|
|
||||
|
LA STORIA DI VACONE (RI)

Grandi
poeti dell'antichità, come Orazio, Ovidio e Virgilio hanno cantato in
versi l'amenità di queste terre e possono introdurre all'esplorazione dei
differenti paesaggi naturalistici offerti da quest'angolo di Sabina.
L'origine del toponimo Vacone deriva dal culto della dea Vacuna e dal
fatto che in questi luoghi doveva trovarsi un fanum vacunae, cioè un tempio
dedicato alla dea.
Il culto di Vacuna era molto seguito nell'antica Sabina tanto che lo stesso
Numa Pompilio, re sabino di Roma, insegnò al popolo romano a rispettare
questa divinità.
Secondo la tradizionale interpretazione la dea era protettrice dei villeggianti,
di coloro che si davano ai divertimenti ritemprando la propria salute fisica
negli spensierati ozi della campagna.
Da ciò sarebbe quindi derivato il vocabolo latino vacare che significa cessare
con il riposo dalle molestie preoccupanti dell'animo; come vacanze si chiamano
appunto quei periodi di riposo destinati alla tranquillità e ai passatempi.
Secondo altri studiosi, Vacuna va invece considerata come la divinità dei
boschi, delle acque, della natura, e della fertilità.
Sul suo territorio numerosi sono i resti di età romana, tra i quali spicca la
struttura della villa del grande Poeta latino Quinto Orazio Flacco.
La presenza della vicina Fonte Bandusia (Fons Bandusiae), il Pago
(Pagus) e la nitida vista del monte Soratte, fanno riconoscere in questi luoghi
il fundus donato da Mecenate al Poeta nel 33 a.C.
Le prime notizie del castello di Vacone risalgano al 1027 quando, Susanna, con
il consenso del marito Attone, donò al monastero tutto ciò che aveva ereditato
dal padre Landolfo e dalla madre Tassia nel castello di Vacone.
Il castello cadde agli inizi del XIII secolo, in potere di una famiglia nobile
romana (Ogdolina) ma la popolazione reagì violentemente all'imposizione del
dominio signorile tanto da spingere Papa Gregorio IX a riacquistare i
diritti del castello di Vacone, in modo da restituire pace e quiete al castello,
ma anche all'intera Sabina.
Il castello passò poi agli Orsini nel 1364 che successivamente lo lasciarono in
eredita ai Caetani, che a loro volta lo vendettero al Conte Gasparo
Spada. Il dominio di Gaspare Spada su Vacone fu costellato da una serie
di vessazioni inflitte agli abitanti, obbligati, tra l'altro, a contribuire alle
spese per la costruzione del palazzo baronale. Alla sua morte, avvenuta in Roma
nel 1624, gli successe la vedova Virginia Mattei.
Il castello fu poi venduto ai Caccia di Sant'Oreste, dai quali passò al
marchese Angioletti. Il nobile bolognese nel 1658 la vendette a
Guido Vaini, successivamente alla morte di quest'ultimo, il castello venne
venduto al nobile reatino Antonio Clarelli.
Il 18 novembre del 1816 il marchese Antonio Clarelli rinunciò ai
suoi diritti feudali su Vacone che, con 283 abitanti, divenne appodiato di Torri
tornando Comune autoctono nel 1827.
( tratto dal sito http://www.comune.vacone.ri.it/ )