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LA STORIA DI NORMA (LT)

L'antica
città di Norba sorge a poca distanza dalla moderna città di Norma. La sua visita
è di particolare interesse per la monumentalità del poderoso circuito delle mura
("Ciclopiche")in opera poligonale e la suggestione delle bellezze
naturalistiche. Norba è dominata da due acropoli, poste su due collinette,
chiamate convenzionalmente "maggiore" e "minore". Tra queste, si ammirano i resti
di una struttura chiamata "castello delle acque" che molto presumibilmente
rappresenta uno dei primi esempi di stabilimento termale. Sono presenti e
visibili cisterne, pozzi, ambulacri, passaggi sotterranei e tratti di basolato
stradale ancora perfettamente mantenuto. Spettacolari sono i terrazzamenti di
costruzione e contenimento, realizzati per lenire il dislivello del terreno
all'interno della città, dal forte impatto scenografico. Alla città si accedeva
attraverso quattro porte: la Maggiore, perfettamente conservata, protetta da un
torrione semicircolare, più unico che raro nel suo genere, la Porta Ninfina, la
Porta Occidentale e la Porta Signina. Essendo una città prettamente militare,
Norba aveva altre entrate secondarie, chiamate "posterule" nei pressi delle
porte principali, che permettevano il passaggio di soldati solo in "fila
indiana".La maestosità delle mura "ciclopiche" norbane, che richiamano alla
mente quelle più famose di Micene e Tirinto, hanno indotto qualcuno ad
ipotizzare la fondazione della città ad opera dei Ciclopi un popolo indoeuropeo
trasferitosi dalla Grecia in Italia verso il XIII secolo a.C. Gli scavi eseguiti
dall'archeologo Savignoni e dall'ing. Mengarelli tra il 1901 ed il 1904 hanno di
contro ribadito la romanità delle mura norbane, datandole intorno al 330 a.C.
Durante la guerra civile tra Mario e Silla, Norba sostenne apertamente il primo
e questo fu causa della sua fine e, piuttosto che cadere nelle mani nemiche, i
norbani preferirono dar fuoco alla propria città. Appiano, nel descrivere la
presa di Norba, fortemente impressionato dall'atteggiamento dei norbani,
conclude il suo racconto con la frase:
"Costoro morirono dunque così, da forti" (Appiano, Bell. Civil. Libro I 94-95).
( tratto dal sito http://www.comunedinorma.it/ )