Il palazzo dov'è la sede
del Senato si chiama "Madama" perché divenne proprietà di Madama Margherita
d'Austria, figlia naturale di Carlo V, quando il duca Alessandro dei Medici,
di cui era moglie, fu ucciso dal pugnale di Lorenzino nel 1537. Benedetto
XIV lo acquistò per sessantamila scudi dalla Casa di Lorena e, dopo averlo
ampliato e sistemato, vi trasferì gli uffici del Governatore e della polizia
che prima erano a Palazzo Nardini, nella via che fu poi detta del Governo
Vecchio.
Andare a Palazzo Madama senza averne un giustificato motivo significava per
i romani fare la spia; lo attesta il Belli nel sonetto in cui si rimprovera
a un tipo sospetto: "Che c'è a Piazza Madama ch'è da maggio - c'ogni giorno
l'avete pe' costume - d'annacce a fa tra er lusco e er brusco un viaggio?"
Per questo, nel gergo delle vecchie lenze romane il poliziotto si chiamava
anche "la madama".
Pio IX ordinò che si trasferissero a Palazzo Madama il ministero delle
finanze e la posta; perciò dal 1850, dalla loggia centrale, si estraevano i
numeri del lotto che prima si tiravano a Montecitorio.
Sulla stessa loggia si bruciarono con molta pompa "i Boni dei sedicenti
governi provvisorio e repubblicano": la carta moneta emessa dalla repubblica
del 1849 fu distrutta in ripetuti roghi e sostituita da Buoni del Tesoro
papalini e da certificati di rendita al 5 per cento.
A queste cerimonie presiedeva Angelo Galli, capo dell'amministrazione
finanziaria, e da tutti giudicato un ladro. Quando nel 1853 Pio IX andò a
visitare il rinnovato Palazzo Madama (per il quale si erano spesi circa 300
mila scudi, mentre le finanze erano a secco), Pasquino insinuò che tutte le
camere erano state pulite ben bene e, specialmente, la Depositeria: e lo
stesso Galli aveva provveduto a ripulire le casse.
