LA STORIA DI MAGLIANO SABINA (RI)

 

Ossidiane e selci: testimonianze della Preistoria. La comparsa dell'uomo su questi colli non è databile, ma significativi rinvenimenti archeologici testimoniano insediamenti che si fanno risalire alla preistoria. Ossidiane e selci lavorate (raschiatoi, lame, punte di freccia), raccolte nelle zone di Grappignano e Colle Rampo, dischiudono nuove prospettive alla ricerca archeologica.

I Sabini Tiberini. Il periodo pre-romano si avvale di una considerevole quantità di reperti (oinokoe, kilix, kantaros e anfore sabine) - generalmente corredi di tombe portati alla luce dalle necropoli del Giglio, di San Biagio, di Castellano e di Collicello - i quali confortano l'ipotesi dell'esistenza in questa in questi luoghi di una cultura proto-sabina e sabina caratteristica e straordinariamente ragguardevole. La zona viene considerata come "un'area di tramite, di incontri e di passaggi delle culture piceno-adriatica e falisco-capenate", culla della Civiltà arcaica dei Sabini Tiberini settentrionali, ma anche degli Umbro-Sabini.

Ville Romane
. In epoca romana, con tutta probabilità, Magliano Sabina non doveva avere, come centro abitato, una consistenza ed un'organizzazione "urbana", anche se testimonianze di Roma non mancano sulla collina, dove oggi sorge. Ville di età repubblicana, sparse per tutto il territorio, tuttavia, lasciano intravedere una colonizzazione politica e culturale non molto tarda; diffuse, comunque, risultano anche altre ville di età imperiale.

Magliano longobarda. Esiste più di qualche dubbio che il nome Magliano derivi da "massa malliana", aggregato di casali appartenente in tempi remoti alla famiglia Manlia; è certo, invece, che le continue citazioni di un "fundus mallianum" nel Regesti farfensi, sin dall'VIII secolo, portano a identificare l'omonimo casale con l'attuale centro urbano. Proprio le "carte" di Farfa consentono di affermare che, dopo la penetrazione dei Longobardi, il territorio maglianese è parte integrante del Ducato di Spoleto.

Nasce il Castrum Malliani. In epoca carolingia è l'Abbazia di Farfa ad avere il controllo della zona. L'affacciarsi del pericolo dei Saraceni, fra il IX e il X secolo, costringe gli abitanti a costruire opere di difesa in altura, perciò si trova prima il castello di S. Eugenia e poco dopo il Castello di Magliano.

Agli inizi dell'anno Mille la fortezza è dominio degli "eredi di Arduino", usurpatori dei beni del Monastero di Farla, in seguito dei Crescenzi; alla fine del secolo appare ormai come un "castrum" ben fortificato, strategicamente dominante la Valle del Tevere, ricco per il possesso di un importante porto fluviale, con il quale controllava il commercio dell'Alto Lazio e dell'Umbria.

Nel 1155 ospita Federico Barbarossa e Adriano IV in fuga da Roma. Inoltre, una testimonianza di un viaggiatore arabo di passaggio riferisce come Magliano era, sin da allora, un forte e munito castello. La potenza raggiunta sul piano politico si trae dal fatto che il Comune di "Malliano" trattava alla pari con il potente Comune di Narni.

Non a caso in questo periodo si segnalano la Chiesa di San Pietro e forse quelle di San Michele e di San Liberatore; nel XIII secolo, pur sottomesso alla Camera Apostolica, ha la facoltà di autogovernarsi.


Magliano, vassallo del Campidoglio e sede di Diocesi. Nel XIV secolo il “castrum Malliani” perde parzialmente la sua autonomia: Ludovico di Savoia lo occupa per assoggettarlo al Senato e al Popolo Romano, e diventa vassallo del Campidoglio.

Nel 1345 Magliano conta dai 2500 ai 3000 abitanti, quindi rappresenta una comunità piuttosto consistente. Non per altro nel 1400 viene sottratto a Roma da parte degli Orsini, ma appena quattro anni più tardi ritorna sotto la giurisdizione romana. Cade sotto il dominio di Braccio da Montone, che, nel 1420, affida di nuovo il “castrum” alla Santa Sede.

Verso la metà del XV secolo è presidio militare di Francesco Sforza, ma poco dopo Fortebraccio da Montone lo restituisce al Papa. Nell'inverno del 1460 Federico da Montefeltro stanzia il suo quartiere generale a Magliano, e da qui combatte i nemici della Chiesa.

Papa Pio II nel 1460 eleva la chiesa di San Liberatore a Collegiata, papa Alessandro VI Borgia, nel 1495, le attribuisce il titolo di Cattedrale e a Magliano quello di sede della Diocesi Suburbicaria di Sabina; con la stessa bolla lo fregia del titolo di «città».


Il Porto d'Arno e Ponte Felice: splendore e decadenza
. Magliano, per aver sottratto il titolo di cattedrale a Vescovio, nei primi anni del ‘500 subì gli attacchi di quasi tutti i castelli della Sabina: ci furono scontri, combattimenti, incendi e saccheggi. Papa Leone X pose fine alla "guerra" quando restituì il diritto a Vescovio di chiamarsi Antica Cattedrale dei Sabini (1521).

Durante questi avvenimenti Magliano ebbe a sostenere anche uno scontro con la potente famiglia dei Solimani, padroni del Castello delle Rocchette, ma grazie all'intervento del Campidoglio, di cui Magliano era vassallo, l'impresa dei Solimani fallì. I Conservatori del Campidoglio, in seguito, imposero nuovi Statuti (stampati e pubblicati nel 1594) per riaffermare il loro potere su Magliano.

Il 26 gennaio 1593 il Cardinale Paleotti istituì il Seminario sabino, che fu il terzo in Italia dopo il Concilio di Trento. Pur di averlo i maglianesi donarono addirittura il Palazzo priorale. Per di più la comunità maglianese, forte 3500 anime, possedeva sette chiese parrocchiali, alcuni conventi ed altri istituti di carità e di "ospitalità".

Il porto d'Arno sul fiume Tevere, situato proprio ai piedi della collina (vocabolo Alboreto), associato alla produzione agricola ed artigianale, costituiva il fattore trainante di tutta l'economia. La deviazione del corso del fiume, per la costruzione di Ponte Felice, voluta da Sisto V, comportò conseguenze gravissime per l'economia della comunità. Il porto fu spostato a Ponte Felice e le perniciose esalazioni delle acque stagnanti nell'antico alveo causarono epidemie, che decimarono la popolazione.
Seicento e Settecento: due secoli di miseria. Il Comune si indebolì e si indebitò. Chi provvide a dare almeno un certo lustro a Magliano fu il Cardinale Odoardo Farnese (1621-1623), che fece costruire la Torre campanaria e pavimentare le strade della città "con mattoni a coltello". Purtroppo nel 1656-1657 scoppiò una gravissima pestilenza, che cagionò moltissime vittime.

Agli inizi del 1700 frequenti terremoti danneggiarono molte abitazioni: la situazione per la comunità maglianese si era ulteriormente aggravata. Il Cardinale Annibale Albani (1730-1743) cercò di alleviare, grazie alla sua munificenza, lo stato di crisi con l'ampliamento del Seminario e con il completo restauro della Chiesa Cattedrale. Ma è appena una meteora perché, dopo la sua partenza, si riscontra ancora fra i maglianesi povertà e miseria, ed anche la fame. La popolazione si riduce a circa 1800 abitanti.

Durante la Prima Repubblica romana (1798-1799) Magliano, occupata da ben 8000 soldati francesi, fu teatro di una battaglia (6 dicembre 1798) fra le truppe d'oltralpe e quelle napoletane, venute a liberare i territori dello Stato della Chiesa.

Finita la guerra, il papa Pio VII ritornò a Roma passando sotto Magliano, dove la situazione era diventata insostenibile per la mancanza di grano per sfamare la popolazione. Nel 1809 i Francesi di Napoleone ritornarono e divisero il territorio in dipartimenti e in cantoni: Magliano faceva parte del Dipartimento del Tevere ed era sede di Cantone, dal quale dipendevano Otricoli, Collevecchio, Calvi e Montebuono.

Il Primo Ottocento maglianese: dalla miseria alla ripresa. Dopo il periodo napoleonico, la popolazione maglianese si era ridotta ad appena 1214 abitanti. Pio VII, ritornato a Roma, riorganizzò lo Stato Pontificio: divise la Provincia Sabina in due distretti (Rieti e Poggio Mirteto) e restaurò le magistrature delle comunità, fra le quali quella di Magliano, che però, di fatto, essendo un luogo baronale del Comune di Roma, non dipendeva né da Rieti, né da Poggio Mirteto.

A giudizio di uno storico della metà dell'Ottocento, i maglianesi, "sebbene morigerati, erano alquanto indifferenti, senza iniziativa, poco industriosi, e per conseguenza indigenti la maggior parte", in altri termini erano presi dall'assillo di procurarsi il cibo e dal difendersi dalle malattie. Alla povertà generalizzata si associava un clima poco salubre per l'umidità (nebbia) e per la pesantezza dell'aria, che causava ai contadini (fra l'altro giudicati "ingegnosi ed astuti") febbri acute, soprattutto in agosto, e alle donne la caduta dei capelli.

Soltanto verso la fine degli anni Venti si assiste ad un qualche fermento in positivo: la popolazione passa dai 1214 ai 1387 abitanti, per poi arrivare a 1634 nel periodo in cui fu cardinale della Diocesi Sabina Carlo Odescalchi (1833-1836). Questi restituì lustro al Seminario ed affidò ai Passionisti il Convento del Giglio, rimasto chiuso dall'epoca napoleonica.

Alcuni agricoltori, immigrati per lo più provenienti dalle Marche, portano nuove idee: dissodano le terre ridotte a boscaglie e rendono produttivi i terreni. Il commercio si intensifica, poiché da Ponte Felice prende a funzionare un regolare servizio fluviale con battelli a vapore (1845) da Roma e per Roma.


La Repubblica Romana e gli ultimi anni dello Stato Pontificio.
Allo scoppio della I Guerra d'Indipendenza, cinque maglianesi si aggregarono all'esercito papalino del generale Ferrari. Nel frattempo (1847) Pio IX tolse definitivamente al Comune di Roma i diritti di vassallaggio su Magliano.

Quando poi il papa fuggì a Gaeta, la popolazione maglianese fu l'unica della Delegazione di Rieti ad agitarsi. Infatti, il 27 novembre 1848 il cardinale Brignole nottetempo si allontanò dalla città con il suo servo. I maglianesi incominciarono allora a lamentarsi e a sparlare del Papa. Alcuni cittadini e qualche impiegato comunale pensavano di formare un governo, ma non osarono più di tanto: comunque, il 9 febbraio 1849, Magliano entra a far parte della Repubblica Romana di Mazzini, Armellini e Saffi.

Dopo la caduta della Repubblica, il 23 luglio le milizie spagnole, intervenute per ristabilire l'ordine nello Stato Pontificio, sostarono a Magliano, che ritornò nella Legazione apostolica (Perugia, Spoleto e Rieti) nel 1850, sempre alle dipendenze della Delegazione di Rieti.

Dai risultati del censimento del 1851 si desume che gli abitanti erano saliti a 2000, che in loco operavano bravi artigiani, che il commercio, pur sempre carente, mostrava segni di ripresa. Ciò nonostante, alla fine degli anni Cinquanta, la popolazione scende sotto le 2000 anime. Va segnalato, comunque, che nel 1858 il cardinale Gabrielle Ferretti istituisce un ospedale denominato "Il ricovero per i poveri infermi".

Arrivano i Piemontesi. Le operazioni militari, promosse dai Piemontesi nel settembre del 1860 per annettere le Marche e l'Umbria, comportarono l'occupazione di Magliano da parte dell'esercito piemontese, che entrò nella "città" il 29 settembre 1860. L'8 ottobre arrivarono i Cacciatori del Tevere e lasciarono un distaccamento per la sorveglianza militare lungo la frontiera con il restante territorio pontificio. Questi furono sostituiti nel 1861 da unità di linea del regolare esercito piemontese.

Con l'annessione al Regno d'Italia, ufficializzata nel 1861, Magliano, con il sindaco regio Angelo Orsolini, divenne Capoluogo di Mandamento del Circondario di Rieti, appartenente alla Provincia dell'Umbria (capoluogo Perugia). Per essere diventata zona di confine, furono istituiti gli uffici doganali a Francellini e a Ponte Felice; in più aveva gli Uffici di Censo e del Bollo Registro e la Pretura. Per esigenze di commercio, in forte sviluppo, nel 1869 fu inaugurata la Via Provinciale per Rieti.

Subito Magliano incrementò la sua popolazione: dai circa 2000 abitanti del 1860 passò ai 3108 del 1870. Nell'agricoltura i proprietari eseguirono bonifiche, impiantarono frutteti e vigneti. Ciò attirò l'interesse di altre famiglie, che vennero ad abitare in Magliano, dove dalla stessa Roma, molti "antipapalini", esuli politici, vennero a rifugiarsi.

Nel quadro strategico delle truppe piemontesi alla conquista di
Roma, nel settembre 1870, si insediò a Magliano la XII Divisione del IV Corpo d'Esercito, comandato dal Generale Raffaele Cadorna; il quale stabilì qui il suo stato maggiore per occupare Civita Castellana, ancora nello Stato Pontificio, per poi proseguire alla presa di Roma (20 settembre 1870).

Ricchezza e scioperi dei contadini. Dopo questo evento si riaprirono le vie commerciali con la Città Eterna: oltre la via fluviale, la linea ferroviaria Roma-Orte, attivata sin dal 1866, prese a funzionare completamente per collegare con più facilità Magliano a Roma.

Si assiste ad un forte impulso alle attività economiche: ancora l'agricoltura ne è il motore trainante. Accanto a questa attività nasce un'officina meccanica (Pulifici), che produce macchine agricole. Nel 1872 viene fondata la Società Operaja di Mutuo Soccorso. Ci sono anche due banche: Banca di mutuo e sconto maglianese (1887) e Banca operaja (1892). All'alba del XX secolo Magliano raggiunge 4215 abitanti.

Nel 1904 è al centro di scioperi contadini di risonanza nazionale. Ebbe nella Prima Guerra Mondiale numerosi caduti al fronte. Nel 1920, prima del Fascismo, ripresero gli scioperi dei contadini. Si segnalano scontri armati con le forze dell'ordine e le prime squadre fasciste, durante i quali fu ucciso un carabiniere dagli scioperanti.

Nel ridisegnare i territori dei Comuni e delle Province, Magliano, dalla Provincia dell'Umbria, passò per un breve periodo a quella di Roma (1925) per poi entrare definitivamente a far parte della provincia di Rieti (1927).



( tratto dal sito http://www.comunemaglianosabina.rieti.it )

 

 

 

 

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