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ROMA - LE CHIESE
CHIESA DI SAN GIOVANNI A PORTA LATINA, Via di Porta Latina 17
Questa insigne basilica situata presso la porta Latina, e al di qua della medesima, fu eretta da Gelasio I (492‑496) e riedificata da Adriano I nel 772. Leone II la riunì a S. Giovanni in Laterano; unione che, confermata nel lasso dei secoli da altri pontefici, perdura anche oggi. Celestino III nel 1190 consacrò nuovamente la chiesa, come si rileva da un' antica epigrafe. Ebbe soggette molte chiese, fra le quali S. Stefano a Capo d'Africa, S. Lorenzo al portico di S. Pietro, S. Anastasio e S. Lucia in Colonna. Soppressa l' antica collegiata, i pingui redditi della nostra basilica furono incorporati alla mensa capitolare della basilica lateranense. Il luogo dove sorge è quello in cui S. Giovanni subì la prova dell' olio bollente, dopo la quale fu relegato a Patmos. La chiesa fu anticamente servita da una collegiata sotto un arciprete particolare, ma nel secolo XV sembra che più non lo fosse più. Leone X la fece titolo di cardinale; da Lucio II fino a Bonifacio VIII ebbe annesso un convento di monache benedettine. Poi il capitolo lateranense l' affidò ai padri Trinitari Scalzi della Mercede. La chiesa è divisa in tre navi sostenute da dieci colonne di marmi diversi. Presso la medesima, nell' orto adiacente, c'è l' antico puteale dell' atrio, oggi distrutto, monumento del secolo X, sul quale, in lettere dello stesso tempo scritte in giro, si leggono le parole d' Isaia: OMNES SITIENTES VENITE AD AQVAS, precedute dalle altre EGO STEPHANVS † IN NOMINE PAT. ET FILII ESP. . . . .I. L' Anonimo di Torino annovera la chiesa fra quelle della seconda partita e scrive in quel tempo aveva fratres paupertatis XV. Presso la basilica, dall' altra parte della Latina, ai piedi d' una piccola altura sovrastante alla porta e nei secoli di mezzo detta Monte Calvarello e poi Monte d' oro, v' è una cappella bramantesca detta S. Giovanni in oleo, che si crede esser propriamente il luogo ove il santo Evangelista fu posto nella caldaia. Questa cappella fu riedificata sotto Giulio II nel 1509, a spese del prelato francese Adam, che sull' architrave della porta pose lo stemma di sua famiglia col motto: AV PLAISIR DE DIEV.
Tratto dal testo di pubblico dominio "Le Chiese di Roma" di Mariano Armellini, 1891