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ROMA - I MONUMENTI
FORO DI TRAIANO
Questo grande complesso a
carattere utilitario, tutto in laterizio a vista, fu ideato e realizzato da
Apollodoro di Damasco, lo stesso ideatore del Foro di Traiano. Diviso dalla
piazza rettangolare del Foro da un muro in blocchi di peperino e posizionato nel
punto dove fu operato il taglio della collina che collegava il Quirinale e il
Campidoglio esso è disposto su una seria di gradini successivi. Proprio perché
destinato a sostenere e nascondere il taglio del Quirinale è naturale pensare
che fu costruito prima del Foro, tra il 110 e il 112 d. C
La facciata è costituita dalla grande esedra che inglobava quella orientale del
Foro di Traiano dalla quale era divisa, oltre che dal muro in peperino, anche da
una strada basolata. Alle estremità di questa esedra erano due sale
semicircolari, coperte da mezza cupola, forse utilizzate come scuole o auditori:
nei Fori, infatti, nella tarda antichità, si svolgevano corsi di insegnamento
superiore, che potevano avvalersi delle vicine biblioteche. L'esedra presenta in
basso le aperture di 11 tabernae (botteghe) e due ingressi, alle estremità. Le
porte delle botteghe hanno stipiti ed architravi in travertino e, al di sopra di
ciascuna, è posta una finestrella che forniva l'illuminazione del cosiddetto
mezzanino, un soppalco ligneo generalmente ricavato a metà dell'altezza totale
del vano. Esso veniva in genere utilizzato come deposito delle merci, ma in
alcuni casi, da parte dei commercianti più poveri, come dimora per la notte. Al
di sopra delle tabernae si aprono delle finestrine ad arco: queste danno luce ad
un corridoio coperto a volta lungo il quale si aprono 10 botteghe: queste
proseguono, a nord, costituendo un'altra doppia fila su corridoio. In esse sono
stati trovati depositi pieni di giare (dolia) e per questo motivo si è
ipotizzato che qui si vendessero olio e vino. Il terzo piano dell'emiciclo era
costituito da una terrazza dove si aprivano ancora delle botteghe, ma orientate
in senso opposto rispetto alle precedenti, in direzione della strada antica
basolata che si conserva ancor oggi splendidamente e costituisce, soprattutto
nella parte che prospetta su Via Magnanapoli, un suggestivo spaccato di Roma
antica. Questa strada, che si svolge in salita da N a S, è la Via Biberatica,
ricordata solo nel Medioevo ma che doveva avere sin dall'antichità tale nome:
biber nel latino tardo è un termine che significa "bevanda" (da bibere, bere),
per cui si è pensato che le botteghe che la affiancavano vendessero bevande.
Altri hanno voluto vedere nella parola la corruzione di piper, pepe, per cui si
è supposto che i negozi fossero luoghi di vendita di spezie. Una scala porta
dalla Via Biberatica ad un ambiente grandioso, il centro di tutto il complesso.
L'aula principale è arditamente costruita con un'altezza di due piani, voltata
con sei crociere: la sensazione di ariosità e di luce doveva essere paragonabile
a quella propria delle aule basilicali. Questa struttura, non molto lontana
dall'idea dei bazar orientali, può essere paragonata agli odierni centri
commerciali. Al pianterreno si aprono file di sei botteghe per lato, mentre al
piano superiore esse sono precedute da un corridoio. Sul lato sud della sala si
può accedere ad una serie di ambienti su due piani che, proprio per questa
disposizione appartata, sembrano aver avuto una diversa funzione all'interno del
complesso: erano forse degli uffici destinati alla direzione dell'intera
struttura. Recentemente in essi è stato realizzato l'Antiquarium del Foro di
Traiano.
Nel 472 d.C. si ebbe l'invasione dei Suebi di Ricimero e alcune sue truppe si
stanziarono nei Mercati. Nel 552 i Bizantini si impossessarono di Roma: fu
allora che occuparono questo complesso e lo fortificarono. A lungo si credette
che la Torre delle Milizie fosse la torre dalla quale Nerone aveva osservato
l'incendio di Roma, declamando versi dell'Iliade: in realtà si tratta solo di
una suggestiva fantasia priva di alcun fondamento in quanto la torre fu
costruita sui Mercati intorno al 1200 (XIII sec. d.C.) a scopi difensivi. I
ferri che è ancora possibile osservare sulla torre servivano nel Medioevo a
sorreggere le fiaccole o le torce accese per dare il segnale ai soldati in caso
di assalto. Più tardi servirono invece ad indicare festività solenni.