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Commissionato dal giurista napoletano Melchiorre Baldassini
all'architetto Antonio da Sangallo il Giovane, assistente di
Bramante in Vaticano, Palazzo Baldassini fu costruito tra il
1515 ed il 1518. Dalla morte di Melchiorre Baldassini, avvenuta
nel 1525, diversi locatari e proprietari si succedettero nel
corso dei secoli, quando nel 1956 divenne sede ufficiale
dell'Istituto. L'aspetto attuale del Palazzo si deve, infatti,
ai restauri eseguiti a seguito dell'acquisto dell'edificio nel
1951 da parte di un gruppo di amici di Luigi Sturzo, che
identificarono in Palazzo Baldassini la sede più adatta a
raccogliere la sua biblioteca e i suoi scritti.L'edificio
progettato dal Sangallo realizza un modello che soddisfa le
esigenze di prestigio sociale e di decoro urbano espresse dall'élite
intellettuale attiva a Roma nel XVI secolo. Impostato su di un
lotto rettangolare con i lati minori sui fronti stradali, il
Palazzo, di tre piani, ha l'ingresso costituito da un androne
voltato a botte.La facciata dell'edificio prelude a quella di
Palazzo Farnese: priva di ordini architettonici, si configura
come una nitida parete fortemente inquadrata nel bugnato
angolare.Il cortile presenta tre lati chiusi, mentre il lato di
controfaccia si apre al primo piano in un'ariosa loggia. Un
fregio a triglifi e metope, con raffigurazioni di simboli legati
alla personalità del committente, corre sulla trabeazione dorica
del primo ordine di arcate.Per la decorazione degli interni,
Melchiorre Baldassini si avvalse di giovani artisti appena
giunti a Roma, che avrebbero costituito, in seguito, la scuola
di Raffaello: Giovanni da Udine, Perin del Vaga, Polidoro da
Caravaggio e Maturino da Firenze.
CONTESTO URBANO
Palazzo Baldassini si trova lungo
l'antico tracciato romano della Via Recta, che prese il
nome attuale di Via delle Coppelle dai fabbricanti
o mercanti di "coppelle", sorta di barilotti usati per contenere
il vino.Sotto l'imperatore Augusto, il ministro Agrippa
trasformò la via in una strada monumentale. Nerone l'arricchì
con terme.
La Via Recta di epoca imperiale successiva circoscriveva un'area
quadrata tra lo stadio di Domiziano (Piazza Navona) e il tempio
di Adriano.
Gli allineamenti attuali, di epoca medioevale, sostituirono la
regolarità del tracciato romano, utilizzando le rovine come
fondazioni.
Nella pianta del Bufalini del 1551, Palazzo Baldassini compare
nella zona indicata come ortacci, abitata per lo più da
artigiani e operai.
Sotto il pontificato di Leone X il nuovo asse viario, che
collegava Piazza del Popolo con Palazzo Medici (oggi Palazzo
Madama), fece aumentare il suo prestigio all'area che giunse
inalterata fino ai giorni nostri.
IL PROGETTO
Del progetto originario del
Sangallo per Palazzo Baldassini rimangono due disegni ed alcuni
schizzi conservati alla Galleria degli Uffizi di Firenze.L'esame
dei progetti evidenzia l'intento dell'architetto, che in quell'epoca
iniziava lo studio delle fonti classiche, di ricreare la casa
romana, la domus aristocratica descritta da Vitruvio.
In Palazzo Baldassini, infatti, come nella domus
classica, il cortile è il fulcro della casa: svuotato delle
motivazioni funzionali proprie dell'atrium, unica fonte
di luce e principale snodo distributivo della casa antica,
assume, nella rilettura del Sangallo, un valore più
rappresentativo e meno legato alla sua funzione.
AMBIENTI
Varcato l'ingresso di Palazzo Baldassini, l'androne marca
l'asse centrale in direzione sud-nord, che attraversa tutto
l'edificio e sul quale è imperniata la planimetria.
Il porticato si affaccia sul cortile interno e sullo scalone che
sale al piano nobile.
A sinistra del portico si apre il salone che conserva la
collezione di statue antiche del Baldassini e l'unico camino
rimasto nel Palazzo.
Un piccolo ambiente, originariamente aperto, è oggi utilizzato
come accesso di servizio al piano cantinato, in cui spicca
l'imponente blocco di granito grigio con capitello ionico; sulla
sinistra un sarcofago romano.
Uno dei primi ambienti affrescati fu quello nell'ala occidentale
del piano terreno, detto oggi Sala Giovanni da Udine, dal nome
dell'artista che progettò la decorazione ad affresco.
Al piano nobile si accede dall'atrio attraverso lo scalone o
attraverso la scala elicoidale di servizio che collegava i tre
piani dell'edificio.
Dallo scalone si giunge al loggiato del piano nobile che si
affaccia sull'atrio.
Ambiente di rappresentanza al piano nobile è la Sala del
Consiglio con gli affreschi di Polidoro da Caravaggio.
Sempre al piano nobile si accede al salone, detto Salone Perin
del Vaga, dal nome dell'autore degli affreschi che lo decorano.La
decorazione degli ambienti interni di Palazzo Baladassini fa
parte molto probabilmente di un programma unitario voluto dal
committente ed attende ancora un'interpretazione esaustiva.
Uno dei primi ambienti affrescati del Palazzo fu quello al
pianterreno nell'ala occidentale, dipinto tra il 1517 e il 1519
su disegno di Giovanni da Udine. La decorazione, ispirata al
criptoportico della Domus Aurea, scoperta nel 1480, era
del tutto in sintonia con il gusto antiquariale che trionfava a
Roma in quegli anni.
Nel soffitto, ai lati del riquadro centrale con lo stemma del
Baldassini, contornato da quattro granchi, è raffigurato un
bestiario costituito da animali esotici e fantastici.
Sulle pareti si dispiega una decorazione a grottesche con
candelabri, nastri, trofei, intervallata da tempietti in
prospettiva con divinità accompagnate dai loro cortei, recanti i
simboli e gli attributi che le identificano: Cerere e Marte,
Nettuno e Giove nelle pareti lunghe (probabilmente allusive ai
quattro elementi: terra, fuoco, acqua e aria) e ancora Venere,
Bacco, Olpi, Sirene, Centauri, fra i quali si aggirano
un'infinità di uccelli, civette, topi, ricci, scoiattoli.
Della decorazione del salone al piano nobile il Baldassini
incaricò Perin del Vaga, forse già introdotto in questo cantiere
del Sangallo, se non addirittura attivo come aiuto di Giovanni
da Udine per gli affreschi al pian terreno.
La decorazione originale era articolata su due registri:
l'inferiore, scandito da paraste corinzie su alto zoccolo, ai
lati di grandi nicchie con solenni figure di filosofi e di
nicchie piccole con dei putti; il registro superiore, ritmato da
cariatidi, ai lati di riquadri raffiguranti episodi di storia
romana: fra questi La fondazione del tempio di Giove
Capitolino e la Giustizia di Zeleuco, ora
conservati a Firenze nella Galleria degli Uffizi.
A causa delle trasformazioni subite dall'edificio nel corso
della sua storia, delle scene rimaste una si riferisce alla
Leggenda della ninfa Egeria e la seconda non è
identificabile.
La stanza da letto del Baldassini al piano nobile è ornata da un
fregio a girali d'acanto ed attribuita a Giovanni da Udine o
Perin del Vaga. Fra questa e lo studio è la stufetta, una delle
prime realizzate a Roma, dopo quella costruita nei Palazzi
Vaticani per il cardinale Dovizi da Bibbiena. La decorazione
della stufa è costituita da scene mitologiche e soggetti
ispirati all'acqua, forse la figurazione del mito di Apollo e
Dafne. In due dei cinque riquadri laterali superstiti,
incorniciati da un fregio con animali marini in cui ritorna il
motivo del granchio, sono raffiguratedue
ninfe e Narciso che si specchia nell'acqua
La Sala del Consiglio è ornata da un fregio pittorico a riquadri
la cui attribuzione, a lungo oscillante fra Perin del Vaga e
Polidoro da Caravaggio, è piuttosto ascrivibile a quest'ultimo
artista, la cui attività nel Palazzo, in collaborazione con
Maturino da Firenze, è ricordata nelle Vite del Vasari.
Forte influenza hanno avuto su Polidoro le suggestioni
michelangiolesche della volta della Cappella Sistina e quelle
degli artisti spagnoli Pedro Machuca e Alonso Berruguete nella
riproduzione di un'atmosfera carica di tensione, nella quale si
muovono figure dalle caratteristiche fisiognomiche fortemente
accentuate.
I dieci riquadri, fortemente ritoccati nel corso del restauro
degli anni '50, sono intervallati sulle pareti lunghe da grifoni
e su quelle brevi da due coppie di putti ai lati dell'emblema
araldico del Baldassini. Il significato della narrazione, che
inizia dalla parete est, non è mai stato chiarito. Non è
improbabile che esso voglia alludere, in forma traslata, alle
varie tappe della vita e della carriera del proprietario,
attraverso exempla desunti dalla storia romana.
Fonte:
www.sturzo.it
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