ROMA - I MONUMENTI

 

 

COLONNA DI MARCO AURELIO

 

 

La colonna di Marco Aurelio, compiuta prima del 193, ripete intenzionalmente il modello traianeo e racconta le campagne militari di Marco Aurelio (161-180 d. C.) contro i Germani e i Sarmati. La colonna fu fatta eseguire dal figlio di Marco Aurelio, Commodo (180-192 d. C.), insieme agli otto pannelli che ornano l’attico dell’Arco di Costantino e che, in realtà, erano originariamente destinati a qualche monumento ufficiale mai realizzato. Malgrado il tentativo d’emulazione, vi sono evidenti differenze fra la colonna di Traiano e quella di Marco Aurelio: mentre nella prima vi è un morbido bassorilievo pittorico, nella seconda troviamo un incisivo altorilievo; il modellato da morbido diventa ruvido e duro; il trapano s’affonda nel marmo e trafora barbe, chiome, corazze, segnando le rade pieghe dei panneggi, i solchi di contorno delle figure, le sinusoidi delle onde dei fiumi. Il racconto si fa più schematico e alla varietà dei motivi subentra la ripetitività, come nelle scene di marcia; i dettagli del paesaggio diminuiscono, le prospettive divengono più convenzionali. L’impostazione obliqua dello schieramento dei soldati nella colonna di Traiano diventa, nella colonna Antonina, rappresentazione frontale; la frontalità si estende anche alla figura della Vittoria e a quella dell’Imperatore. Mentre Traiano era visto in mezzo ai suoi soldati, Marco Aurelio è già su un piano più distaccato che ne sottolinea la maestà; appare di fronte e inquadrato dal fido e valoroso genero Pompeiano e da un altro ufficiale, che sono impostati di tre quarti, come ali per far risaltare il fuoco centrale dell’Imperatore.Nelle scene di adlocutio ("discorso alle truppe") i soldati non si radunano più tutti su un lato, di fronte all’imperatore seduto di profilo, ma formano un semicerchio che gira in basso intorno alla preminente figura centrale e frontale di Marco Aurelio, in questo nuovo schema che preannuncia quello del Cristo fra gli Apostoli. Sparisce quel senso d’umanità e di pietà verso i vinti che traspariva dalla colonna traianea e il racconto bellico diviene crudele e spietato. I corpi dei barbari si stravolgono in ritmi angolosi e distorti, la struttura naturalistica si disorganizza e diventa una forzatura espressionistica. La narrazione si fa più drammatica e assume toni miracolistici nella rappresentazione del ruscellante Giove Pluvio nella scena della pioggia che salva l'esercito romano accerchiato mentre stava per morir di sete. Le stesse caratteristiche stilistiche si ritrovano sugli otto pannelli aureliani dell’Arco di Costantino, dove, ad esempio, la scena di sacrificio si presenta molto più affollata e densa di figure rispetto alle scene di sacrificio traianee, e questo dimostra una minore sensibilità verso la rappresentazione di Commodo.Lo stile della Colonna di Marco Aurelio non vuole rompere con la tradizione, anzi cerca palesemente di aderire ad essa il più possibile. Come si spiegano, allora, queste differenze fra le due colonne coclidi? Secondo il Becatti, a partire dall’età di Commodo, le tendenze dell’arte popolareggiante (l’arte plebea), che erano sempre state vive nell’artigianato artistico, iniziano a confluire nell’arte ufficiale. Infatti, “proprio nell’età di Commodo si possono individuare quei presupposti che, in poco meno di un secolo, sfoceranno nella forma artistica tardo-antica” (Bianchi Bandinelli, Becatti). Tuttavia i rilievi della colonna Antonina e quelli dei pannelli aureliani dell’Arco di Costantino sono ancora opera di maestri d’alto livello: sotto il regno degl’Imperatori della dinastia antonina, infatti, a Roma si erano formate delle botteghe in cui operavano scultori greci immigrati. Affievolitasi la presenza di maestranze greche sotto il regno di Commodo, la realizzazione dei monumenti ufficiali venne affidata ad artisti romani che avevano lavorato in passato sotto la guida di maestri greci. Per questo nell’età di Commodo vediamo affiorare quella tendenza alla disorganicità espressiva che era propria della cultura figurativa etrusca, latina e italica, e che nel campo dell’arte ufficiale era stata sinora smorzata e nobilitata dal superiore naturalismo classicheggiante. 

 

 

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