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ROMA - LE CHIESE
CHIESA DI SAN CARLINO ALLE QUATTRO FONTANE, Via del Quirinale 23
Il convento, costruito dal Borromini,
si sviluppava su quattro livelli: il piano terra conteneva il refettorio con
impianto rettangolare ad angoli smussati e volta lunettata e gli ambienti di
servizio, i due livelli superiori erano occupati dai dormitori, e l'ultimo era
destinato interamente alla biblioteca. Rispetto alla breve facciata sulla Strada
Pia composta da tre assi di aperture, quella interna verso il giardino
costituiva il fronte principale del primo nucleo del convento ed era connotata
architettonicamente in modo da riflettere le diverse funzioni dei vari livelli.
Secondo quanto appare in un disegno di Borromini conservato all'Albertina di
Vienna, il convento doveva essere completato con un'altra ala lungo il giardino
verso la Strada Felice, che non fu realizzata. Solo nel 1710 vennero realizzati
tre distinti corpi di fabbrica per racchiudere il giardino.
Il chiostro fu iniziato nel febbraio 1635, e due anni dopo doveva essere
ultimato almeno per quanto riguarda i lavori murari; mentre i capitolati con gli
scalpellini per la realizzazione delle balaustre a pilastrini triangolari furono
sottoscritti solo nel luglio 1644. L'impianto ottagonale, ricavato dal taglio
diagonale degli angoli di un rettangolo, si sviluppa in altezza con due ordini
sovrapposti di colonne tuscaniche, con variazioni negli angoli costituite da una
campata convessa al primo livello. Un pozzo ottagonale richiama la forma della
pianta. La facciata del convento sulla Strada Pia venne completata solo tra il
1662 e il 1664, prima dei lavori per il contiguo prospetto della chiesa.
La costruzione della chiesa, iniziata nel 1638, fu portata a compimento nel 1639
per quanto riguarda la struttura al rustico, e soltanto nel 1642 per la
decorazione in stucco (iniziata nel 1640). Allo stesso periodo risale il
campanile quadrangolare originario (sostituito con la torre attuale nel 1670,
quando fu anche ridisegnato il prospetto angolare sul crocevia delle Quattro
fontane sovrastante la fontana del fiume Tevere).
Le prime testimonianze del progetto della chiesa risalgono agli anni
1634-36, quando l'iniziale idea di una pianta ad ottagono allungato con
terminazioni rettilinee per il vestibolo e il coro e a due cappelle laterali
rettangolari, venne modificata, dapprima sostituendo alle terminazioni e alle
cappelle ambienti semicircolari, e quindi riducendo questi ultimi a semplici
tratti curvi, a seguito del riposizionamento del corpo della chiesa al fine di
ricavare la sagrestia nella parte orientale del complesso.
Sulla matrice geometrica del progetto esistono molte versioni spesso
contrastanti tra loro perfino sulla figura generatrice: ovale, cerchi
concatenati, losanga, combinazione di ellissi, croce greca, ecc.. Tuttavia la
base formale del progetto sembra consistere nella combinazione tra il rettangolo
perimetrale e la serie di ovali inscritti che regolano i flessi della cupola,
secondo schemi geometrici elementari elaborati con un metodo empirico,
facilitato dai minimi problemi statici garantiti dalle ridotte dimensioni
dell'ambiente. Al riguardo appare particolarmente pertinente l'affermazione del
Cancellieri, nel 1788, che la chiesa di San Carlino poteva essere contenuta
all'interno di uno dei pilastri della basilica di San Pietro.
L'interno della chiesa è ripartito da un ordine gigante di colonne di ordine
composito con interassi che racchiudono con sequenza alternata un settore più
ampio, occupato da una porta e una nicchia, e uno più stretto occupato da una
nicchia più piccola. La trabeazione ricorre per l'intero perimetro interno
flettendosi in corrispondenza dell'abside e dei settori laterali curvilinei e
conferendo una grande continuità formale al piccolo ambiente. Al di sopra di
essa la forma della chiesa si ricompone nell'ovale della volta caratterizzato
dall'originale disegno dei cassettoni ottagonali e cruciformi, aperta su un
lanternino ottagonale con finestre su ciascun lato, che esalta la luminosità
prodotta dall'uniforme colorazione bianca della sala.
Sotto la chiesa è ricavata una cripta caratterizzata dallo stesso impianto
planimetrico, con due cappelle annesse, una delle quali probabilmente era stata
destinata da Borromini a luogo della sua sepoltura.
Dopo il completamento della facciata del chiostro e di quella del convento, nel
1665 si iniziò anche la facciata della chiesa. La fabbrica proseguì nei due anni
successivi, fino alla morte di Borromini, quando era terminato l'ordine
inferiore e quello superiore era appena iniziato e senza decorazione scultorea.
Dopo una prima ripresa dei lavori nel 1669 a cura di Bernardo Castelli Borromini,
nipote dell'architetto, il secondo ordine fu completato tra il 1674 e il 1676,
privo della statua di San Carlo Borromeo, posta nella nicchia principale solo
nel 1680, e di quelle dei padri fondatori, poste nelle nicchie laterali, pagate
due anni dopo.
La genesi del progetto della facciata risale a una prima idea tendente alla
coincidenza tra interno ed esterno, ribadita dalla presenza di due colonne
aggettanti ai lati dell'ingresso, simili a quelle interne. Un successivo
approfondimento mostra l'influenza sulla facciata dell'immediato contesto urbano
ed in particolare dalle diagonali formate dagli smussi corrispondenti delle
Quattro Fontane.
La versione definitiva, invece, è caratterizzata soprattutto dalla declinazione
di schemi triangolari che riflettono un articolato significato simbolico
riferito al mistero trinitario.
Due ordini sovrapposti di colonne corinzie, ripartiscono la facciata
assecondandone l'andamento mistilineo, ribadito dal forte aggetto dalla
trabeazione che divide i due ordini, sormontata da un attico balaustrato, e da
quella di coronamento del secondo ordine, anch'essa balaustrata, interrotta al
centro da un grande medaglione. Ordini minori di colonne attenuano la spiccata
verticalità della facciata creando due più leggeri ricorsi orizzontali, che
partecipano al complesso contrappunto dialettico determinato dalla curvatura
convessa del corpo centrale del primo ordine, sottolineata dall'edicola
cilindrica sovrastante, in rapporto con la curvatura concava che connota gli
altri settori della facciata delimitati dall'ossatura dell'ordine.
Per saperne di più: http://www.sancarlino-borromini.it/chiesa/pubblicazioni.asp