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ROMA - GLI EDIFICI
CORTE SAVELLA
In una casa settecentesca, sono inclusi i resti di questa che fu una delle principali carceri di Roma, prima della costruzione della Carceri Nuove in via Giulia. Parte dell'edificio fu invece incorporato nel Collegio degli Inglesi annesso a S. Tomaso di Canterbury. L’edificio si estendeva fino all'angolo con via di Montoro. I Savelli furono tra le famiglie romane più potenti dell'alto medioevo e diedero vari papi, fra i quali Onorio II e IV. La loro roccaforte era sull'Aventino. Caduta questa in abbandono, durante l'esilio papale ad Avignone, i Savelli subentrarono ai Pierleoni nella fortezza creata sul Teatro di Marcello e diedero il nome al Monte Savello. Avevano ottenuto ereditariamente, fin dal 1430 la carica di Marescialli di Santa Romana Chiesa e custodi perpetui del conclave. In periodi di anarchia, aveva loro consentito di ergersi come sorta di superpolizia e di supermagistratura, con un corpo di cinquecento armati, un tribunale (detto appunto "Corte Savella") e delle carceri. I Savelli avevano sistemato il carcere in un palazzo di loro proprietà; annesso alla prigione era il tribunale, competente a giudicare cause criminali di lieve entità. Il Papa coglie l'occasione di togliere ai membri di questa stirpe tutti i loro privilegi, nel 1652, quando i Savelli chiedono di poter ampliare la loro curia. Solo a questo punto il pontefice si rende conto della fatiscenza e del degrado di quelle prigioni, sottolineate anche dalle proteste del Collegio inglese, contenute in una lettera indirizzata a Virgilio Spada, deputato "sopra la congregazione delle Carceri de Corte Savella". Grazie alla mediazione dello Spada, con una lettera datata 21 marzo 1652, il Papa avoca a sé il possesso della Corte Savella e vende una parte delle proprietà della famiglia, negandole i precedenti privilegi. La Corte Savella è riprodotta nella pianta di Antonio Tempesta del 1593, ovvero come descrive un documento del tempo: "Ci sono in faccia tre ferrate principali alte, et altrettante in basso, con certe altre ancora senza riguardo d'architettura in prospettiva". Sulla facciata era una lapide postavi da Giorgio XIII con le armi sue dei Savelli e la scritta.
BERNARDINUS SABELLUS CURIAE
DE SABELLIS MARESCALLUS PERPETUUS
Spesso i condannati erano impicciati alle stesse inferriate della Corte; altre volte la forca era innalzata davanti alla chiesa di S. Lorenzo nella vicina piazza Padella. Il giorno 11 settembre del 1599 Beatrice Cenci lasciò il carcere per dirigersi a Ponte S’Angelo dove sarebbe stata eseguita la sua condanna a morte e dove ogni 11 settembre torna a farsi vedere con la propria testa, decapitata, tra le mani.