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LA STORIA DI JENNE (RM)

L'origine del suo
nome è di incerta derivazione etimologica. Jenne è chiamata nei documenti più
antichi e recenti: Jenne, Genne, Genna, Gehenna, Castrum Jennarum. Prendendo la sua
derivazione da Gehenna (cioè inferno) che richiama l'immagine tetra d'una bolgia
dantesca, sarebbe da chiarire come ciò si concili con la distensiva e ridente
plaga posta nel cuore della "Valle Santa", costellata un tempo dai 12 monasteri
che da Subiaco si dislocano fino a Trevi. Data la mancanza di reperti di mura
poligonali, per Jenne non si potrà parlare di "insediamento" preromano, ma di
semplice penetrazione, perché essa costituiva sin dall'antichità un "Fondo",
cioè
un centro d'interesse in cui si convogliavano attività di gente adusa ad
emigrare, là dove richiamavano la caccia e la pesca. A meno che non si dia credito
alla notizia che alle pendici della Jenne medievale in località "Costa" sorgesse
l'antica Tauna, che fu abbandonata per le incursioni dei saraceni. A conferma di
ciò riportiamo un brano estratto dalla Visita Pastorale del 1791 che ci illumina
sulla posizione di Jenne nei tempi antichi: "Questo castello (Jenne) è posto sopra
un aspro monte, circondato a sua volta da altissimi monti". Si asserisce da alcuni
che tutto il castello di Jenne fosse una volta circondato da mura e anticamente
le abitazioni erano raggruppate lungo lo scosceso pendio. In seguito a violenti
uragani, la popolazione cominciò a costruire nuove abitazioni sul ripiano del
monte, ed oggi si può asserire che la maggior parte della popolazione risieda
sulla parte superiore del castello.
Comunque il "Fondo di Jenne" è nominato per la prima volta in un documento di un
certo Papa Giovanni, del sec. X, ma di dubbia autenticità. Certo invece è il
riferimento di una pergamena di Leone IX che conferma alla Abazia di Subiaco "il
Fondo di Jenne con i suoi monti, colli e luoghi agresti". Nella lotta contro la
decadenza si distinse l'Abate Umberto (1050-1069). E non c'é da dubitare che Jenne
fosse proprietà del monastero, se Leone IX nel 1051, sotto il governo dell'Abate Umberto confermò tra i "fondi" dell'Abazia anche quello di Jenne. Ma tra
il 1051 e il 1053, si ha un segno di evoluzione sostanziale perché sulla lapide
marmorea(1052-1053) fatta apporre da Umberto all'ingresso della chiesa di S.
Scolastica e che ricorda tutti i castelli della Abbazia, Jenne (cioè "Genna") non é detta
più "fondo", ma "Castello". Ma l'Abate Umberto in seguito si
rivelerà impari al
compito. Altra tempra "il gloriosissimo abate Giovanni" dei Crescenzi
Ottaviani (1069-1145), che con destrezza e audacia recuperò il patrimonio e restaurò
la disciplina.
L'Abate Giovanni, opponendosi ai feudatari del tempo, condiscese al Vescovo
Crescenzio (1110-1135) di Alatri, al quale, perché consanguineo, concesse in affitto
temporaneo il castello di Jenne ove aveva fatto costruire una rocca di difesa.
( tratto dal sito http://www.jenne.lazio.it/ )