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ROMA - LE CHIESE
CHIESA DI S. VITO MODESTO E CRESCENZIA, Via Carlo Alberto 47
La prima menzione
certa della Chiesa dei SS. Vito e Modesto, già detta in Macello, dal vicino
Macellum di Livia, si trova nella vita di papa Leone III (795-816). Altre
notizie certe sulla diaconia di San Vito risalgono al secolo XI, poiché da quel
momento la chiesa viene citata in tutti i cataloghi riportanti le chiese di
Roma.
Dopo un secolare abbandono, essa cadde in completa rovina cosicché Sisto
IV della Rovere nel 1477, poco lontano dalla primitiva chiesa, erigeva quella
odierna affidandola alle monache di S. Bernardo, trasferitesi poi al monastero
di S. Susanna.
Passato circa un secolo, la chiesa nuovamente fatiscente veniva semi
abbandonata, sussistendo tuttavia come titolo cardinalizio la cui istituzione
rimonterebbe a S. Gregorio Magno (590-604). Alle monache di S. Bernardo
succedeva il procuratore generale Cistercense e nel settecento i Chierici
Regolari Mariani.
Successivamente l'edificio conobbe alterne vicende: restaurato nel 1620
a cura del Principe Federico Colonna, con il decreto "Super Universam" del 1
novembre 1824, il papa Leone XII la erigeva a parrocchia della Basilica di Santa
Maria Maggiore.
L'edificio venne restaurato nel 1834 da Pietro Camporese il Giovane.
Alla fine dell'Ottocento l'espandersi della città oltre le Mura Serviane,
lo sviluppo del Rione Esquilino fino a Santa Croce in Gerusalemme e l'aumentato
numero dei fedeli, convinsero il parroco dell'epoca a propugnare l'apertura
della chiesa su Via Carlo Alberto. Ciò comportò un diverso orientamento
dell'edificio con nuovi restauri che terminarono nell'Anno Santo 1900.
Verso gli anni '70, ci si rese conto che San Vito era una delle poche
chiese di epoca sistina che potesse essere riportata allo stato dei restauri
effettuati da Sisto IV.
Si procedette quindi con la riapertura della chiesa su Via San Vito, con
l'eliminazione delle strutture superflue e con un diverso orientamento
dell'altare; a seguito di tale interventi l'edificio ha riacquistato
l'originaria spaziosità. L'interno è un'aula rettangolare che si conclude
nell'abside con al centro la riproduzione di un grande Crocifisso classico.
La pala d'altare era un affresco staccato e riportato su tela
raffigurante la Madonna con il Bambino e S. Bernardo; rimosso alla fine del
secolo scorso, è andato perduto.
Sulla parete sinistra il quadro dell'Immacolata di Pietro Gagliardi
(1809-1890). Nel soffitto cassettonato era la tela con il Paradiso, rimossa
negli ultimi restauri così come la decorazione ottocentesca di cui restano solo
alcune tracce. Sull'altare maggiore, anch'esso rimosso, si trovava un gruppo di
putti, prima opera romana di Camillo Rusconi (1658-1728) eseguita nel 1685.
Nella parete destra, due epigrafi con i nomi dei titolari della chiesa; dietro
una grata è la "Pietra scellerata", così detta dal vicolo omonimo da cui
proviene e su cui, si tramanda fossero uccisi molti cristiani, tra i quali San
Vito (martire sotto Diocleziano insieme ai SS. Modesto e Crescenzia); ad essa è
riconosciuto potere miracoloso contro il morso dei cani idrofobi. Si tratta, in
realtà, di un cippo romano con una iscrizione. Segue un bell'altare
rinascimentale ad edicola con un affresco attribuito ad Antoniazzo Romano
raffigurante la Madonna ed il Bambino tra i SS. Modesto, Crescenzia, Sebastiano,
Margherita e Vito, con il Salvatore benedicente sull'arco (datato 1483). Le due
mensole recano, quella di sinistra lo stemma della famiglia Peruzzi e l'altra lo
stemma partito con le armi della famiglia Machiavelli a destra e Federighi a
sinistra. Dirimpetto, sulla parete sinistra, un analogo altare con la Vergine
che offre il rosario ai SS. Domenico e Caterina da Siena (sec. XIX); segue il
piccolo monumento al Card. Carlo Visconti (1565). Più oltre, una targa (1620)
sormontata da stemma a memoria dei restauri effettuati da Federico Colonna, duca
di Paliano, guarito dal morso di un cane idrofobo (le finestre, ora tamponate,
sono una testimonianza seicentesca). Presso l'ingresso, un'epigrafe ricorda gli
interventi del Card. Cassetta ed un'altra gli ultimi lavori (1973-77) durante i
quali si è ripristinato l'aspetto quattrocentesco della chiesa e nell'ambiente
sottostante sono stati rinvenuti tratti di "mura serviane", di un acquedotto e
della Porta Esquilina.
Per saperne di più: http://www.sanvito-roma.it/