ROMA - I MONUMENTI

 

 

PONTE FABRICIO E PONTE CESTIO

 

Costruiti mezzo secolo prima dell'era cristiana, rispettivamente dal Console L. Fabricio e da Lucio Gaio Cestio, i due ponti congiungono l'isola Tiberina alla terraferma e, ne consentono l'accesso sia dalla riva sinistra che dalla riva destra. La posizione strategica dell'isola e il fatto di essere il granaio dei ricchi proprietari terrieri, conferirono a questi due ponti un'importanza particolare. Inoltre, i due ponti, come bracci dell'isola, si prestavano all'attracco dei Mulini galleggianti, che provvedevano all'alimentazione della città. E questo, probabilmente spiega l'arcaico culto di Fauno, misteriosa divinità agreste, al quale venne dedicata un'apposita ara votiva. Ma il culto più diffuso, che ebbe origine nell'isola Tiberina e si estese anche ai ponti annessi, fu quello di Esculapio, dio della medicina, il cui simbolo sacro, il serpente, era stato prelevato dai Romani dal santuario greco di Epidauro, nel tentativo di far cessare la pestilenza scoppiata nel 293 a.C.
Secondo la leggenda il serpente, trasportato a Roma su una nave, sgusciò nell'acqua e andò a nascondersi nell'isola. Da quel momento la peste cessò miracolosamente e sull'isola, dichiarata sacra, venne eretto un tempio al dio Esculapio, dove oggi è la Chiesa di S. Bartolomeo.
La devozione al dio della medicina fece dell'isola un luogo di cura per malati; una tradizione che dura tutt'oggi con l'Ospedale Fatebenefratelli, di antica costruzione.

 

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