VITERBO - LE CHIESE

 

 

CHIESA DELLA MADONNA DELLA QUERCIA

 

Un'ampia scalinata ci conduce in chiesa; a fianco si erge il campanile. L'insieme si presenta con una maestosità che lascia impressionati.  Alla grandiosità del complesso fa riscontro la semplicità delle linee architettoniche, fuse in una armonia che testimonia il periodo di costruzione, il primo Rinascimento, e l'impronta di un grande artista quale autore del progetto. Infatti tutto il Complesso Architettonico, Chiesa e Convento, è quasi certo che siano stati progettati da Giuliano da Sangallo (1470). Del progetto iniziale ci rimangono copie dei disegni eseguiti dal nipote Antonio da Sangallo il Giovane, uno realizzato a mano libera ed uno, il successivo sviluppo, fatto con riga e squadra, che sono conservati presso la Galleria degli Uffizi a Firenze. In linea di massima esso fu eseguito fedelmente e solo nel 1555 venne modificato da Nanni di Baccio Bigio, appartenente alla sangalliana", "setta cioè ai seguaci della dinastia dei Sangallo ( Giuliano, Antonio senior ed Antoniojunior) che ridusse il disegno del convento e principalmente del chiostro grande, che poi venne detto del Vignola, forse perché questo grande maestro aveva assunto la direzione dell'azienda che i Sangallo avevano messo in piedi dopo la morte di Antonio junior .In seguito, grazie all'apporto di numerosi grandi artisti, la chiesa si arricchì di tante opere d'arte che fanno di essa sicuramente la più bella espressione dell'arte rinascimentale nell'Alto Lazio.
 

LA FACCIATA

La facciata, in bugnato di peperino, ricorda lo stile classico, ingentilito però dalla grazia tutta toscana del tempo. Fu costruita, fino al timpano, da Bernardino di Giovanni da Viterbo e da Carlo di Mariotto e Domenico di Giacomo da Firenzuola, nel 1508 (esiste infatti sotto al frontone un'iscrizione che dice: MDVIII Ave Maria gratia plena Dominus tecum et benedicta tu in mulieribus). Il frontone, su consiglio dell'architetto Pietro Rosselli, collaboratore di Antonio da Sangallo il Giovane e di Michelangelo, fu realizzato dagli stessi mastri nel 1517 e fu posto in opera dai muratori Bernardino da Como e Lazzaro di Francesco di Arezzo. Nel timpano una quercia piega i suoi rami sopra due leoni, emblema di Viterbo, che, posando fieramente le zampe sopra l'arrne della città, sembrano vigilare a protezione di essa. L'insieme è reso vivace da 3 porte, due laterali ed una centrale, Quella a destra raffigura S. Tommaso d'Aquino, che tiene sulla mano destra una chiesa, della quale pilastri sono i suoi scritti, simboleggiati dal volume, che tiene nella sinistra. Il petto è irradiato da un sole, simbolo della grazia e della ispirazione di Dio. Ai lati due angeli si inchinano riverentemente. La lunetta a sinistra raffigura San Pietro martire, che ha conficcati, in testa, una zagaglia e, sulle spalle, un pugnale. Nella mano sinistra ha una palma simbolo dei martiri e stringe al petto un libro, simbolo della fede. Ai lati, in venerazione, due angeli. Al centro, larga più di due metri, è posta una delle opere più belle di Andrea.Rappresenta il trionfo della Madonna della Quercia. Nel mezzo sta la Vergine dietro la quale, a mo' di mantello, spuntano dei rami di quercia; tra le braccia sta Gesù che mentre benedice, tiene nella mano sinistra una rondinella. Ai lati della Vergine, San Domenico, e San Lorenzo, protettore di Viterbo. Due angeli sostengono la corona sopra la testa ai Maria. Tre porte di noce, intagliate, spiccano tra il grigio del peperino.Furono fatte nel 1507 da Ludovico Galluzzi e successivamente restaurate ed intagliate dal francese Mastro Torode (1620); su di esse sono stati scolpiti anche gli emblemi dei benefattori del convento e della chiesa. La seconda volta, nel 1620, le pose in opera Mastro Battista da Capranica.Tutt'intorno alle porte una cornice di pilastri e sguinci in peperino lavorato come trine di seta eseguita da Mastro Domenico di Giacomo da Firenzuola, Mastro Bernardino da Viterbo e da Carlo fiorentino (1504 -1508).Nella facciata si aprono tre rosoni, uno grande al centro e due piccoli lateralmente, per dare luce all'interno e spezzare la monotonia del bugnato. Sopra l'arco della porta centrale è l'arma di Giulio Il, fatta da Giampietro di Val Lunigiana nel 1507.In alto, sulla destra di chi guarda, un gioiello del ferro battuto:la " LOGGIA delle BENEDIZIONI" un balcone elegantissimo con le sue colonnette a spirale e gli archetti e i piccoli rosoni; è opera del mastro fabbro-ferraio Vincenzo da Viterbo che lo eseguì nel 1483.

IL CAMPANILE

Lo costruirono Mastro Ambrogio di Marco da Milano e Mastro Niccolò d'Antonio da Viterbo nel 1478 -1484.Una perfetta base quadrata sorregge tutta la massa, che simile ad una fortezza, sembra voler proteggere dall'assalto di ogni tipo di nemico la chiesa ed il convento. Intorno alla base sono scolpiti dei pannelli in rilievo in cui vengono ricordate bolle pontificie, che concedevano privilegi ed indulgenze alla chiesa. Gli stessi sono posti tra eleganti torcieri, che si contrappongono alla severa ed imponente costruzione.

L’INTERNO

L'interno è a tre navate. Misura in lunghezza 90 metri, in larghezza 24 metri ed il soffitto a cassettoni della navata centrale è alto da terra 19 metri. Negli anni 1973-1973, sono stati fatti dei restauri. che hanno interessato principalmente le navate laterali ed il coro, che erano stati deturpati dai restauri ottocenteschi. Si è cercato di riportare tutto il complesso all'originale disegno di Giuliano, salvo il presbiterio. Nella sua semplicità il disegno è incantevole e lo sguardo scivola su capitelli, sguinci, rilievi e si soddisfa. Una pace interiore sembra avvolgere il visitatore, che è portato a fermarsi e a meditare. L'interno ricorda molto quello della Basilica di S. Lorenzo e della Chiesa di S.Spirito a Firenze, opere del Brunelleschi, di cui Giuliano da Sangallo fu il più fedele prosecutore delle indicazioni architettoniche.

 

Per saperne di più: http://www.madonnadellaquercia.it                          

 

 

 

 

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