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LA STORIA DI FONTECHIARI (FR)

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Antico centro altomedioevale, si costituì
ben presto in libera "Università", poi in "Unità" e in Terra", infine in
"Comune". Rischiò la distruzione nell'anno 846, per l'invasione dei Saraceni,
che furono respinti in località Ponte Tapino, dove era il vecchio Ponte Romano
ad otto luci, demolito nel 1879. Nel 1062 venne occupato dalle truppe normanne.
Fu compreso nel feudo che Ugo Boncompagni concesse ai suoi nipoti, principi di
Piombino, i quali costruirono nel recinto del Castello l'attuale Torre. Dopo la
cessione, per trattato del Reame di Napoli alla dinastia borbonica, fece parte
integrante del Regno. Lorenzo Giustiniani nel "Dizionario Geografico Ragionato
del Regno di Napoli" del 1736 ci da questa descrizione "...Borgo pittoresco
del Regno di Napoli, nella Provincia di Terra di Lavoro, in Diocesi di Sora,
alla distanza da Napoli di 63 miglia ed alla distanza di 3 miglia dalla città di
Sora, è sistemato sopra una collina dove si respira buon'aria. Distretto ad una
lega e mezza a sud-sud-est di Sora, cantone ad una tega ed un quarto a nord-est
di Alpino, possiede un Ospedale e conta 1500 abitanti sotto la cura spirituale
di un Arciprete". L'abitato era circondato da una solida cinta di mura, con
feritoie, che limitavano il perimetro del paese al quale si poteva accedere per
due Porte: da est per quella di S. Nicola in località Porta, da nord per quella
della Postierla o della Valle. Lungo le mura perimetrali esistevano otto porte,
di limitata apertura, destinate, essenzialmente, a fini militari. Ancora oggi,
conserva le caratteristiche dell'antica città medioevale, con le sue stradine
strette ed in pendio, acciottolate ed irregolari, protetta da una
fortezza-palazzo con il "maschio". Il Comune si chiamava originariamente
"Schiavi". Si vuole che avesse presa tale denominazione perché nel paese vi era
la dimora di uno "Sclavus "che in lingua longobarda significava "Giudice", o, ed
è la più probabile, dalle voci latine Sclavus et Sclavones , divenute nella
lingua corrente "schiavi e schiavoni". Tali nomi indicavano le popolazioni
Slave, che nel Medioevo e fino oltre il Rinascimento, si stanziarono in Italia,
dopo essere stati scacciati dai loro insediamenti lungo le sponde orientali
dell'Adriatico, dall'invasione ottomana. La loro convulsa trasmigrazione sulle
coste italiane durò fino al 1600.
Con Decreto Reale, il Comune già chiamato Schiavi, fu autorizzato a denominarsi
Fontechiari nel 1862. L'attuale nome deriva dalle numerose fontane e sorgenti di
acque limpide e fresche presenti nel paese, la più nota delle quali è chiamata
"Fontana Reale".
( tratto dal sito http://www.fontechiari.org/ )