|
|
||||
|
ROMA - I MONUMENTI
TEMPIO DEI CASTORI
Subito ad est del VICUS TUSCUS, su un alto podio, sorgono le tre colonne corinzie superstiti del tempio di Castore. Il tempio di Castore (o dei Castori=Dioscuri; il nome tempio di Castore e Polluce non appartiene alla lingua ufficiale romana) venne fondato nei primi anni della Repubblica. Durante questa, i Tarquini, espulsi da Roma insieme con i Latini federati, furono sconfitti definitivamente: i Dioscuri, secondo la leggenda, apparsi sul Foro Romano ad annunciare la vittoria, avrebbero fatto bere i loro cavalli al lago di Giuturna. In segno di gratitudine, i Castori furono eletti come divinità tutelari dell'ordine equestre e il dittatore Postumio promise loro un tempio, che poi venne dedicato loro dal figlio di lui il 27 gennaio 484. Il tempio, ricostruito da L. Cecilio Metello Dalmatico dopo il suo trionfo nel 117 a. C. fu restaurato da Tiberio, che lo dedicò col nome suo e di suo fratello Druso nel 6 d. C.; più tardi l'imperatore Caligola lo incorporò col suo palazzo, ma queste costruzioni non durarono oltre il suo regno. Il tempio venne restaurato un'altra volta sotto Traiano o sotto Adriano e a questo nuovo restauro appartengono i bellissimi resti tuttora esistenti del colonnato. L'edificio era ancora in piedi nel quarto secolo d. C.; non sappiamo quando sia stato distrutto, ma è certo che nel quindicesimo secolo le sue rovine erano già nello stato in cui oggi le vediamo, perché sotto Eugenio IV (1431-1447) in quelle vicinanze viene menzionata un Via TRIUM COLUMNARUM. L'estensione delle fondamenta del tempio, le quali giungono fino alla Sacra Via, deriva dagli ingrandimenti che esso ebbe nell'età imperiale; dell'edificio antico più angusto sono visibili nell'interno del nucleo alcuni resti composti di blocchi tufacei. Al portico del tempio, da principio, forse si accedeva mediante una scala monumentale, che si dovette restringere quando, durante i vari restauri, la cella venne ingrandita. Essa fu sostituita da due piccole scale laterali che conducevano ad una piattaforma, dalla quale poi si accedeva al portico con una larga gradinata di circa dieci gradini. Delle mura che formavano la cella non rimane nulla, del pavimento resta un pezzo di mosaico bianco e nero, forse appartenente al restauro di Tiberio. Questo pavimento è ad un livello più basso dei portici laterali; senza dubbio il suolo della cella è stato rialzato in un restauro posteriore, forse sotto Adriano: infatti sul pavimento antico fu messo un altro marmo più prezioso, ma anche di esso non rimane nulla. Le stanze che si trovano sul lato orientale delle fondamenta, fra le sostruzioni delle colonne ancora in piedi, forse avevano la funzione di uffici: sappiamo per esempio che presso il tempio dei Castori si trovava un ufficio di verificazione dei pesi e misure, che dipendeva da quello centrale situato presso il tempio di Giunone Moneta sull'arce Capitolina. I pesi con l'iscrizione "EXACT(UM) AD CASTORIS" sono tutti piccoli e di bronzo, ciò fa supporre che questa succursale fosse stata istituita per comodo dei gioiellieri e di altri negozianti della Via Sacra. Stanze simili esistevano senza dubbio anche sul lato settentrionale, ma non ne rimangono resti.Si è pensato che la parte anteriore del podio fosse decorata con rostri e costituisse, insieme ai Rostri imperiali e a quelli posti sul podio del Divo Giulio, una delle tre tribune di cui si ha notizia nel Foro: I ROSTRA TRIA. Come nel caso dei Rostri del Divo Giulio, è però probabile che la tribuna fosse un edificio indipendente.
(Fonte http://www.lcavour.it )