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LA STORIA DI LADISPOLI (RM)
La storia della città di Ladispoli si presenta come il risultato della continua sovrapposizione di culture differenti che abitarono il territorio nei vari secoli.
La
sua posizione centrale, caratterizzata da una costa facile agli approdi
e da un entroterra particolarmente favorevole per lo sfruttamento
agricolo, la rese meta ambita per gli insediamenti e come avamposto
commerciale e militare. Numerosi
reperti archeologici rinvenuti dalle zone limitrofe (“Grotta dei
Patrizi”, Sasso), lasciano pensare che il territorio fosse abitato sin
dall’età della pietra (10000 a.C.). Successivamente, nell’epoca
tardo-villanoviana (750 a.C.), con l’avvento degli Etruschi, ebbe inizio
lo sviluppo vero e proprio dei centri costieri e sub-costieri a nord del
Tevere.
Gli Etruschi si insediarono in gran parte della penisola con
possedimenti che si estendevano dalla Pianura Padana alla Campania.
Edificarono strade, bonificarono paludi e dei villaggi arcaici ne fecero
moderne città, promuovendone lo sviluppo economico e culturale.
In particolare, il luogo dove oggi si estende Ladispoli faceva parte del
territorio di Caere (odierna Cerveteri) e rappresentava una delle città
più vaste ed evolute della dodecapoli etrusca.
La sua importanza era data soprattutto dalla presenza dei porti di
Alsium (Palo), Pyrgi (Santa Severa) e Castrum Novum (Santa Marinella)
che regolavano i fiorenti scambi commerciali con i Greci ed i Fenici.
Intorno al III secolo a.C., l’ Etruria marittima venne sottomessa alla
potenza di Roma con lo scopo di controllare e difendere dalle invasioni
nemiche le coste più prossime alla capitale.
Successivamente il ruolo di base navale e scalo commerciale venne
affidato alla colonia di Ostia, mentre il territorio cerite (e con esso
i suoi porti) divenne centro di villeggiatura riservato all’ élite
romana che lo adornò di ville sfarzose (Villa romana di San Nicola,
Villa Romana della Posta Vecchia, Villa Romana di Marina di Palo).
Con la decadenza dell’ Impero Romano (476 d.C.), le ville vennero
abbandonate e lasciate in preda ai barbari Ostrogoti che si erano
stanziati ad Alsio per sorvegliare l’ adiacente via Aurelia, con l’
intento di invadere Roma.
Lo spettacolo a cui si assiste nel V sec. d.C. è, dunque, quello di un
paesaggio “multiculturale” caratterizzato da resti di Necropoli
etrusche, residenze romane e costruzioni barbariche.
Alsium scomparve, per rinascere tra il Medioevo e Rinascimento sotto il
domino dello Stato della Chiesa come Borgo di Palo (“palus”, palude) e
di Torre Flavia (dal nome del cardinale Flavio Orsini) a difesa dalle
incursioni saracene.
Fu edificato anche il Castello di Palo, che dagli Orsini fu poi ceduto
alla famiglia Odescalchi.
"...Era il 1888 quando il principe decise di sbarazzarsi degli abitanti
di Palo e dei villeggianti che d'estate arrivavano col treno fin sotto
il castello, devastando fin anche gli ingressi, le scale ed i tetti
delle abitazioni. Nel contempo il principe istituì un consorzio del
quale egli stesso faceva parte, insieme all'ingegner Vittorio Cantoni.
Lottizzò la striscia di terra fra i due torrenti, Vaccino e Sanguinaro,
che confinava a monte con la tenuta dei Ruspoli.
La zona era traversata soltanto da carabinieri a cavallo e da qualche
buttero che radunava gli armenti nella radura, per procedere alla conta
dei capi, la malaria mieteva vittime ovunque e i mandriani stramazzavano
a terra schiantati dalla febbre."
Nel 1888 il principe Ladislao
Odescalchi, forse per tutelare la propria privacy dai bagnanti che
arrivavano col treno fin sotto al castello, lottizzò la striscia di
terra tra i due torrenti Vaccino e Sanguinara dando così vita alla città
di Ladispoli (“Ladis poli”, città di Ladislao).
In breve vennero costruite strutture ricettive per
i villeggianti e Ladispoli divenne la spiaggia di Roma.
"Contemporaneamente fece sopprimere quel braccio di ferrovia che dal
casello 46 portava i bagnanti sulla piazzetta del Borgo di Palo,
passando proprio davanti al castello Un altro braccio ferroviario venne
subito costruito verso il nuovo insediamento urbano. I1 binano di circa
due chilometri partiva dalla odierna stazione di Palo e correva
parallelo alla carrozzabile, costeggiando il bosco e la riserva di
caccia, scavalcando il fosso Sanguinaro con un ponte di ferro. Al centro
della ipotetica piazza una baracca di legno fungeva da stazione
ferroviaria, mentre due binari morti erano allungati fin dietro
l'odierna chiesa, dove una piattaforma mobile girava le locomotive che
si rimettevano in partenza. È inutile dire che l'ampiezza dell'arenile
antistante la nuova lottizzazione invitò i villeggianti ad affluire più
numerosi che a Palo, tanto che durante l'estate la carrozzabile
brulicava di carrozze, calessi e tregge trainate da scalcianti ronzini.
I treni trainati da locomotive a vapore con vagoni semi aperti trasportavano romani in ghette e paglietta e donne con enormi cappelli e variopinti ombrellini. Sul tomboleto già stanziavano in capanne i pescatori che in primavera risalivano il Tirreno con le loro lampare. Dalle capanne alle baracche su palafitte poi le prime case in muratura. Questa fu la prima Ladispoli: senza strade, senza fogne, senza luce, senza acqua. I pionieri di Ladispoli: Costantini, Storti, Landi, Ascenza, Dispari, Fumaroli, Rossellini, Masciadri. L'acqua mancava e la popolazione cresceva, ci reperì una sorgente risalendo il Sanguinaro, fino al bosco Feraccio, vicino a Ceri, feudo dei Torlonia. La prima guerra mondiale arrestò la crescita del borgo.
In seguito alle due sanguinose Guerre Mondiali, la cittadina attraversò momenti difficili caratterizzati da povertà e desolazione, ma la ripresa fu rapida e da centro balneare, a partire dagli anni Sessanta, divenne una funzionale cittadina.
( tratto dal sito www.prolocoladispoli.it )