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Il primo
nucleo della Casina risale infatti al 1840, quando fu progettata
dal noto architetto veneto Giuseppe Jappelli in forma di Capanna
Svizzera, un rustico chalet dai rozzi paramenti in tufo. Nel
1908 il principe Giovanni Torlonia decise di risiedervi e la
fece ampliare e trasformare dall'architetto Gennai, che le diede
l'aspetto di un edificio medioevale. Subito dopo anche l'annessa
dipendenza fu ristrutturata in sintonia con l'edificio
principale e destinata ad ospitare i servizi.
Nel periodo 1916-1920 un'ultima trasformazione interessò il
complesso, su progetto dell'architetto Vincenzo Fasolo, che vi
aggiunse logge e porticati, accrescendo l'articolazione dei
prospetti e arricchendo di elementi decorativi le strutture
architettoniche. Parallelamente agli interventi architettonici
ed in stretta connessione con essi, tutto il complesso veniva
decorato con dipinti parietali, mosaici pavimentali, stucchi,
maioliche e soprattutto con numerose vetrate policrome legate a
piombo dalle complesse e affascinati figurazioni.
La presenza nelle decorazioni di moltissimi elementi riferiti
alla civetta ne determinò la denominazione con la quale
l'edificio è tutt'ora noto.
Alla morte del principe, nel 1939, la Casina venne abbandonata e
pochi anni dopo, dal 1944 al 1947, tutta Villa Torlonia fu
occupata dal comando militare anglo-americano, che vi produsse
danni incalcolabili. Per la fragilità delle sue strutture e del
suo apparato decorativo la Casina delle Civette ne subì in modo
particolare gli effetti.
Quando nel 1978 la Villa fu acquisita dal Comune di Roma, la
Casina delle Civette era in condizioni disastrose, ridotta a
poco più di un rudere.
Nell'edificio recuperato per quanto possibile nella sua
originaria integrità, è oggi ospitato un museo unico nel suo
genere, sia per la materia trattata sia per la stretta
connessione tra i materiali esposti e la struttura stessa della
Casina.
La Casina delle Civette infatti è di per sé un museo
dell'eclettismo romano, le cui fasi e la cui evoluzione sono
visibili sia nell'affastellarsi delle strutture architettoniche,
mosse e articolate, che nel ridondante apparato decorativo dalle
cromie accostate con disinvolta spregiudicatezza.
La sua caratteristica principale è l'insieme delle vetrate, che
decorano le innumerevoli porte e finestre, realizzate in
pregiati vetri policromi legati a piombo. Nelle vetrate troviamo
raffinate composizioni geometriche e disparati soggetti, dai
moduli un po' scontati in stile floreale fino alle suggestive
creazioni di inedite e originali figurazioni.
Tutte le vetrate sono state eseguite tra il 1908 ed il 1930 e
offrono un campionario unico per capire l'affermarsi e
l'evolversi dell'arte della vetrata a Roma in quegli anni. Tra
gli artisti noti ci sono Duilio Cambellotti, Paolo Paschetto,
Vittorio Grassi, Umberto Bottazzi.
Proprio per completare questo nucleo così importante e imponente
(quelle figurate sono 44, almeno altrettante quelle
geometriche), la Sovrintendenza Comunale in questi anni ha
acquistato sul mercato numerose altre vetrate degli stessi
autori e ancor più numerosi disegni e bozzetti, alcuni dei quali
predisposti proprio per le vetrate della Casina delle Civette.
In questo modo il percorso della Casina, con le sue stanze (in
cui si affollano vetrate ma anche dipinti parietali, stucchi,
mosaici, boiseries), si sovrappone e si correla al percorso
espositivo delle 17 vetrate e dei 105 bozzetti e cartoni, in un
gioco di rimandi tra tecniche diverse e affascinanti.
Tra le vetrate della Casina le più belle e importanti sono
soprattutto quelle di Cambellotti. Tra queste ci sono il
"Chiodo", così denominato per la caratteristica forma, vetratone
con una cascata di pampini e grappoli d'uva, le "Civette",
stilizzate raffigurazioni dell'uccello notturno, la cui presenza
è quasi ossessiva nelle decorazioni della Casina, i quattro
rombi della serie dei "Migratori" con dinamici voli di uccelli.
Altre vetrate interessanti sono quelle di Paolo Paschetto, le
dieci della serie "Rose e farfalle".
Accanto ad esse sono state acquistate ed esposte altre vetrate,
sempre di Cambellotti. Tra queste alcune prove di esecuzione di
vetrate o il bellissimo tondo con l'affascinante raffigurazione
della 'Tata" una bellissima fanciulla in delicate sfumature
dell'azzurro.
Da menzionare anche "I Pavoni", la splendida vetrata di Bottazzi,
esposta alla mostra della vetrata del 1912 e da allora
scomparsa, rintracciata ed acquistata di recente da una
collezionista privata, e le belle vetrate di Paschetto per la
sua casa romana, insieme alla vetrata denominata le "Ali",
bellissima stilizzazione di ali piumate in scansione
prospettica.
Fonte:
www.comune.roma.it
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