LA STORIA DI CIAMPINO (Roma)

 

Il territorio in gran parte coincidente con l’attuale comune di Ciampino, non ha mai avuto una storia rilevante, ma si è sempre trovato al centro di altre aree, più importanti, protagoniste di storia.  Segni evidenti avvalorano questa ipotesi:·Labili tracce storiografiche di battaglie (1379 i Colonna ed i Francesi si affrontarono presso l’attuale Mura dei Francesi) e di accampamenti (1347 Cola di Rienzo, prima di attaccare Marino, si accampò in località Marcandreola). Tracciati viarii radiali tra Roma e gli attuali Castelli Romani, ma anche più oltre verso il Sud (Appia, Latina, Castromeniese); tracciati trasversali (La Mola Cavona, che continua con la Doganale e la Nettunense è parte di una via di transumanza tra i Monti Tiburtini ed il mare). Ville romane del periodo repubblicano ed imperiale (Colle Oliva, Casale dei Francesi, Pantanelle), ville seicentesche (Casale dei Monaci, Casali presso via dei Laghi, Villa Segni). Il Seicento (che con le sue belle ville come abbiamo accennato, ha lasciato qualche breve segno in questo territorio), pur dando i natali a quel Giovanni Giustino Ciampini prelato, scienziato, archeologo, storiografo, a cui deve sicuramente farsi risalire il nome di Ciampino, non è certo il punto di partenza della vita sociale del nostro Comune Ancora all’inizio di questo secolo si conferma la vocazione di territorio di supporto quando, nel 1916, sorge l’aeroporto e simultaneamente viene aperta una stazione dei Carabinieri in una zona, come si legge in una relazione dell’Arma, paludosa, malsana, priva di abitazioni, solo nodo ferroviario. E' sempre in quest’ottica che si consolida tra il 1861 ed il 1892 quell’importante nodo ferroviario che è ancora adesso Ciampino. Il territorio era parte integrante di quello agricolo di Marino, un importante Comune dei Castelli Romani; non vi era alcun nucleo abitato (come conferma la citata relazione dell’Arma) ma solo case sparse o più semplicemente punti di riferimento per i contadini marinesi o stagionali (censimento ISTAT 1921: 154 ab.). Stagionali che finito il periodo di lavoro tornavano nei paesi di origine, le Marche, l'Umbria, la Ciociaria, (quasi che i confini del vecchio Stato Pontificio contribuissero alla definizione della corrente migratoria). E’ solo intorno al 1910 (lottizzazione dell’Acqua Acetosa), che inizia il processo di stabilizzazione a Ciampino di questa particolare corrente migratoria. Nel 1910 in ambienti dei Ministeri romani si costituisce la società Anonima Colle Parioli, concretizzando un primo tentativo dell’economia romana di investire nella zona. La società acquista l’area tra l’aeroporto e la ferrovia, redige un vero e proprio PRG, definisce specifiche norme tecniche di costruzione. Intorno al 1916 inizia la lottizzazione ed al 31/12/1918 gran parte dei lotti centrali sono venduti; esegue direttamente i lavori per i servizi primari previsti da quel PRG che avrebbe dovuto portare alla nascita della  “Città Giardino di Ciampino ”. Non sappiamo quando ed a chi fu commissionato il PRG “Città Giardino”, ma è certo che fu terminato entro il 1916 e chi lo redasse non poteva essere estraneo al dibattito urbanistico europeo del momento. Da soli 13 anni Urwin e Parker erano stati incaricati di progettare Letchwork (1903) e non era ancora iniziata la costruzione di Welwin (1919), le due Garden City che cercano di concretizzare l’idea urbanistica di Howard. Si può affermare che il progetto della Città Giardino di Ciampino è senz’altro il più vicino alla Garden City di Howard, nell’organicità del progetto, ma soprattutto nel tentativo di puntare su un’autonomia economica della cittadina: lo spazio destinato ad una possibile zona industriale (presso l’attuale Folgarella) nettamente separata dalla zona residenziale (l’attuale centro che si irradia da piazza della Pace), ma tutt’uno con la ferrovia e l’aeroporto; le zone a poderi (presso l’attuale Morena e in parte Folgarella) che si andavano ad aggiungere a tutta la zona agricola del marinese; ma soprattutto lo sviluppo dell’aeroporto e conseguentemente la necessità di abitare nelle vicinanze immediate del luogo di lavoro. Queste le condizioni che i progettisti avevano messo insieme; in particolare gli ufficiali e sottufficiali dell’aeronautica che erano di stanza, costituivano quel ceto medio borghese a cui offrire una cittadina ordinata con la sua struttura urbanistica a raggiera con una piazza centrale con case a due piani tutte con orto e giardino. Nei suoi depliant pubblicitari la Colle Parioli decantava l’aria saluberrima, posizione incantevole, sviluppo immediato, massima economia, ed i 125 metri sul livello del mare della Città Giardino di Ciampino! Una foto del 1929 pubblicata dell’editrice Anni Nuovi mostra quella che era allora  la zona residenziale: uno spazio grande con strade a raggiera con alberelli ai bordi. Ma non c’è traccia o quasi delle ville della Città Giardino. Sui lotti, pur venduti in gran parte intorno al 1918, ancora non si costruiva.  

In verità l’inurbamento inizia (ISTAT 1936-2000 ab.), ma nelle zone periferiche (Morena, Mura dei Francesi, Cipollaro), dove crescono casette fatte mattone su mattone dagli stessi abitanti.

 La costruzione, nel ’38, di una grande distilleria in pieno centro è la presa d’atto del fallimento dell’idea della Città Giardino. Ciampino viene considerata per quello che veramente è in quel momento: un’ottima concentrazione di proletariato disposto a lavori precari e saltuari a sostegno di una agricoltura padronale castellana e all’economia terziaria romana. Ben poco rimane oggi di quell’idea della Colle Parioli oltre alla topografia del centro e a qualche modesta villetta a due piani con orto e giardino. Venendo a Ciampino, ben pochi possono accorgersi di arrivare in uno dei pochissimi centri urbani della cintura romana “pensati” prima di essere stati costruiti. Certo nulla aiuta a capire che quelle vie, ora circondate, anziché da villette, dai palazzoni nati con la ricostruzione del dopo guerra e con il caotico boom edilizio degli anni sessanta, in fondo avevano una loro logica, una loro organicità. E così Ciampino, invece di essere conosciuta come il centro che poteva diventare la Letchwork italiana, lega il suo nome da sempre, nel bene e nel male a quello del più famoso aeroporto: e non si può negare che la storia dell’aeroporto, da Nobili ai Divi degli anni ’50, allo Shuttle atterrato nei primi anni ’80, è nell’immaginario collettivo dei Ciampinesi, storia della loro città.

 

 

 

( tratto dal sito http://www.comune.ciampino.roma.it/ )

 

 

 

 

 

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