ROMA - I MONUMENTI

 

CASINA DEL CARDINAL BESSARIONE, Via di Porta S. Sebastiano 9     Come arrivare

 

La Casina del Cardinal Bessarione è un esempio di architettura rinascimentale romana. Nata come villa di campagna per sfuggire alla calura estiva e alle dispute di Palazzo, è stata la residenza di importanti personalità, fra cui spicca quella del Bessarione. La loggia e le stanze affrescate, la ricca dotazione di mobilio d’epoca, i restauri attualmente in corso la rendono un piccolo gioiello da svelare.  Abitualmente chiusa al pubblico, la Casina si arricchisce ancor più quest’anno con il ritorno di quasi tutto il materiale a lei appartenente e finora conservato nei magazzini dei Musei Capitolini: ricche ceramiche, quadri, arredamento ligneo consentono così di conferirle il titolo di Museo dell’abitazione.

La Casina ha varie epoche di costruzione che possono essere divise in varie fasi:

1.     PRIMA FASE: livello funerario costituito da due sepolcri quadrangolari di epoca romana (I sec a.C.) infatti come è stato già detto la via Appia all’epoca della costruzione dei sepolcri si trovava in zona extraurbana

2.     SECONDA FASE: edificio di età imperiale che a sua volta ebbe tre livelli costruttivi:

·         una fondazione in opera a sacco

·         resti di tabernae (che sono riferibili a due lunghi muri e a due ambienti: uno in opus spicatum, l’altro comunicante con un cortile) e che fanno presupporre la presenza di un’altra fase in cui l’edificio aveva funzione economico-mercantile

·         costruzione di due unità abitative sulla tipologia delle case a giardino di Ostia

3.      TERZA FASE: fase medievale: la casina cadde in rovina e le zone adiacenti alla Via Appia e alla via Latina diventarono sede di vigne e orti. In questo periodo la parte sud-ovest della casina venne adibita a ospedale.

4.     QUARTA FASE: dopo il 1439 diventa residenza episcopale estiva: da questa data inizia l’ampliamento della casina ed è in questa fase che si innesta il presunto legame della casina con la figura del Cardinal Bessarione. Non c’è nessun dato oggettivo a sostegno questa ipotesi, fondata solo sul legame tra la casina e la chiesa di S. Cesareo di pertinenza del vescovado di Tusculum di cui il Bessarione fu appunto vescovo.
Per di più nei fregi che decorano le stanze della villa compare sempre lo stemma della famiglia del cardinale Battista Zeno, anche egli vescovo di Tusculum dopo Bessarione.

5.     QUINTA FASE: La casina nel Quattrocento: venne ampliata con il fianco nord-est sulla via principale e assunse  caratteristiche simili a quelle delle ville rinascimentali, nelle quali si tendeva a fondere l’edificio con lo spazio naturale circostante

6.     SESTA FASE: fase post-rinascimentale: la villa cadde in abbandono e venne trasformata in un’osteria di campagna con delle opere di restauro che la modificarono totalmente nella struttura

7.     SETTIMA FASE: anni del Governatorato: venne condotta un’intensa opera di restauro affidata ad Adolfo Pernier, con lo scopo di recuperare l’assetto originario della casina. Il restauro fu portato a termine nel 1933 quando la casina fu usata da Mussolini come luogo di rappresentanza per incontrare il presidente del Consiglio di Ungheria.
In questi ultimi anni la Casina è stata oggetto di un accurato restauro conservativo.

 

La Casina del Cardinal Bessarione presenta tutte le principali caratteristiche strutturali della villa rustica rinascimentale, che possono essere sintetizzate in due elementi fondamentali:

1.     la loggia, è l’elemento più significativo e visibile dell’edificio nonché il luogo di rappresentanza della Casina, dove si svolgeva la vita pubblica e che in qualche modo può essere paragonata all’impluvium della casa romana. La loggia, per la sua collocazione, costituisce anche la mediazione tra l’ambiente esterno del giardino e quello interno del salotto ed è un luogo di passaggio obbligato per gli ospiti.

2.     il giardino, è uno degli elementi caratteristici della villa rinascimentale, che si tendeva a mettere in relazione con l’ambiente naturale circostante attraverso la costruzione di architetture e tramite una rigorosa cura delle piante. Lo spazio dell’uomo e quello della natura vengono visti come un tutt’uno, come qualcosa di inscindibile. Per i romani lo spazio naturale era imprescindibile dall’edificio. L’importanza che essi danno al giardino emerge non solo dal fatto che costruiscono architetture da giardino o vicoli, ma anche dalla scelta meticolosa delle piante. Essi pensavano infatti che la scelta delle piante non solo dovesse essere coerente con l’ambiente, ma usavano anche piante aromatiche o erbe odorifere perché ritenevano che facessero bene a livello psichico.  Si pensava infatti che il giardino fosse un elemento indispensabile per la tranquillità della casa e che  facesse da contorno al passeggiare e al meditare sereno del padrone di casa. Attraverso l’elemento del giardino non solo si recupera l’ars topiaria (l’arte cioè di dare forma architettonica alla natura), ma si ricreano a livello intellettuale anche gli antichi otia letteraria.

All’interno è divisa in modo razionale e presenta sei stanze al piano superiore e sei al piano inferiore. L’ambiente più significativo è senza dubbio la Sala Regia, che si trova nel piano nobile e che presenta una lunetta decorativa di difficile interpretazione. Questa lunetta è prima di tutto mancante di una parte, in corrispondenza della quale , durante le numerose fasi costruttive della casina, era stata aperta una finestra. Nell’affresco della lunetta si possono identificare, a partire da sinistra, la figura di una donna che calpesta un drago, una santa identificata con santa Caterina d’Alessandria (per la ruota dentata che reca in mano) e una figura maschile in trono. Generalmente si è arrivati ad identificare la figura femminile con la Madonna e quella maschile con Cristo, perciò si tratterebbe di un’ “incoronazione della Vergine” che però è stata smentita dalla posizione della Vergine a sinistra del Cristo,posizione inusuale della Vergine. Eliminata questa ipotesi ne sono state proposte altre due:

1.     secondo il Pernier si tratterebbe di un San Giorgio e il drago, identificando la figura femminile con la principessa liberata da San Giorgio dalle grinfie del drago

2.  l’identificazione della Madonna con santa Margherita d’Antiochia, della quale si racconta che sia stata inghiottita da un drago e che gli abbia squarciato la pancia prima di morire.

Questa ipotesi è la più accreditata in quanto in una sua fase costruttiva la casina aveva annessa un ospedale, e nel Medioevo era frequente che gli ospedali avessero annessi a loro una cappella con delle raffigurazioni di santi.

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