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VINO:
RICERCA; OMOLOGAZIONE IN VISTA PER 7 CLONI DI CESANESE
Il cesanese, uno dei più promettenti vitigni autoctoni del
Lazio, avrà finalmente una carta di identità con bollini di
certificazione che consentiranno ai viticoltori acquisti sicuri.
"Dalla prossima stagione vitivinicola - annuncia all'Ansa il
ricercatore dell'Istituto sperimentale per l'enologia, sezione
di Velletri, Aldo Garofolo, responsabile del progetto - i
produttori avranno a disposizione vitigni sani e certificati di
sette biotipi caratterizzati di cesanese d'Affile. Non ci sono
dubbi, infatti, su una prossima e felice conclusione dell'iter
di omologazione delle varietà laziali, avviato nel dicembre 2005
al ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali".
L'imminente brevetto per i cloni delle sette varietà di
Cesanese "è la strada di supporto alla viticoltura
tradizionale più concreta - a giudizio del ricercatore - degli
ultimi 20 anni. E dal punto di vista organolettico, 6 dei 7
cloni del Lazio sono di gran livello, capaci si nobilitare gli
aromi varietali caratteristici del rinomato autoctono laziale, e
questo premia la nostra pazienza ma soprattutto la potenza
espressiva del cesanese".
La sperimentazione nei vigneti delle aziende 'Terre del
cesanese' e Emme-Berucci è stata avviata nel 1993 con la
preselezioni di 21 cloni nella zona di produzione del Cesanese
del Piglio a denominazione di origine controllata. "Le microvinificazioni prodotte nei nostri filari - osserva il
produttore Pierluca Proietti - danno piena soddisfazione e nuove
prospettive ai viticoltori pigliesi che, a breve, potranno
usufruire di marze con il valore aggiunto di una corretta
descrizione della pianta, del clone e dei vini stessi".
L'omologazione dei cloni di
cesanese doc è il primo risultato di un progetto più vasto,
avviato con la Regione Lazio-Arsial (Agenzia Regionale per lo
Sviluppo e l'Innovazione dell'Agricoltura del Lazio) per il
recupero di numerosi biotipi locali attraverso una sorta di
mappatura genetica di circa 15 antiche varietà autoctone, come
la rosciola di Subiaco o campolongo e il lecinano a rischio di
scomparsa. "Puntiamo aggiunge Garofolo - alla propagazione di
tutti i cloni delle piantine messe a dimora nel vivaio di
frutticoltura ad Anagni nell'ottica di salvaguardare il
principio di una sicura attribuzione delle varietà alle
varietà. Vogliamo così a porre fine a quella confusione
registrata in alcune vigne dove circa la metà dei vitigni non
era riconducibile a classificazioni scientifiche. E grazie alla
tecnica della micropropagazione su materiale legnoso e al know-how dei vivaisti del Lazio sono certo che - ha assicurato
Garofolo - entro due anni verranno prodotte tutte le varietà
certificate che necessitano alla domanda di mercato".
Il progetto di ricerca è
stato avviato dall'Arsial nell'ambito del progetto Pral
(Programma di ricerca agricola del Lazio) con un finanziamento
di 500 mila euro della Regione Lazio, ha come capofila il Cepra
(Centro Promozione Ricerca in Agricoltura del Consorzio
Universitario di Velletri) in collaborazione con l'Istituto
sperimentale per l'enologia - sezione di Velletri,
l'associazione dei moltiplicatori viticoli del Lazio Assovitis,
l'Istituto per la viticoltura di Conegliano, l'istituto
sperimentale per la patologia vegetale di Roma, il coordinamento
nazionale dei vivaisti, l'istituto di ortofrutticoltura di
Ciampino e l'istituto di produzione vegetale dell'Università
della Tuscia.
"Un passo importante -
commenta il commissario straordinario di Arsial, Massimo
Pallottini, che permette alle nostre aziende di utilizzare sette
nuovi cloni del vitigno autoctono Cesanese di Affile per
produrre vini di qualità altamente tipicizzati. Una condizione
indispensabile per proporsi sul mercato con prodotti unici,
strettamente legati al territorio d'origine, sempre più
richiesti e apprezzati dai consumatori. Il progetto - conclude
Pallottini - non si esaurisce qui, ma prevede, entro un anno,
l'iscrizione al Registro Nazionale delle uve da vino di altri 20
cloni di varietà autoctone regionali."
(fonte Ansa) |