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APPASSIMENTO UVE IN CELLA SALVA
PASSITI DA RISCHI METEO
E' corsa
ai ripari per le uve da appassire per produrre vini dolci e
passiti dopo le polemiche legate alla tradizionale tecnica di
appassimento a cielo aperto: i produttori esposti a notevoli
perdite economiche per i grappoli marciti, i consumatori
preoccupati per la possibile presenza nelle muffe di ocratossine.
Per i viticoltori che non optano per le maturazioni 'protette',
le cui sperimentazioni sono in corso a Pantelleria e Lipari,
arrivano nuove tecnologie - tutte Made in Italy - per
l'appassimento controllato.
''E' notevole il fermento e l'interesse - afferma il ricercatore
dell'universita' della Tuscia Fabio Mencarelli - per questi
nuovi impianti che, consentendo di controllare temperatura,
umidita' e ventilazione, permettono di fare passiti buoni da
vitigni autoctoni, senza rischi di marciume acido, e con una
carica aromatica che ne rispecchia la tipicita'. Si tratta di
celle di conservazione che permettono il monitoraggio
dell'appassimento di uve e lavorano a basse temperature,
sostenendo i produttori di questa tipologia di vino che
presuppone la massima cura per la maturazione delle bacche''.
Verra' presentata venerdi' a Torino, al convegno nazionale sui
vitigni autoctoni minori a Villa Gualino, la ricerca
universitaria per il progetto triennale 'Move on', di cui
Mencarelli e' il referente scientifico. Uno studio avviato lo
scorso anno con un finanziamento del ministero delle Politiche
agricole per la valorizzazione e la produzione dei vini dolci di
tutta Italia. ''Ma le prime sperimentazioni delle celle di
conservazione - precisa il ricercatore - sono state avviate
presso privati, importanti aziende vitivinicole come Frescobaldi
in Toscana, Firriato in Sicilia e Podere Castorani in Abruzzo''.
Per un impianto di 15 quintali l'investimento per l'azienda
viticola parte dai 20mila euro ma la tecnologia si adatta a
produzioni fino a 2.000 quintali con un costo di circa 150mila
euro.
''Le nuove tecnologie aprono grandi prospettive i vini dolci da
vitigni autoctoni - continua Mencarelli - produzioni con
quantita' molto ridotte e forte bisogno di cure e dell'occhio
vigile del produttore. Grazie ad un progetto (Vinaco) finanziato
dalla Regione Lazio, unico caso sul territorio nazionale, l'universita'
della Tuscia ha brevettato una tecnica per fare vini muffati con
la botrizzazione controllata. La novita' e' sempre frutto
dell'utilizzo di celle Marvin che permettono una sorta di
inseminazione del fungo che puo' essere fermata nei tempi scelti
dall'enologo. La Bt tecnologie di Todi ci ha fornito le spore
necessarie e stiamo raccogliendo ora i primi risultati sul
Trebbiano, la Malvasia puntinata del Lazio e il Grechetto. In
primavera, grazie alla disponibilita' delle aziende Ceracchi di
Velletri, Trappolini di Castiglione in Teverina e Leonardi di
Montefiascone - contiamo di produrre i primi chardonnay e
autoctoni in purezza del Lazio che saranno presentati, con la
Regione Lazio, al Vinitaly 2007''
Dicembre
2006
(fonte
Ansa) |