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ROMA - I MONUMENTI
BASILICA DI NETTUNO
Addossati alle pareti posteriori della "Rotonda", si trovano i cospicui avanzi della “Basilica Neptuni”, detta anche portico o tempio, innalzata da Agrippa per celebrare degnamente le sue vittorie navali, nel 25 a.C., insieme con il Pantheon e le terme. I resti, posizionati dalla parte posteriore dell'ingresso del Pantheon, sono di una grande aula rettangolare, di cui resta visibile la metà settentrionale, con una grande nicchia nel mezzo e due più piccole ai lati. E’ lunga m.45, larga 19: è costruita in opera laterizia, già rivestita di lastre di marmo; in ogni lato erano collocate quattro colonne, due di pavonazzetto e due di granito rosso, che reggevano i pennacchi della volta a triplice crociera. Al di sopra dei capitelli corinzi e dell'architrave si svolgeva un elegante fregio con tridenti, delfini e conchiglie, di cui rimangono ancora alcuni frammenti rimessi al posto. L'ingresso era nella metà opposta, che è ancora in parte sepolta sotto la strada e le case a sud. Per quanto non vi fosse un collegamento diretto con il Pantheon, l'aula fa corpo insieme con la rotonda, ma sembra che sia stata eretta qualche tempo dopo, forse in relazione con tutta la contraffortatura esterna del monumento. La copertura dell’edificio crollò nel XIII secolo, successivamente iniziò una massiccia spoliazione di resti, tanto che durante il pontificato di Niccolò V, tra il 1451 ed il 1452, parte della decorazione architettonica fu trasportata in Vaticano. Pochi anni più tradi nel 1459, nel monumento fu installato un filatoio o una fabbrica di cordami, come testimoniano documenti dell’epoca. Durante il XVI secolo l’ambiente venne tagliato dall’apertura di via della Palombella e sulla parte meridionale dei suoi resti fu costruito il Palazzo della Accademia Ecclesiastica, mentre si intensificò la sistematica spoliazione delle strutture superstiti. L’ampia aula basilicale è nota da numerosi disegni e schizzi del XVI secolo, opera tra gli altri di Andrea Palladio, Giovanni Antonio Dosio, Alberto Alberti.Fino ai recenti studi su questa zona del Campo Marzio essa veniva creduta parte delle terme di Agrippa: ora è dimostrato che era la basilica “Neptuni” rifatta da Adriano e identica al Poseidonion che Dione Cassio menziona tra gli edifici che furono danneggiati dal funesto incendio del 79 d.C. sotto Tito.
(Fonte www.anticheopinioni.it )