L'amore ed il
rispetto per il patrimonio storico-culturale si esprimono a
Micigliano anche attraverso il locale Museo Civico delle
Tradizioni Popolari.Ospitato in un edificio prospiciente la sede
del Comune, il Museo raccoglie le testimonianze della civiltà
agricola e pastorale tipica dell'area gravitante sull'Alta Valle
del Velino articolate in un percorso espositivo che passa
gradualmente dall'ambiente esterno (campi, boschi, monti) a
quello urbano, per concludersi, attraverso la cantina, nel cuore
della casa. Vengono cosi' documentate le attività economiche
basilari, quali il lavoro dell'agricoltore, del pastore, del
boscaiolo, del fabbro e del falegname, con l'esposizione di
oggetti capaci di suggestioni profonde evocatrici di un mondo da
non dimenticare.Da sottolineare nel settore riservato
all'agricoltura l'esposizione di aratri, da quelli piu' antichi
di legno a quelli piu' recenti in ferro, e di tregge (loc.
traglie), speciali slitte trainate da buoi la cui forma è in
relazione al tipo di materiale trasportato (sassi, concime e
prodotti delle colture). La coltivazione delle castagne - da
sempre attività economica basilare per la comunità di Micigliano
- è documentata da rastrelli e ramazze utilizzati per la
pulitura del terreno, molle (loc. mordacchie) per l'estrazione
delle castagne dai ricci, cesti e panieri per la raccolta e
trasporto dei frutti, graticci (loc. rate per l'essiccazione
delle castagne al calore del camino.L'opera del falegname è
presente in ogni angolo del Museo con l'esposizione di arche e
casse di diverse dimensioni, arricchite da pregevoli motivi
decorativi incisi: nel tipo grande si conservano le granaglie,
in quello medio viene riposto il pane, in quello piccolo si
custodisce il corredo. Al lavoro del fabbro riportano tutta una
serie di strumenti, quali il mantice per la fucina, martelli,
tenaglie, lime, trapani, stampi per fabbricare chiodi, che
servivano per costruire gli attrezzi agricoli (zappe, vanghe,
falci, vomeri per aratri) o venivano impiegati nell'attività di
maniscalco svolta dallo stesso fabbro.La viticoltura, altra
importante attività produttiva del luogo, è documentata da
un particolare strumento impiegato nella pigiatura dell'uva: l'abberrocchio.
Questo è un rudimentale torchio formato da una grossa trave
fissata, per una estremità alla parete della cantina dove è
addossata la vasca di premitura; alla parte opposta della trave
è attaccata una grossa pietra che viene sollevata da un
mulinello e che, ricadendo, trascina in basso la trave la quale
a sua volta preme le vinacce contenute nella vasca tramite una
pila di tavole poste al di sopra.La tessitura e la filatura sono
ampiamente illustrate da un telaio completo di tutti i suoi
elementi (cassa, licci, pettini, subbi, navette e spole) e da
quelli strumenti come i fusi, le rocche, gli aspi e i filatoi
che permettevano il confezionamento sia della biancheria che
degli indumenti necessari a tutti i componenti della
famiglia.Completa il percorso espositivo la ricostruzione di un
angolo significativo della casa: la cucina con il focolare dove
la famiglia trascorre gran parte della giornata, specie nei mesi
invernali, impegnata nella produzione di oggetti di uso
personale, domestico e attrezzi da lavoro. Oltre agli oggetti di
uso domestico, in ogni cucina era appeso, sopra al camino, un
piano ad intreccio, la rata, dove venivano poste ad essiccare le
castagne.Nella sezione fotografica del museo, foto storiche che
riprendono scene di lavoro, ritratti di famiglia, feste
patronali, testimoniano i vari aspetti della vita economica e
sociale di Micigliano e nel contempo consentono di far rivivere
gli oggetti e le suppellettili esposti operando un processo
diricontestualizzazione.
Per saperne di più:
http://www.comune.micigliano.rieti.it.htm