ROMA - I MONUMENTI

 

 

ARA PACIS AUGUSTAE, Lungotevere in Augusta     Come arrivare

 

L'Ara Pacis rappresenta una delle più alte espressioni dell'arte augustea e insieme un'opera dai profondi rimandi simbolici, che acquistano significato nel quadro del passaggio storico dalla Repubblica al nuovo assetto imperiale. La sua costruzione fu votata dal Senato romano nel 13 a.C. per celebrare il vittorioso ritorno di Augusto dalle province occidentali, come lo stesso princeps ricorda nel racconto delle sue Res gestae. Poiché la dedicatio del monumento fu celebrata il 30 gennaio del 9 a.C., sappiamo che il completamento dell'opera richiese in tutto tre anni e mezzo, necessari alla realizzazione della ricca e complessa decorazione, affidata con tutta probabilità a scultori neoattici attivi a Roma nel I sec. a.C. L'Ara Pacis è costituita da un recinto con due fronti di m.11,63 e due lati di m.10,625. Al centro dei lati più corti due aperture danno accesso all'altare propriamente detto, sul quale venivano compiuti i sacrifici. La decorazione scultorea corre sia sul lati esterni che su quelli interni del recinto. Quella esterna si svolge su due fasce: la superiore reca un fregio figurato, l'inferiore una decorazione vegetale a girali d'acanto. Questa decorazione a bassorilievo rappresenta uno dei capolavori della scultura classica. I girali si sviluppano con simmetria rigorosa intorno all'asse disegnato dallo stelo verticale dell'acanto e celano nel fogliame piccoli animali (lucertole, serpenti, scorpioni e rane) o si intrecciano con rami di altre piante (uva, edera ed alloro). L'intera composizione è sormontata e ritmata dalla presenza di cigni ad ali spiegate in posizione araldica. L'evidente valenza simbolica dell'intero disegno e dei singoli elementi allude allo stato aureo di natura e al ritorno di un'età di rinascita e prosperità sotto la guida del princeps. La fascia superiore esterna del recinto rappresenta, sui lati nord e sud, una processione. Sul fronte meridionale, rivolto verso la città, compare Augusto a capo velato e coronato di alloro, preceduto e seguito dai membri degli amplissima sacerdotia, le principali cariche sacerdotali dello Stato. Secondo l'interpretazione corrente, lo precedono i Pontifices e lo circondano gli Augures (da identificare piuttosto come consules, secondo una più recente lettura critica) mentre al suo seguito si riconoscono i tre Flamines maiores, i sacerdoti di Giove, Marte e Quirino, la massima triade di divinità della Roma arcaica. Il significato della processione è oggetto di diverse interpretazioni. Un’ipotesi vuole Augusto ritratto nell'atto di procedere all'inauguratio, la cerimonia celebrata dagli Augures prima di dare inizio alla costruzione di un edificio sacro. La scena raffigurata sarebbe dunque l'inauguratio della stessa Ara Pacis, celebrata nel 13 a.C. E' anche possibile tuttavia che ad essere qui rappresentato sia invece il reditus di Augusto, il suo ritorno a Roma dalle vittoriose campagne in Gallia e Spagna, avvenuto il 4 luglio dello stesso 13 a.C. In questo caso i consoli e i massimi sacerdozi romani sarebbero rappresentati nell'atto di accogliere il principe vittorioso, portatore di pace, prosperità e abbondanza. Sullo stesso fronte meridionale è ritratto Agrippa, amico, principale collaboratore e genero di Augusto, morto nel 12 a.C. durante la realizzazione dell’Ara Pacis. Agrippa apre la sequenza dei famigliari, concepita come un vero e proprio programma dinastico. La successione dei congiunti è così sapientemente calcolata che, come è stato notato, tutti gli imperatori romani, fino a Nerone, discendono dai membri della famiglia Giulia qui raffigurati. Altri membri della famiglia imperiale, in genere di minore spicco, compaiono sul lato settentrionale del recinto. Qui la processione ritrae gli ordines sacerdotali dei Septemviri epulones, addetti ai sacrifici cruenti, degli Augures e dei Quindecemviri sacris faciundis, custodi dei libri sibillini, esaurendo in questo modo la rappresentazione delle cariche religiose più importanti dell’ordinamento romano. Le due fronti dall'edificio, ai lati delle porte, sono decorate nella fascia superiore da quattro pannelli, due per ciascun lato. Sui pannelli del fronte occidentale sono rappresentati Enea che sacrifica una scrofa ai penati e Romolo e Remo allattati dalla lupa. Il primo motivo celebra la discendenza romana, e quella della gens Julia in particolare, da Enea e da suo figlio Julio Ascanio, da cui prende il nome la famiglia di Augusto. Il pannello di sinistra è molto frammentario. In esso era rappresentata la lupa che allatta Romolo e Remo alla presenza del dio Marte, padre dei gemelli, e del pastore Faustolo. In questo modo l’Ara Pacis significava la doppia origine divina dei romani e del principe: dal dio guerriero i primi, tramite i gemelli, da Venere il secondo, tramite il pius Enea. Sul fronte orientale il pannello di sinistra rappresenta la cosiddetta Tellus, secondo il motivo ellenistico della terra fertile e dei suoi frutti, rappresentati dai due putti che le siedono in grembo. La Tellus, certamente la rappresentazione più nota e studiata dell'intera Ara Pacis, è in realtà meglio interpretabile come divinità polisemica, dalle molte valenze simboliche, riassuntiva dei significati di pace e prosperità e assimilabile, par altri versi, alle figure di Ghe, Venere e Rea Silvia. Ai lati due ninfe, una su un cigno, la seconda su un drago marino, forse a simboleggiare l’aria e l’acqua. Del pannello di destra resta solo il frammento di una figura femminile seduta sopra un trofeo d’armi: con tutta probabilità la dea Roma vincitrice, forse affiancata, all’origine, dalle figurazioni di Honos e Virtus. Giuste queste interpretazioni, l’Ara Pacis accoglieva chi entrasse dalla via Flaminia con la rappresentazione della pax romana stabilita tramite l’imperio terra marique. Anche lungo le pareti interne del recinto si svolgono due fregi sovrapposti, rappresentanti l'inferiore una palizzata in legno e il superiore una serie di ghirlande di frutta e foglie, in cui si distinguono piante di valore simbolico intramezzate da bucrani sorretti da fasce sacrificali. Da un'analisi condotta nel 1937 si è supposta la cromia delle figurazioni vegetali e la doratura del vasellame sacrificale. L'altare interno è forse la parte meno conservata dell'Ara. Pochi i frammenti recuperati del fregio che correva lungo lo zoccolo. All'altezza della mensa rimane invece una figurazione di dimensioni ridotte, dove si distinguono le vestali, gli apparitores che le accompagnavano e tre buoi sacrificali, forse condotti dai victimarii al sacrificio annuale che ogni anno, come ricordano le Res gestae, si celebrava sulla stessa mensa.

 

Per saperne di più: www.arapacisaugustae.it       

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