ROMA - LE CHIESE

 

 

BASILICA DI SAN CARLO AL CORSO, Via del Corso

 

INTRODUZIONE

 

La Basilica dei SS. Ambrogio e Carlo al Corso offre al visitatore motivi di grande interesse storico, artistico e devozionale, e nel contempo si presenta carica di immediate suggestioni estetiche.

L’interno a croce latina, diviso in tre navate da possenti pilastri, impressiona per la vastità e la ricchezza della decorazione che, specie in alto, assume un carattere fastoso: angeli, santi, profeti e figure modellate in stucco riempiono il presbiterio e gli altari.

Il barocco si manifesta con eleganza nelle cornici, nelle sagome delle finestre, nelle volute dei timpani, negli arabeschi della volta; lesene e capitelli corinzi dorati reggono il cornicione sul quale si eleva un basamento adorno di pannelli di stucco dorato e grandi foglie di acanto. Su questo zoccolo si imposta la volta, che guadagna così una insolita altezza.

L’oro degli stucchi, i colori degli affreschi, il tono dei marmi dei pilastri, i fregi, i cassettoni, i festoni, le volute, le conchiglie, i motivi geometrici concorrono a una decorazione fitta e varia.

Maestosa la veduta della cupola, tra le più imponenti e alte di Roma.

 

VICENDE STORICHE

 

I Lombardi, già presenti a Roma nel Medioevo con una “Schola Longobardorum” nei pressi di S. Pietro, divennero numerosissimi nella seconda metà del Quattrocento, quando Sisto IV affidò alla loro tradizionale maestria di tagliapietre e capimastri la costruzione della Cappella Sistina. Fu quindi lo stesso Sisto IV che il 29 agosto 1471 acconsentì alla fondazione di una Confraternita e, affinché avesse una chiesa e un ospedale nazionale, le concesse l’antica parrocchiale di S. Nicolò de Toffo in Campo Marzio. Ribattezzata sotto l’invocazione di S. Ambrogio dei Longobardi e più volte restaurata e abbellita, questa chiesa accompagnò per quasi due secoli le vicende della Confraternita, ospitò tra le sue mura l’allora Cardinale di Santa Prassede, Carlo Borromeo, e fu teatro della sua ardente predicazione e di quella pietà verso i malati che rifulse nel tempo della peste. I Lombardi di Roma furono quindi in prima fila nell’esultanza generale quando Paolo V lo elevò agli altari nel 1610, e nel 1612 la Confraternita, divenuta nel frattempo Arciconfraternita del SS. Ambrogio e Carlo della Nazione Lombarda, iniziò in onore del suo protettore l’attuale Basilica, la prima delle splendide chiese che a Roma gli furono dedicate: la posa della prima pietra risale appunto al 29 gennaio 1612. Ne disegnò la pianta Onofrio Longhi, ticinese, ispirandosi non tanto e non solo al Duomo di Milano, quanto piuttosto alle più antiche basiliche romane “ad corpus”, costruite cioè presso le reliquie degli Apostoli. Infatti Federico Borromeo concesse immediatamente (1614) la preziosa reliquia del Cuore di San Carlo, che ancora oggi si venera nella Basilica. Nei settanta anni che furono necessari per completare la nuova Basilica, si succedettero vari architetti, ma i più importanti furono Martino Longhi, figlio di Onofrio, che voltò le tre navate nel 1642, e Pietro da Cortona che, tre il 1668 e il 1669, eresse la splendida cupola. La facciata, che completò l’opera, fu eretta tra il 1682 e il 1684 su disegno del munifico Cardinale Protettore Luigi Omodei, che la fece realizzare a sue spese, e fu forse l’unica variante di rilievo apportata al progetto del Longhi.

 

ITINERARIO PER UNA VISITA

 

LA FACCIATA

La visita della Basilica comincia proprio dalla facciata, tra le più maestose di Roma. Essa diverge dall’orientamento del Corso perché segue il filo dell’antico S. Nicolò che era separato dal Corso da alcune casette, poi abbattute per creare una piazza davanti alla nuova chiesa. Le demolizioni di questo secolo hanno completamente distrutto questa piazza, rendendo così stridente il contrasto tra i due orientamenti. Scandita da un solo ordine colossale di pilastri corinzi, la facciata è tripartita e il settore centrale è sottolineato da una coppia di semicolonne che si addossano a pilastri. Tutta la decorazione è concentrata nell’elaboratissimo timpano, articolato secondo i risalti della pianta. Le fanno da ala i due palazzi simmetrici, costruiti nel 1685, per ospitare e per dotare l’ospedale dell’Arciconfraternita. Sembra che originariamente la facciata fosse color mattone e travertino, in delicata armonia con i palazzi laterali.

 

L’INTERNO

Misura m. 72 x 54 ed è articolato in tre navate con cappelle laterali.

La navata centrale la cui straordinaria verticalità è dovuta a uno zoccolo decorato e fogliame di acanto, inserito da Martino Longhi fra il cornicione e la volta, trova un ideale prolungamento nella calotta absidale della tribuna.

Sulla volta l’affresco di Giacinto Brandi “La Caduta degli Angeli ribelli”, eseguito tra il 1677 e il 1679.

Le navate laterali, dotate di cappelle a cupola, si prolungano fino a ricongiungersi in un deambulatorio che avvolge la tribuna. Sull’asse delle due cappelle laterali, a destra e a sinistra della tribuna, si crea un transetto il cui incrocio con la navata centrale è coronato dalla cupola. La decorazione in stucco dorato delle volte della navata centrale, del transetto e della tribuna, è stata disegnata da Pietro da Cortona ed eseguita dai suoi migliori allievi, gli stuccatori Cosimo e Giacomo Fancelli (1619-1671). Le campate delle navate minori, in corrispondenza delle cappelle e del deambulatorio, sono una vera e propria galleria del tardo Seicento romano. Le statue sono tutte opera di Francesco Cavallini, eseguite tra il 1677 e il 1682.

 

LA CUPOLA

Alta 72 m. s.l.m., ultima opera di Pietro da Cortona, segna il culmine del classicismo barocco, con l’elegante ordine di colonne che sostiene e slancia la calotta vera e propria. Il cupolino e i peducci, decorati dal Brandi per l’Anno Santo 1675, rappresentano l’Eterno Padre e gli Evangelisti.

 

LA TRIBUNA

Originariamente comunicante con il deambulatorio mediante i tre grandi arconi e le due aperture intermediarie, è oggi conclusa dalla grande pala di Carlo Maratta, “Gloria dei SS. Carlo e Ambrogio”, dipinta sul posto tra il 1685 e il 1690. L’altare maggiore, con tutte le suppellettili bronzee, fu voluto dal Cardinale Scotti e terminato nel 1725. Il catino absidale è decorato da un finto arazzo con “San Carlo fra gli appestati”, e la volta con “San Carlo in gloria”, affrescati dal Brandi tra il 1675 e il 1677.

 

IL TRANSETTO

Sulla volta ancora due riquadri del Brandi, con “Santi in gloria” e splendidi stucchi dei Fancelli, raffiguranti “Angeli musicanti”.

La cappella di destra, dedicata all’Immacolata Concezione, fu decorata con i frutti dell’eredità del Cardinal Parravicini, il cui stemma, il cigno, campeggia sugli scudi bronzei dell’altare. Fu completata nel 1769 su un progetto, di qualche decennio più antico, di Paolo Posi; la pala dell’altare è una copia musiva dell’”Immacolata Concezione fra i Dottori della Chiesa”, dipinta da Carlo Muratta per la Cappella Cybo in Santa Maria del Popolo. La statua di sinistra, il Re David, antenato di Maria, è opera dello scultore francese A. Le Brun, mentre, a destra, la Giuditta, prefigurazione di Maria, è opera del toscano Pietro Pacilli. La sontuosa decorazione in marmi rari e bronzi dorati è servita da modello per la Cappella del SS. Sacramento, a sinistra della tribuna, realizzata dall’arch. Bazzani nel 1929 in occasione del giubileo sacerdotale di Pio XI con marmi di cava moderna. Sull’altare “L’Eterno ed Angeli adoranti”, dipinto tra il 1627 e il 1632 da T. Luini, allievo di A. Sacchi. Le sculture sono di Eugenio Maccagnani e Guido Galli.

 

IL DEAMBULATORIO

Le volte delle cinque grandi campate da sinistra a destra furono decorate da:

Carlo Ascensi (1679) con “La Penitenza”;

G.Battista Boncore (1679) con “L’Umiltà, l’Orazione, la Perfezione e la Fortezza”;

Luigi Garzi (1681) con una “Gloria di Angeli”;

Ludovico Gemignani (1680) con “La Vigilanza”;

Fabrizio Chiari (1678) con “Pazienza, Tolleranza, Discrezione”.

Sono tutti affreschi, meno “La Gloria degli Angeli” del Garzi, che sembra un olio su pietra ed è in senso opposto agli altri, perché doveva essere visibile dalla tribuna attraverso l’arcone. La chiusura dell’arcone è mascherata dal grande stendardo dell’Arciconfraternita, di scuola marattesca, raffigurante “San Carlo in adorazione della Vergine col Bambino”. Sotto lo stendardo il sacello che custodisce il Cuore di San Carlo.

 

NAVATA DESTRA

Dall’altare dell’Immacolata Concezione si imbocca la navata destra.

- Cappella della Sacra Famiglia. Sulla parete sinistra la bellissima “Estasi di San Francesco” del Morazzone, mentre sulla parete destra il “Beato Papa Innocenzo XI Odescalchi”, membro dell’Arciconfraternita, di anonimo della seconda metà del XVII secolo. La volta corrispondente è opera di G.B. Beinaschi (1678) e rappresenta “La Religione, la Fortezza, la Purezza e la Castità”.

- Cappella della Madonna “Auxilium Christianorum”. Sotto questa invocazione si venera infatti l’immagine della Vergine col Bambino, donata da San Vincenzo Pallotti alla Basilica di San Carlo, ove spesso aveva predicato il Mese di Maggio. La volta corrispondente è opera di Geronimo Troppa (1678) e raffigura “La Giustizia, la Legge e la Verità”.

- Cappella del Crocifisso. E’ ornata da un altare in legno dorato della fine del ‘500, salvato negli anni ’30 dalla demolizione dell’Oratorio del SS. Sacramento a Perugia. Sull’altare un Crocifisso, in peperino stuccato del Cavallini. Sulla parete sinistra “Gloria di San Carlo e Sant’Ambrogio” di anonimo marattesco, forse presentata per il concorso per la pala d’altare maggiore; a destra “S. Enrico d’Inghilterra”, opera di Francesco Rosa (?-1687).

La volta corrispondente è opera di Paolo Albertoni (1679) e raffigura “La Temperanza che rafforza la Volontà”. Sull’acquasantiera “S. Giovanni Battista”, pregevole scultura in marmo con tracce di doratura degli inizi del Cinquecento.

 

NAVATA SINISTRA

Si attraversa la navata Maggiore e si giunge alla navata sinistra.

- Cappella di S. Barnaba. Sull’altare “La Predica di S. Barnaba”, splendida pala di Pier Francesco Mola (1612-1666), commissionatagli dal Card. Omodei per la Basilica. La volta corrispondente è opera di Pio Paolini (1678) e raffigura “La Speranza e la Verità”.

- Cappella di San Filippo Neri. Sull’altare “L’Estasi di S. Filippo” di Francesco Rosa (?-1687). A destra e sinistra due pregevoli tele datate 1726, ma anonime, raffiguranti “Storie di San Luigi Gonzaga”. La volta corrispondente è opera di Francesco Rosa (1677) e raffigura “La Carità”.

- Cappella di S. Olaf. Oggi cappella nazionale dei Norvegesi. La pala d’altare, che raffigura il Santo Re di Norvegia, fu donata da Papa Leone XIII. A sinistra, “L’Adorazione nell’Orto”, opera del veneziano Pasquale de Rossi (seconda metà del XVII sec.), originariamente sull’altare di questa stessa Cappella. A destra una bellissima “Sacra Famiglia con S. Anna e S. Giovanni Battista”, di Cristoforo Roncalli, detto il Pomarancio. La volta corrispondete è opera di Luigi Garzi e raffigura “La Fede”.

 

LA SACRESTIA

A questo punto, tornati davanti alla Cappella del SS. Sacramento, si può chiedere a uno dei PP. Rosminiani, a cui è affidata la cura pastorale della Basilica, di visitare la Sacrestia.

- Sacrestia Papale (oggi Cappella feriale). Sull’altare “La Concezione tra i SS. Ambrogio e Carlo”, copia ottocentesca dell’ancona che si venerava sull’altare dell’Oratorio da prima del 1627. Sotto l’originale tabernacolo, in marmi rari, dell’Altare del Sacramento. Alle pareti, tra ritratti di papi e cardinali protettori, la “Crocifissione”, opera di Claude Mellan.

- Sacrestia Grande. Dalle ricche armadiature, opera di Pietro Gigli (1682 ca.). Sopra gli armadi ritratti di pontefici, imperatori e cardinali protettori della Basilica. Sull’altare “S. Ambrogio e due Diaconi” del Caravaggino (prima metà del XVII sec.). Sulle porte due bei busti di marmo, “Il Card. Omodei” e “Il Card. D’Adda”, opera di Agostino Cornacchini (XVIII sec.).

 

L’ORATORIO

Occupa il luogo (e forse ne conserva qualche vestigia) dell’antica Chiesa di S. Ambrogio. L’altare qui trasferito dall’antico Oratorio nel 1702, aveva nell’arco centrale la “Concezione tra i SS. Ambrogio e Carlo in vesti pontificali “ (v. Sacrestia Papale). Al mistero della Concezione si riferiscono le due Sibille, opera di Tommaso della Porta, che nel 1583 le donò alla Confraternita, con il bellissimo gruppo della “Deposizione”, che oggi degnamente occupa il posto della pala d’altare ed è un capolavoro del manierismo attardato. Tutto l’Oratorio è stato ridecorato negli anni ’30 dal Card. Dominioni.

 

L’ANDRONE

Vi sono esposti due monumenti funerari cinquecenteschi, provenienti dalla Chiesa di S. Ambrogio e lapidi che ricordano i benemeriti donatori che hanno contribuito alla bellezza e alla grandezza della Basilica.

 

 

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