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ROMA - I MONUMENTI
FONTANA DI TREVI Piazza di Trevi Come arrivare
Mostra
terminale dell’acquedotto Vergine
- progettato da M. V.
Agrippa ed inaugurato nel 19 a.C., unico degli antichi acquedotti romani rimasto
ininterrottamente in uso dal tempo di Augusto fino ai nostri giorni - la fontana
di Trevi, è la più nota delle fontane romane e la più famosa nel mondo per la
sua scenografica monumentalità. Documentata nel medioevo, la sua denominazione
deriva da un toponimo attestato nella zona già dalla metà del XII secolo (regio
trivii), probabilmente riferito alla presenza dell’incrocio di tre strade, o al
triplice sbocco dell’acqua. La primitiva mostra terminale infatti aveva il
prospetto parallelo a via del Corso ed era costituita da una fontana a tre
vasche, corrispondenti ai tre condotti dell’acqua, addossata alle arcate
dell’acquedotto.
Nel 1453
l’intervento di papa Nicolò V Parentucelli
(1447-1455) dà l’avvio ad un’opera di sistemazione e restauro dell’acquedotto su
progetto di Leon Battista Alberti e Bernardo Rossellino, architetti dell’acqua
Vergine, ed alla realizzazione di un prospetto della fontana abbellito da una
iscrizione con stemmi del pontefice e del popolo romano, sotto la quale l’acqua,
fuoriuscendo da tre getti, si raccoglieva in un bacino rettangolare.Nel
1561,
con Pio IV Medici (1559-1565), vengono iniziati importanti lavori di ripristino
del vecchio condotto dell’acqua Vergine dalle sorgenti alla città, ripresi, alla
sua morte, da Pio V Ghisleri (1566-1572) che inaugurò l’opera nel 1570.
Nel 1640
la
realizzazione di una nuova mostra monumentale ed il cambiamento d’orientamento
nella posizione attuale avviene per volontà di Urbano VIII Barberini (1622-1644)
su progetto di Gian Lorenzo Bernini, architetto dell’Acqua Vergine. La
costruzione, connessa con l’ampliamento della piazza, si arresta tuttavia alla
messa in opera di un basamento ad esedra, con una vasca antistante in cui
confluiscono tre bocche d’acqua.
Vari tentativi vengono, quindi, effettuati da parte dei pontefici successivi per
erigere la mostra monumentale dell’acqua Vergine anche in altre località. Nel
frattempo la famiglia Conti dei Duchi di Poli, nella riorganizzazione delle sue
proprietà immobiliari tra la piazza di Trevi e la via del Tritone, realizza
importanti interventi sugli edifici retrostanti la fontana con la edificazione
di due prospetti simmetrici aventi al centro un corpo di fabbrica più basso e
rientrato in corrispondenza del basamento berniniano.
Nel 1732, infine, Clemente XII Corsini (1730-1740)
indice
un concorso per la sistemazione della Fontana di Trevi al quale partecipano i
maggiori artisti dell’epoca. Il pontefice sceglie tra i progetti dell’architetto
Nicola Salvi (1697-1751) quello più monumentale e "di minor pregiudizio per il
retrostante palazzo Poli" sulla cui facciata si inserisce l’intera mostra con
uno studio meditato delle proporzioni e delle decorazioni.
Nicola Salvi
dirige i lavori
per la realizzazione dell’opera dal 1732 fino alla sua morte, nel 1751, aiutato
dal suo fraterno amico Luigi Vanvitelli, ed evidenzia notevoli capacità
organizzative nel coordinamento delle molteplici maestranze e professionalità
impiegate in un cantiere eccezionale per mole ed impegno finanziario. Egli,
inaugurando la moderna professione di architetto, attua una costante e puntuale
verifica tra progetto ed esecuzione dei lavori e segue direttamente anche la
realizzazione delle singole sculture.
Nella mostra assume
particolare rilievo la parte centrale,
articolata come un arco di trionfo, con una profonda nicchia affiancata da
colonne corinzie in ordine unico come le paraste delle ali laterali di palazzo
Poli; al centro dell’attico una grande iscrizione ricorda il compimento della
fontana voluta da papa Clemente XII, il cui stemma, alla sommità, è
fiancheggiato da due Fame di Paolo Benaglia, mentre quattro grandi statue,
compiute nel 1735, decorano l’attico stesso e rappresentano, a partire da
sinistra, l’Abbondanza dei frutti, di Agostino Corsini (1688-1772); la Fertilità
dei campi di Bernardino Ludovisi (1713-1749); i Doni dell’autunno di Francesco
Queirolo (1704-1762) e l’Amenità dei prati di Bartolomeo Pincellotti (+1740).
Nella
grande nicchia centrale è inserita l’imponente statua di Oceano,
che conduce un cocchio a forma di grande conchiglia, trainato da due cavalli
marini alati, uno iroso e l’altro placido, guidati da un tritone giovane e da un
tritone maturo, con evidente riferimento alle diverse caratteristiche della
natura e delle età dell’uomo. L’esecuzione della statua di Oceano, dei tritoni e
dei cavalli è affidata a Giovan Battista Maini che nel 1738 ne preparò i modelli
in gesso, posizionati provvisoriamente sulla fontana e compiuti in marmo dopo la
sua morte da Pietro Bracci tra il 1759 e il 1762.
Le parti
laterali
della grande nicchia,
scandite dalle monumentali colonne, mostrano le statue della Salubrità e
dell’Abbondanza di Filippo Della Valle, ed i rilievi raffiguranti la Vergine che
indica la sorgente ai soldati di Giovan Battista Grossi (con riferimento alla
leggendaria origine della denominazione dell’acquedotto antico) e Agrippa che
approva la costruzione dell’acquedotto di Andrea Bergondi. In occasione della
prima inaugurazione della fontana nel 1743 dipinti ad olio di Antonio Bicchierai
(1688-1766) con la rappresentazione di Agrippa e della Vergine occupavano lo
spazio delle sculture del Della Valle.
Le rocce
della scogliera
caratterizzano la parte
inferiore della mostra, vivificata dallo scorrere copioso dell’acqua e dalla
rappresentazione scultorea di numerose piante. Esse inquadrano l’intero
prospetto architettonico che sembra sorgere da quel magma vitale a mostrare con
le sue sculture la raffigurazione degli effetti benefici dell’acqua e la storia
dell’acquedotto. L’opera della scogliera si deve agli intagliatori Francesco
Pincellotti e Giuseppe Poddi.
Giuseppe
Pannini
(c.1720-c.1810) succeduto al
Salvi nella direzione dei lavori quale nuovo architetto dell’Acqua Vergine,
modifica parzialmente in maniera neoclassica il progetto del Salvi con la
creazione di regolari bacini con bordo levigato in marmo nella parte centrale
della scogliera, già danneggiata per il posizionamento delle sculture di Bracci.
L’inaugurazione definitiva della fontana ultimata avvenne il 22 maggio 1762.
Gli
interventi di manutenzione
della mostra nei secoli sono
stati numerosi; l’ultimo importante intervento di restauro degli anni 1989-1991
(ad esso è seguita una manutenzione della parte centrale nel 1999) ha permesso
anche una rinnovata lettura storico-critica, insieme ad una analisi puntuale
delle tecniche impiegate ed all’esame di tutte le problematiche connesse alla
sua conservazione.