ROMA - I MONUMENTI

 

 

SAEPTA IULIA

 

La principale delle funzioni che si andarono localizzando nel Campo Marzio, e la più gravida di conseguenze per lo sviluppo urbano dell'area, fu quella di luogo deputato alle operazioni di luogo per le magistrature.  A tal fine venne edificata la gigantesca piazza dei “Saepta”, collegata con portici e con altri edifici a formare un enorme complesso adiacente, a Nord all'area sacra, destinato allo svolgimento delle assemblee e delle operazioni di voto.  L'orientamento Nord-Sud dei “Saepta”, dovuto al suo carattere di area ritualmente "inaugurata", condizionò lo sviluppo successivo dell'area, venendo a costituire l'orientamento fondamentale dell'intero Campo Marzio.   L'edificio fu concepito già da Giulio Cesare ma iniziato soltanto dal triunviro Lepido e condotto a termine da Agrippa nel 26 a.C. e dedicato alla memoria del dittatore, e destinato ad accogliere i cittadini che si recavano a votare in occasione dei comizi centuriati.  Il nome deriva dalle ripartizioni lignee in cui era suddiviso per facilitare le operazioni elettorali, a guisa dei ricoveri per le pecore, per cui era anche detto ovile.  Poiché con l'assunzione da parte di Ottaviano e poi di Augusto della potestà tribunica[1], nel 23 a.C., le elezioni rimasero un evento pressoché simbolico, l'edificio perse immediatamente lo scopo iniziale e divenne ben presto luogo di spettacoli e contornato di portici coperti per il passeggio e decorati con numerose opere d'arte.  Proprio da tali opere presero nome i due portici longitudinali, chiamati “porticus Argonautarum”, quello a ponente al fianco del Pantheon, da un ciclo di pitture che magnificava l'impresa degli Argonauti, e “porticus Melari” quello opposto, al fianco dell'Iseo Campense, o Serapeo, in cui era posta la celebre statua di Skopas, raffigurante il valoroso uccisore del cinghiale di Calidone.  Il grande edificio misurava m.300 di lunghezza per m.120 di larghezza e comprendeva l'area racchiusa da via del Gesù, via del Seminario, via dei Cestari e corso Vittorio Emanuele.  Vi si accedeva per mezzo di due grandi porte, simili ad archi trionfali, aperte nella metà dei lati lunghi.  A sud vi era annesso il “Diribitorium”, dove avvenivano gli scrutini dopo le votazioni e si custodivano gli archivi delle medesime. Restaurato anch'esso più volte, sotto Domiziano, sotto Adriano, sotto Alessandro Severo ed infine nel IV secolo, è ad oggi quasi completamente scomparso; i pochi resti tuttora visibili appartengono all'età di Adriano, come il Pantheon.

 

(Fonte www.anticheopinioni.it  )

 

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