Il Museo Civico di Rieti può considerarsi tra le istituzioni più
antiche del Lazio. L'ultimo allestimento risale all'aprile 2000.
Nel vestibolo, che introduce agli ambienti della Sezione
Storico-Artistica, si trova l'Ebe di Antonio Canova realizzata
intorno al 1815.
Un ampio salone accoglie opere che vanno dal XIV al XVI secolo,
provenienti da chiese e conventi di Rieti e dintorni: si
distingue, tra esse, la Madonna del latte di Antoniazzo Romano
(1464).
L'insieme ordinato delle vetrine, in cui si conservano croci in
argento e rame dorato, lavorate a cesello e sbalzo (XIII - XVII
secolo), caratterizza la sala 3 in cui è possibile ammirare
anche il pregevole trittico firmato da Zannino di Pietro
Crocifissione e Santi, databile al 1404.
Tra i numerosi dipinti del '600, la bellissima tela di Antonio
Gherardi S. Leonardo libera un carcerato (1698), ultima
testimonianza pittorica di un artista di grande spessore.
Un'intera sala, infine, è dedicata al contemporaneo Antonino
Calcagnadoro: le opere esposte rappresentano una sintesi
efficace dell'attività del pittore che ha sperimentato svariate
tecniche ed affrontato diverse tematiche. La Sezione
Archeologica del Museo Civico ospita, negli ambienti
recentemente restaurati del Convento di S. Lucia, i reperti (XII
sec. a.C. - VI sec. d.C.) della collezione civica. Data
l'eterogeneità del materiale è stata privilegiata una
suddivisione che tenesse conto delle varie tipologie presenti:
le tre sale sono, quindi, spazi tematici dove vengono
evidenziati gli aspetti più significativi di un'antica cultura.
Nella sala 1, "La vita, la morte, la religione", sono esposti
gli oggetti di utilizzo quotidiano, celebrativi, cultuali; la
sala 2 "La biblioteca di pietra" è dedicata alle epigrafi
votive, onorarie, funerarie; la sala 3 "La città" rende
l'illusione di un antico spazio architettonico con i vari
frammenti (capitelli, architravi, cornici, pilastrini) posti su
appositi supporti che li ripropongono come dovevano apparire
nelle strutture originarie.
Gli ambienti allestiti, considerati come laboratori di cultura,
sono "ingombrati" da carrelli ed "isole" mobili, vere e proprie
macchine per l'esposizione e la narrazione degli oggetti e degli
eventi, che consentono "ripensamenti" e variazioni nella regia
dello spazio e che suggeriscono al visitatore suggestivi
percorsi.
