LA STORIA DI PIGLIO (FR)

 

 

Secondo  la leggenda, Piglio  sarebbe stato fondato dal Generale romano Quinto Fabio Massimo detto il "Temporeggiatore" per la sua tattica temporeggiatrice, nella guerra contro il condottiero cartaginese Annibale Barca, che mirava a logorare il nemico con continue azioni di disturbo, evitando di affrontarlo in una battaglia campale. Secondo, invece, il celebre archeologo romano Antonio Nibby, e con lui la stragrande maggioranza degli storici ed archeologi europei dell'Ottocento, Piglio era situato nella regione degli Hernici, nel sito detto "Capitulum Hernicorum" che doveva essere un importante baluardo all'estremo nord del territorio della federazione Hernica, di cui facevano parte anche altri villaggi, come del resto Anagni, capitale sacra degli Ernici, Affile, Alatri, Veroli,Ferentino, Olevano, Trevi. Di Capitulum Hernicum parlano Strabone, Plinio ed altri scrittori romani.
Piglio probabilmente sorse in vicinanza di Capitulum, come sito più forte, più sicuro, dove si rifugiarono gli abitanti dopo la rovina di Capitulum e la caduta dell'impero romano. Capitulum Hernicorum apparteneva alla Lega sacro-politica degli Hernici con centro in Anagni. Era il luogo più avanzato verso Nord della Confederazione Hernica, caposaldo del sistema difensivo contro Roma; era il Capoluogo del Quarto Circondario del territorio degli Ernici. Strabone, che fu a Roma al tempo di Augusto, descrivendo l'Italia nel V e VI libro della sua "Geografia", parla delle città del Lazio con riferimento alle tre Vie fondamentali: Appia, Latina e Valeria e menziona Capitulum Hernicorum fra Olibanum (Olevano) ed Anagnia (Anagni). Plinio, nel "Liber Coloniarum", così scrive: "Capitulum oppidum Lege Sullana est deductum", come punizione per aver parteggiato per Mario il Giovane contro Silla, il quale, dopo aver sconfitto lo stesso Mario nello scontro presso Palestrina (Plutarco) mandò ad occupare Capitulum, caduto in disgrazia, dai suoi militari con l'intento di controllare e soggiogare i
nemici. Le vicende della battaglia sono raccontate da Plutarco nella "Vita di Silla": "Eo proelio
viginti millibus caesis, octo millibus captis, Silla scilicet nonnisi viginti et tres desideravit".
Se accettiamo che Piglio era Capitulum Hernicorum esso quindi si trovava nelle zona montana che comprendeva l'area dell'ethnos degli Hernici, l'Ager Hernicus. E quasi sicuramente era nel territorio tra Serrone e Piglio e apparteneva al Cantone di Anagni. E' probabile che l'Ager Hernicus fu creato dopo il 358 a.C. quando gli Ernici furono "devicti subactique" (Livio VII 15,9). Nello stesso periodo molto probabilmente fu istituita anche la Tribù Publilia nella quale furono inscritte Anagni, e, dopo le guerre sociali, Ferentino e Alatri.
Piglio appare per la prima volta nella storia con bolla papale del 23 agosto 1088 di Urbano II con il nome di Pilleum, insieme ad altri abitanti come Articoli di Campagna, Acuto, Morolo, Sgurgola, Serrone, Paliano, ecc., quale Castrum possesso della Diocesi di Anagni. Tale possesso è poi confermato dalle altre Bolle del 1161 di Papa Alessandro III, di Onorio III del 1217 e 1227 di Papa Gregorio IX.

L'identificazione di Piglio con Capitulum Hernicorum è concordemente avallata dalla maggioranza degli studiosi di topografia antica (Westphal, Gell, Nibby, Nissen, Hulsen). Piglio nell'XI secolo fu probabilmente proprietà della Cattedrale di Anagni; alla fine del XII secolo, passò alla famiglia di Corrado d'Antiochia, alla metà del XIV secolo, quando si arrese a Cola di Rienzo, apparteneva ai Conti di Anagni; a partire dal secolo seguente, divenne proprietà dei Colonna. Dalla zona di Piglio provengono due iscrizioni: una funeraria dedicata da Lupercus alla sua amica (CIL X, 5958), che si trova attualmente nel Museo della Cattedrale di Anagni; un'altra proveniente dalla campagna di Piglio, dedicata da un miles della legione VI Ferrata ad un "Plotius EV... ed a Mecenatis", trovata nella villa rustica cosiddetta "Villa di Mecenate" in località Le Fattora.
Piglio, come Castello, dopo essere stato possesso della Chiesa Anagnina, intorno al Mille, poi dei "Domini de Pileo" e dei "De Antiochia", passò sotto la Signoria della Famiglia Colonna.
Nel 1347, insieme ad altri Castelli della zona, (Castelli di cui si era impossessato il Cardinale Giovanni Colonna) Piglio, a seguito della dedizione del Prefetto Giovanni di Vico, fu preso da Cola di Rienzo. Questi l'11 ottobre del 1347 scrisse una lettera a Papa Clemente VI, che era ad Avignone, avvertendolo che le sue milizie avevano occupato, senza colpo ferire, la Rocca di Piglio ed anche Castel Mattia, Montelongo ed altri fortilizi. Cola di Rienzo, il popolano figlio di un taverniere romano, attaccò nei loro feudi i Caetani, gli Orsini, i Colonna, per stroncarne il potere e con l'intento di ripristinare l'ordine in Italia.
Nel 1400 Piglio è possesso della Famiglia Colonna; nel 1445 parte del feudo viene portato in dote da Rita de Antiochia ad Onorato Caetani, Signore di Filettino, altra parte fu venduta nel 1453 dai fratelli de Antiochia ad Odoardo Colonna. Nel 1501 Alessandro VI assegnò il feudo al congiunto Giovanni Borgia. Nel 1503 fu di nuovo dei Colonna e così dopo la confisca operata, a danno della Casata, dai Papi Paolo III e Paolo IV, poiché i Colonna vennero reintegrati in tutto dal decreto di Papa Pio VI, nel 1562.
Nel 1526 Piglio fu messo a sacco e incendiato dalle truppe di Papa Clemente VII, in lotta con i Colonna. Nel 1556, Giulio Orsini, generale di Papa Paolo IV, lo assalì ma ne fu respinto. Nella guerra fra Papa Paolo IV e Filippo II di Spagna, in cui furono coinvolti tutti i paesi di Campagna e Marittima, Giulio Orsini, comandante delle truppe pontificie, dopo aver distrutto Montefortino (l'attuale Artena), volle riconquistare Piglio (1557) dove l'anno prima aveva subito un'umiliante sconfitta. Giulio Orsini infatti, cercando di allargare la sua influenza sui paesi vicini a Paliano, dopo aver occupato Serrone, tentò per due volte di occupare Piglio. Contro Piglio marciò Virgilio Orsini, ma affrontato dalla cavalleria di Pompeo Colonna e dai pigliesi, fu costretto a retrocedere e a riparare a Paliano. Qui rimase assediato dalle truppe inviate da Marcantonio Colonna, Duca di Paliano e di Tagliacozzo, Gran Connestabile del Regno di Napoli e Generale delle truppe di Spagna in Campagna. Non si poté impedire però a Giulio Orsini di cannoneggiare il paese disteso alle pendici del Monte Scalambra. Giulio Orsini poi nelle vicinanze di Paliano, nella battaglia che va sotto il nome di "Battaglia di Paliano", fu sconfitto da Marcantonio Colonna che, "con la picca in mano era sceso a spronare ed incoraggiare i suoi soldati. L'Orsini, ferito ad una coscia, fu preso prigioniero ed il suo esercito rimase disfatto". (Bromato C. "Storia di Paolo IV"). Dopo Alessandro VI, tutto il Lazio meridionale, compreso il territorio di Piglio, entrò a far parte dello Stato Pontificio, in un'unica Provincia: Campagna e Marittima, il cui ordinamento amministrativo si conservò all'incirca fino al periodo napoleonico con la residenza del Governatore fissata a Frosinone. Nel 1656 vi fu una terribile pestilenza che decimò la popolazione pigliese. Nel 1799 subì l'attacco delle truppe francesi e fu in parte distrutto. Con la Rivoluzione Francese, i rapporti tra la Chiesa e la Francia divennero sempre più tesi fino ad arrivare alla rottura e alla guerra, che volgerà a favore della Francia imponendo alla Chiesa il duro armistizio di Bologna (1796) e poi il Trattato di Tolentino (1797), che costò allo Stato Pontificio la cessione alla Francia delle Legazioni, il versamento di 25 milioni di scudi e numerose opere d'arte. Fu appunto nel 1799 che, insieme a Paliano, Piglio fu assalito ed incendiato dalle truppe francesi. Nei giorni 30 giugno-3 luglio 1799, i francesi espugnarono Paliano, demolirono il Forte, facendo man bassa di tutti i tesori artistici in esso contenuti.
Dopo la caduta di Napoleone, tutto il Lazio tornò a far parte dello Stato Pontificio che fu diviso nella "Comarca di Roma" (costituita dai Distretti di Roma, Tivoli e Subiaco) e nelle delegazioni di Velletri, Viterbo, Civitavecchia e Frosinone. Piglio, Serrone e Paliano vennero aggregati al Distretto di Tivoli, con un organizzazione comunale rimasta pressoché inalterata fino all'unificazione d'Italia.
Nel 1816 lo Stato Pontificio, di cui faceva parte il Comune di Piglio, era così suddiviso:
Roma e Comarca,
5 Legislazioni e Delegazioni di I Classe (Bologna, Ferrara, Forlì, Ravenna, Urbino e Pesaro),
7 Delegazioni di II Classe (Ancona, Fermo, Frosinone, Macerata, Perugia, Spoleto e Viterbo),
5 Delegazioni di III Classe (Ascoli, Benevento, Camerino, Civitavecchia e Rieti).
Con l'occupazione di Roma da parte delle Truppe italiane (20 settembre 1870), avvenne la riunificazione del Lazio al Regno d'Italia; con la proclamazione di Roma Capitale d'Italia, le Delegazioni di Velletri, Viterbo, Civitavecchia e Frosinone, insieme alla Comarca, ripresero la denominazione napoleonica di Circondari, tutti riuniti nella Provincia di Roma.
Dopo l'annessione dello Stato Pontificio al Regno d'Italia, fu emanato un decreto che disponeva l'unificazione delle province allora esistenti (Roma, Civitavecchia, Velletri, Viterbo, Frosinone) in un'unica Provincia, con capoluogo Roma, governata da un Prefetto. Le altre quattro ex province ebbero la qualifica di Circondari e fu preposto loro un Sottoprefetto; il Circondario di Frosinone, fu poi diviso in dodici Mandamenti: Alatri, Anagni, Ceccano, Ceprano, Ferentino, Frosinone, Guarcino, Monte S. Giovanni Campano, Paliano, Sonnino, Vallecorsa, Veroli.
Piglio fece parte del Mandamento di Paliano fino al 1927, quando la Provincia Laziale fu suddivisa nelle province di Roma, Viterbo, Rieti, Frosinone e, nel 1934, di Littoria (Latina nel 1945). Piglio passò dalla Provincia di Roma a quella di Frosinone, insieme a Paliano, Serrone ed Acuto.
Nel periodo della dittatura fascista fino alla proclamazione della Repubblica Italiana, Piglio segue le sorti degli altri paesi e città del Lazio. Subisce, durante la Seconda Guerra Mondiale, distruzione e lutti con l'occupazione tedesca e con i bombardamenti aerei alleati nel 1944 (circa il 30% degli edifici è andato distrutto).
Nel maggio 1946 Vittorio Emanuele III abdicò in favore del figlio Umberto, "il Re di un mese". Il 2 giugno, infatti, fu indetto il Referendum per scegliere tra Repubblica e Monarchia. La Repubblica ottenne 12.672.767 voti a favore, contro i 10.688.905 della Monarchia.
Dopo questi avvenimenti torna la ripresa economica e turistica anche nel nostro piccolo paese in cui vengono sanate le vecchie ferite e realizzate nuove opere. Anche Piglio, con l'istituzione della Cassa del Mezzogiorno (1950) e la realizzazione dell'Autostrada del Sole (1962), trae grandi benefici dal rapido sviluppo economico e sociale, che interessa tutto il Lazio, e in special modo dalla trasformazione della Ciociaria da regione prettamente agricola a regione industriale.
Tutto questo comporta, però, l'inizio di un forte esodo dalle campagne, la requisizione dei migliori terreni vallivi, la progressiva scomparsa di medie e piccole aziende agricole autosufficienti, appezzamenti incolti e frazionamenti di partite catastali. Il risultato che si verifica è una polverizzazione fondiaria sempre più accentuata, sia perché l'industria requisisce i terreni più produttivi delle Valli del Sacco e del Liri, sia perché il proliferare dell'abusivismo edilizio utilizza vaste aree che rendono ancora più disorganiche le aziende agricole.

 

 

( tratto dal sito http://www.piglioonline.it/home.html )

 

 

 

 

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