ROMA - I MONUMENTI

 

 

ALTARE DELLA PATRIA, Piazza Venezia

 

Già nella strutturazione degli spazi è sensibile il richiamo all'età antica: il modello è quello del grandioso altare di Pergamo di età ellenistica, e dei santuari romani articolati scenograficamente in grandi terrazzamenti, adagiati sul fianco di una collina, su cui si distribuiscono scale, terrazze ed elementi architettonici (tipo esemplare è il santuario prenestino della Fortuna Primigenia a   Palestrina). La costruzione è impiantata intorno al movimento della imponente scalea che si divide in due rampe per avvolgere l'Altare della Patria e convergere dietro questo verso la statua del re, riunendosi alle sue spalle fino all'ampio ripiano superiore, dove ha termine di fronte ai propilei che introducono simmetricamente all'imponente portico. L'apparato figurativo, composto da un gran numero di opere scultoree (statue, altorilievi, fregi), non si limita a una pura funzione ornamentale ma, carico di simbolismi e allegorie, esplicita più compiutamente gli ideali patriottici sottesi alla realizzazione del monumento. Due gruppi in bronzo dorato sovrastano le testate laterali dello scalone: sono le allegorie del Pensiero, a sinistra dell'osservatore, e dell'Azione, a destra. All'esterno due fontane sono poggiate contro l'alta zoccolatura che corre sotto al primo ripiano, con le figure titaniche del Tirreno a destra e dell'Adriatico a sinistra. La prima vasta rampa è fiancheggiata da due leoni alati e da due Vittorie in bronzo, poggiate sui rostri di antenne portabandiera. Lateralmente si distende la balaustra del primo vasto ripiano, interrotta da podi che sorreggono quattro gruppi marmorei: la Forza, la Concordia, il Sacrificio e il Diritto. Al centro del ripiano si trova l'Altare della Patria, una composizione architettonica costituita da un'edicola che ospita la statua di Roma, verso cui si orientano gli altorilievi laterali che corrono sul basamento del monumento soprastante, che rappresentano allegorie delle virtù belliche e civiche. Ai lati dell'Altare, due brevi rampe di scale conducono ai grandi portali, inquadrati fra colonne e statue allegoriche, che ammettono ai vasti locali interni. Altre due scalinate riportano verso il centro, alla statua equestre di Vittorio Emanuele II, alta 12 metri, in bronzo dorato; il basamento è riccamente ornato da trofei d'armi nello zoccolo quadrato più basso e, nella fascia superiore, da statue delle città d'Italia, abbigliate con vesti di stile medievale. Si incontra qui una delle commistioni più evidenti all'interno di un linguaggio architettonico e decorativo che si richiama esplicitamente all'antica Roma, utilizzandone tutto il repertorio linguistico, rivisitato, come si è visto, alla luce dell'eclettismo ottocentesco. Riunitasi brevemente dietro il monumento equestre, la scalinata si divide nuovamente per condurre al ripiano superiore, scandito nella sua lunghezza da otto are con i simboli araldici delle città italiane liberate nella guerra del 1915-18 e, in mezzo, un masso del Monte Grappa; il Bollettino della Vittoria del 4 novembre 1918 è inciso sulla parete del portico curvilineo, composto di 16 colonne alte 15 metri. L'architrave della trabeazione è ornato di aquile e festoni di quercia; l'attico ospita le statue delle regioni d'Italia, alte 5 metri. I propilei laterali da cui si accede al portico sono preceduti da due rampe di scale fiancheggiate da colonne su basamento scolpito e sormontate da Vittorie di bronzo dorato. I vestiboli sono decorati in alto da quattro grandi lunette allegoriche a mosaico realizzate con un elegante gusto liberty. Si passa di qui nel portico lungo 72 metri, con soffitto a lacunari. Sopra i propilei s'innalzano le due colossali quadrighe di bronzo con Vittorie alate. Percorrendo il perimetro esterno del Vittoriano, si trovano tracce delle preesistenze sopravvissute alle trasformazioni operate sul tessuto urbano dal nuovo impianto monumentale: a sinistra, davanti alla fontana dell'Adriatico, sono conservati i resti della tomba di C. Publicio Bibulo, del primo secolo a.C., di rilevante importanza archeologica: permette infatti di individuare l'inizio della via Flaminia, al di fuori del perimetro delle mura serviane (al cui interno non era consentito seppellire i morti). Procedendo verso destra, una rientranza tra il Vittoriano e la scalinata dell'Ara Coeli, mostra i resti di una casa o insula romana del II secolo d.C., a quattro piani, con facciata ad arcate e finestre. Il reperto romano conserva anche resti di epoca successiva: a livello della strada, una absidiola con una Pietà del secolo XIV e un campaniletto a bifore testimoniano la presenza della chiesetta medioevale di S. Biagio de' Mercato (poi S. Rita).

 

Per saperne di più: http://www.enel.it/eventi/lucearte/lazio/altarepatria.asp             

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