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ROMA - I MONUMENTI
FONTANA DELLE TARTARUGHE Piazza Mattei
La fontana, collocata in
piazza Mattei e nota come Fontana delle Tartarughe, era
alimentata originariamente dall'Acqua di Trevi. Tuttavia
nella lista di fontane da realizzarsi in seguito del
ripristino dell'acquedotto Vergine, redatta il 4 novembre
1570, non v'è menzione di alcuna fontana da costruirsi in
piazza Mattei; ne era invece prevista una nella non lontana
piazza Giudea ove si teneva uno dei più importanti mercati
della città.
In seguito alle pressioni esercitate da Muzio Mattei sulle
autorità capitoline si decise di erigere la fontana nella
piazza antistante il palazzo del nobile romano che si
impegnava a 'mattonar detta piazza a sue spese e tener netta
la fonte'.
Il 28 giugno 1581, fu stipulato dal Comune di Roma un
contratto con lo scultore fiorentino Taddeo Landini
(1550-1596), che avrebbe condotto i lavori sotto la
direzione di Giacomo della Porta (1533-1602). Secondo il
contratto, il Landini si impegnava a realizzare le sculture:
quattro efebi e otto delfini in marmo, anche se già il 13
luglio 1581 si decideva di sostituire il marmo con il bronzo
Il progetto iniziale subì altre modifiche nel corso dei
lavori terminati nel 1588: in particolare causa la scarsa
pressione dell'Acqua Vergine (che infatti venne poi
sostituita dall'Acqua Felice), si rese necessario
ridimensionare l'altezza del complesso e per tale motivo
quattro degli otto delfini realizzati non poterono essere
utilizzati.
La fontana costituisce un unicum nel panorama delle fontane
romane del cinquecento proprio per la prevalenza
dell'elemento scultoreo e per l'armonico rapporto fra la
struttura architettonica, sottilmente esaltata dalla
policromia dei marmi, e le sculture bronzee.
A livello del terreno è una vasca, delimitata da una larga
fascia in travertino, di forma quadrata con spigoli
arrotondati; al centro di questa si erge un basamento, dai
cui angoli sporgono quattro originali conchiglie in
portasanta. Il balaustro di marmo bianco chiaro, perno e
raccordo di tutta la composizione, è coronato da un catino
in bigio africano, sulla cui superficie inferiore quattro
testine di putti soffiano l'acqua nella vasca sottostante.
I quattro celebri efebi bronzei, infine, animano lo spazio
tra le conchiglie e il catino; ognuno di questi è impegnato
a calpestare con un piede il delfino sottostante e,
contemporaneamente, a trattenerne con una mano la coda,
mentre l'altro braccio, sollevato verso l'alto, sembra
sospingere la tartaruga posta sul bordo del catino
superiore.
La collocazione delle quattro tartarughe bronzee, da alcuni
studiosi attribuite a Gian Lorenzo Bernini (M. e M. Fagiolo
dell'Arco), da altri ad Andrea Sacchi (C. D'Onofrio)
architetto dell'Acqua Felice, si deve al restauro promosso
da Alessandro VII Chigi nel 1658-1659, ricordato dalle
iscrizioni sui quattro cartigli marmorei.
Numerosi interventi di restauro sono stati effettuati nel
corso dei secoli. Fra quelli realizzati nel XVIII secolo si
segnala l'intervento del 1750, collegato alla celebrazione
dell'Anno Santo. Ulteriori interventi di pulitura vennero
effettuati nei secoli seguenti, fino all'ultimo sui bronzi,
eseguito nel 1977-1978, in occasione del quale si è
provveduto ad installare anche un impianto di depurazione
delle acque per contrastare la formazione dei depositi di
calcare (recentemente completamente rinnovato). Nel 1979,
infine, in seguito al trafugamento di una delle tartarughe,
si decise di rimuovere i tre originali superstiti per
collocare sull'orlo del bacino quattro copie.
Fonte: www.comune.roma.it