scivolare come una cascatella cristallina di pace raccolta e di poesia
silenziosa. Attraverso i suoi riflessi devo vedere la linea flessuosa del suo
profilo sottile di vespa chiaro, sanguinello di fragola filtrata con vene
azzurrine di aria purissima prealpina.
Vino preparatorio… adolescente… primaverile che mi dia un senso di bagno
interiore, di sana strigliatura ai muscoli e di leggero calore ottimista!
La seconda bocca dice:
io desidero vino spesso, rotondo, carnoso, nutritivo e pieno. Un vino che mi
dice tutto. Niente dolce, sodo, maturo e virile. Quadrato di corpo, quasi fosco
nel cipiglio, profondo nello sguardo.
Quando scrive nella tovaglia deve essere nero e fortemente affermativo. La sua
macchia versata, ben contornata senza sbavature acquose, nella gola deve
scendere come un cibo, come una fetta di carne liquida.
Il suo profumo di corto raggio, poco
espansivo ma saturo e intenso: un vino del sud dal viso abbronzato, dal nervo
solare, dal pugno sicuro, dal grado alto, dalla voce appassionata.
La terza bocca dice:
io lo desidero colore dell’oro, pastoso al palato. Zuccherino alla gola. Vino
che canti i vigneti solatii dei colli appenninici dei colli romani e dei golfi
estivi… bianco per modo di dire.
Il suo vero colore tra l’oro e il rame con liste d’ottone, con pupille d’oro
vecchio e sguardi d’oro.
Nuovo sulla lingua, si deve distendere come l’olio e nella gola deve scendere
come il velluto.
Allo sguardo deve apparire come il sole in bottiglia, aroma di pesca matura,
forza d’un liquore fluidità di una chioma tizianesca. Il bocca deve riempire
caldamente con ingenuità infiammante.
Appena bevuto deve trasformare il sangue in oro solare, le vene irradiare luce
fosforescente,
dando un senso di beatitudine.
La quarta bocca dice:
io ho tutt’altri gusti. Sono metropolitano e notturno. Desidero vino: né solido,
né scuro, né leggero, né dorato; né dolce, né passito; né tizianesco, né rubino.
Ma un vino spumante in decolté, d’argento, saltante.
Che appena sturato inizi il suo canto squillante con un colpo di pistola. Con
uno scoppio verticale secco diretto al soffitto.
Superbo come il fischio di una vaporiera, con in testa un alto ciuffo di schiuma
da parata.
Un vino corazziere.
Un vino che appena giunge in bocca ricorda i cedri, i limoni, gli aranci e le
schiume marine, frammisti a bei denti bianchi e a spumeggianti risate di gioia
notturna.
Trasparenze di scollatura, riflessi di alabastro, mani di cera inanellate;
Parigi, Sanremo, Montecarlo, roulette, occhi di lampadine, dollari e girandole
di fuochi d’artificio.
Brindisi - decorazioni - vittorie - battesimi - cerimonie - fanfare - bottiglie
- prese per il collo e uccise contro il muso tagliente delle prue - musica a
bordo - fischi di sirene e jazz nei cabaret.
Gioia sturata e fontana iridescente di felicità…
Garçon, champagne!
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