LA STORIA DI GENAZZANO (RM)

 

Come il toponimo, d'etimo dubbio, cosi anche le origini dell'abitato sono incerte: certa è invece l'antichissima frequentazione del territorio, attestata dai numerosissimi reperti archeologici rinvenuti e talvolta riutilizzati in loco come materiale edificabile (ad esempio le colonne di granito inserite nel portico del castello).
Genazzano compare nei documenti a partire dagli inizi del secolo IX. Sorto in una posizione di grande importanza strategica, l'abitato viene fortificato e ceduto in permuta nel 1551 da papa Eugenio III a Oddone I Colonna (unitamente a tutti i beni e le terre comprese nel "Castrum Trebani"): questo atto è fondamentale per la storia del piccolo centro e segna l'inizio del secolare dominio su Genazzano della famiglia Colonna, il cui ramo locale acquisisce il titolo principesco ed esercita i diritti feudali, pur fra alterne vicende, fino all'inizio del XIX secolo.
L'importanza politica della famiglia aumenta con l'elezione al soglio pontificio di Oddone Colonna, nato a Genazzano e battezzato nella chiesa di San Nicola. Nominato papa con voto unanime nel conclave svoltosi a Costanza nel 1417, Oddone assunse il nome di Martino V: dopo un lungo periodo di lotte scismatiche portò la pace nella chiesa, la restaurazione dell'autorità del Pontefice e la ricostruzione del patrimonio e di numerose chiese e palazzi.
Curò con particolare attenzione le sorti di Genazzano, rinnovando l'aspetto del castello e dell'abitato ed affidando importanti incarichi a molti genazzanesi. Con la morte di martino V nel 1431le invidie di molti esponenti dell'alto clero e nella nobiltà romana rischiarono di causare la rovina di Genazzano, minacciata dalle truppe dalle truppe di quello stesso cardinale Vitelleschi che aveva fatto radere al suolo Palestrina e Zagarolo.
In seguito l'aperta ostilità ai Borgia e l'appoggio dato al francese Carlo VIII costò ai Colonna la scomunica e la privazione di tutti i beni. Del castello di Genazzano fu investito il giovanissimo Giovanni Borgia ma fu Cesare, il Valentino, a stabilirsi nel castello ed a ordinarne una parziale ristrutturazione. Con la morte del papa Borgia i colonna furono reintegrati nei loro possedimenti che, agli inizi del XVI secolo, erano di tale entità da costituire un vero e proprio stato nello stato. Sotto il governo di Marcantonio III, generale vincitore alla battaglia di Lepanto, e del suo successore Filippo II, furono attuati numerosi abbellimenti e ristrutturazioni in Genazzano; per rimpinguare le finanze i Colonna adottarono una oculata politica patrimoniale. Ma i grandi mutamenti politici che sconvolsero l'Europa tra la fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento, furono risentiti anche nei domini pontifici e portarono alla proclamazione della Repubblica Romana e ad una prima abolizione dei diritti feudali, poi rivendicati dai baroni dopo la caduta dell'effimera Repubblica, nel Settembre del 1799. Una seconda abolizione, anche questa di breve durata, avvenne a seguito dell'annessione dello stato della chiesa nell'Impero Napoleonico. Fu Papa Pio VII, reintegrato nei propri diritti, a chiedere al conestabile Filippo II Colonna di rinunciare spontaneamente alle proprie prerogative, cosa che avvenne il 15 Settembre 1816 e Genazzano divenne parte della Comarca o Distretto di Roma. Lo Stato della Chiesa e l'autorità temporale dei pontefici resistettero però solo pochi anni ed infine anche Roma fu conquistata dalle truppe Sabaude. Purtroppo la situazione economica e sociale delle campagne non risentì dei benefici sperati e per registrare un vero e proprio sviluppo bisognerà attendere la fine del secondo conflitto mondiale. Con definitiva ufficialità il toponimo di Genazzano compare per la prima volta su documenti scritti nel 1022, in un atto di donazione redatto da benedetto scriniarius di Palestrina e inserita nel Registro Sublacense, in esso un tale Giovanni di Pietro Romaico e Franca sua moglie vengono indicati come abitanti in castello qui appellatur Generano.
L'importanza assunta da Genazzano nella storia è certamente dovuta anche alla sua posizione geografica: posta infatti a brevissima distanza della via Predestina che inizialmente unì Roma all'odierna Palestrina, congiunta poi, in un'epoca imprecisata, con la via Latina presso l'odierna Osteria della Fontana, rappresentò e rappresenta ancora oggi uno dei punti di passaggio fra Roma e il Sud. La valle del Sacco, detta anche valle Latina, costituisce infatti una via maestra tra Roma e la Campania e fu pertanto percorsa da una strada che ebbe notevole importanza nel Medioevo: sorsero centri posti sulle rive del fiume ed anche nelle sue immediate vicinanze in posizioni elevate. Su queste strade passarono Goti, Vandali, Franchi, Longobardi, Saraceni, Francesi, Spagnoli e numerosi imperatori, quali Belisario, gli Ottoni, gli Svevi.
Durante il pontificato di Martino V Colonna, al quale accenneremo in seguito, Genazzano era divenuto il centro più importante del Lazio meridionale, dal quale era possibile controllare tutto il traffico che si svolgeva tra Roma ed il Sud; esso infatti, collegato con San Vito e Ciciliano, dominava la valle dell'Aniene, controllando le vie che conducevano a Subiaco, da dove i Colonnesi di Genazzano confinavano con quelli di Rifreddo. Tuttavia, più a sud, a Sermoneta, Maenza, Ninfa, Bassiano, Circeo e Norma possedevano feudi i Castani, assurti a grande potenza sotto il pontificato di Bonifacio VIII Caetani. "Eguale collegamento - scriveva nel primo quarto del nostro secolo il Padre Agostiniano David A. Perini - avevano i Colonna di Genazzano con Palestrina, signoreggiata da membri della stessa famiglia, dominante le vie Prenestrina e Latina. Difessi alle spalle da questi loro affini con Zagarolo, Colonna, Corcolle e Passerano, giungevano fin quasi sotto le porte di Roma, mentre con i possedimenti del Cardinale Prospero venivano a dominare fino al mare con nettuno ed Ardea e le paludi Pontine. Dalla parte sud-est con Paliano, Serrone, Gurcino, Collepardo, etc. mentre loro permetteva di spingere lo sguardo sulla vallata del Liri, potevano fronteggiare assalti che potessero venire dalle parti dell'Abruzzo, dall'altra dominavano tutte le vie che mettevano in comunicazione Roma con Napoli. Il nostro centro era dunque per i Colonnesi una fortezza di prim'ordine. Ciò non di meno, per gli eventi che con l'andar del tempo si susseguirono, mostrò di non essere invulnerabile".
Con l'atto di cessione del 15 dicembre del 1151 il papa Eugenio III Paganelli cedeva in permuta ad Oddone I Colonna (al quale si unì nell'atto il cugino Gregorio Colonna) ed ai suoi successori in perpetuo "totum castrum Trebani proprietario iure" nel quale territorio era compreso il feudo di Genazzano. Con esso iniziava il dominio lungo e tormentato della famiglia Colonna su queste terre e contemporaneamente la definitiva autonomia del feudo dal principato predestino.
Dalla zona fortificata della rocca, nucleo originario dell'insediamento urbano, che sorge a chiusura della testata nord del rilievo tufaceo, l'abitato inizia lentamente, e per fasi successive dal XIII al XVII secolo, ad espandersi a mezzogiorno seguendo l'orografia che determinerà segnatamente l'orientamento nord-sud del paese.
La chiesa gotica di S. Nicola da bari (nominata nelle conventiones del 1277), che probabilmente rappresentava la cappella "ufficiale" del borgo baronale attestato attorno al castello come stanno a dimostrare l'attenzione posta da Martino V nei suoi restauri ed abbellimenti e la tradizione storica che vuole che egli stesso vi fosse battezzato, come figlio di Agapito di Pietro della Colonna nel 1368, unitamente alla piazza antistante e ad alcuni fabbricati limitrofi costituivano corpo ideale col castello, quasi una corte esterna fino alla Casa di Martino V, e potevano considerarsi separate dal resto del paese al quale si collegavano con la via di Palazzo (attuale Corso Cardinali Vannuteli) che ricopriva all'epoca il ruolo probabilmente secondario di accesso al castello e non quello di via principale quale assunse in seguito. È molto più credibile che l'asse principale del paese fosse invece in coincidenza con l'attuale via Brancaleone, più in basso e meno inerpicato di quello in cresta, che verosimilmente costituiva un asse importante che non terminava nel castello ma, attraversando il paese, ripercorreva forse l'antico iter romano verso nord, forse la via Claudia, costeggiando l'acquedotto e il parco verso la villa augustea nei pressi di S. Pio e verso S. Vito. è noto inoltre che l'antica chiesetta di S. Maria (risalente alla fine del X secolo) avesse la facciata principale allora rivolta proprio sull'attuale corso, e unitamente alla via Capocroce, questo percorso si caratterizzava come un vero e proprio vallo di separazione fra il castello ed il borgo in una configurazione di funzionalità urbanistica che ha solide basi e precedenti storici negli insediamenti medioevali italiani.

 

 


( tratto dal sito http://www.comune.genazzano.roma.it/index.php  )

 

 

 

 

 

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