ROMA - I MONUMENTI

 

 

FONTANA DI PIAZZA DELLE CINQUE SCOLE Piazza delle Cinque Scole

 

La fontana proviene dalla scomparsa piazza Giudia, lo slargo su cui si apriva uno dei cinque portoni del Ghetto, istituito nel 1555 con bolla del pontefice Paolo IV. La sua realizzazione, in prossimità di un'area fra le più affollate della città, era stata prevista nell'elenco delle fontane stilato nel 1570 successivamente al ripristino dell'acqua Vergine.
Solo con la edificazione del nuovo acquedotto Felice, nel 1587, si dispose la costruzione della fontana in piazza Giudia, su progetto di Giacomo della Porta (1533-1602) che si avvalse della collaborazione dello scalpellino Pietro Gucci. Secondo gli stemmi dei Conservatori e del priore dei Caporioni scolpiti sul bordo della vasca, la fontana venne terminata nel terzo trimestre del 1593.
Alla fine del XIX secolo, in occasione dei lavori di demolizione dell'antico Ghetto, la fontana venne smontata; nel 1930, per iniziativa del Governatore di Roma Francesco Boncompagni Ludovisi, fu quindi rimontata in via del Progresso, attuale piazza delle Cinque Scole in asse con il portale del palazzo Cenci. Secondo il Mastrigli (1928), nel periodo precedente alla ricostruzione, il catino venne provvisoriamente riutilizzato nella fontana costruita nel 1924 davanti alla chiesa di S. Onofrio, per essere poi sostituito da una copia appositamente scolpita (l'attuale) quando si decise di procedere al rimontaggio della fontana nel rione Regola.
La fontana, realizzata secondo la tradizione con il marmo ricavato da 'un grand'incolonnato appresso al frontespicio di Nerone', è composta da un'elegante vasca mistilinea allungata con angoli smussati, collocata su un basamento a due gradini che ne riprende il motivo. Nel mezzo della vasca si alza un balaustro che sostiene un largo catino circolare sulla cui superficie esterna sono scolpiti quattro mascheroni, dalla cui bocca fuoriesce un getto d'acqua.   
Al centro del catino, sulla sommità, si eleva uno zampillo. Sul bordo esterno della vasca, sono incisi i quattro stemmi appartenenti alle magistrature cinquecentesche, e, lungo uno dei lati maggiori è incisa l'epigrafe celebrativa della ricostruzione.

 

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