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LA STORIA DI CERVARA DI ROMA (Roma)

“Cervara di Roma/ vive sola, scolpita in cima/ a una montagna di pietra./ E’ una scultura nel cielo,/ che al cielo volerebbe/ se l’aria la sostenesse. […]”. I versi di Rafael Alberti, poeta e drammaturgo spagnolo del Novecento, descrivono perfettamente Cervara di Roma. In magnifica posizione panoramica, a 1053 metri nel parco naturale appenninico dei monti Simbruini, si eleva il più alto paese della provincia di Roma (dopo Guadagnolo). La località faceva parte delle terre donate nel IX secolo dal duca e console Cesario al monastero di Santa Scolastica a Subiaco, ed un castello di proprietà dell’abbazia è qui ricordato in una lapide del 1052. Il luogo è menzionato come “Mons Cervaria”, nome dovuto ai cervi che vi pascolavano. Fra il 1115 e il 1121 i benedettini vi costruirono una rocca nel punto più impervio del monte, a difesa della valle e del feudo dalle scorribande saracene. Divenuta inespugnabile, la rocca venne scelta come fortezza da Pelagio, monaco scismatico, che si proclamò abate, dopo aver assalito Santa Scolastica e fatto prigionieri vari monaci. Resistette per quattro anni, riuscendo a mantenere il possesso dal 1273 al 1276, ma fu poi sopraffatto, dopo lungo assedio, dall’esercito pontificio guidato da Guglielmo di Borgogna. A Cervara si ritirò a vivere Pompeo Colonna, abate di Subiaco, vescovo di Rieti e responsabile della riedificazione della rocca (1508). I secoli successivi non registrano avvenimenti particolari, se non la progressiva decadenza e perdita di importanza dell’antica fortezza. Tutta la località è aggrappata a monte Pilione dove sono i resti della rocca, sulla quale, nel 1954, è stata collocata la statua dell’Immacolata. Il borgo antico fu costruito sulla roccia viva al riparo da assalti nemici. L’abitato si è andato espandendo attorno alla roccaforte con case piccole arroccate e disposte lungo scalinate a gradoni più o meno ripidi, viuzze tortuose, salite e discese, antichi portali. Si compone di due quartieri: Borgo, ai piedi della rocca e della chiesa parrocchiale e Villa, oltre la piazzetta. Dal centro, esposto a sud-ovest e difeso a nord dalla barriera dei monti circostanti, partono una serie di stradine e sentieri verso le zone confinanti e i pascoli montani. Nonostante l’espansione urbanistica moderna il centro storico è ancora intatto e conserva inalterato l’aspetto medievale, abbellito dalle decorazioni in pietra o legno, da immagini sacre in terracotta e da originali targhe indicanti la toponomastica stradale. Cervara rimane uno dei pochi paesi a non essere sopraffatto da nuove costruzioni, soprattutto per mancanza di zone pianeggianti su cui edificare. Camminando per il paese non si può fare a meno di godere del bellissimo panorama che offre il Parco Naturale Regionale dell’Appennino “Monti Simbruini”, formatosi nel 1983 su un terreno di 38 mila ettari. Il nome assegnatogli viene da sub imbribus, ovvero sotto le piogge ad indicare l’abbondanza delle acque piovane nella zona. Straordinaria è la natura di questo grande massiccio calcareo, posto a confine tra Abruzzo e Lazio e ricco di grotte, sorgenti, specie animali – lupo, volpe, gatto selvatico, istrice, martora, scoiattolo, faina, cinghiale – e vegetali – faggio, abete rosso, tasso, acero, ma anche genziane, narcisi, viole, orchidee selvatiche – tipiche della catena appenninica. Nel 1991 Cervara ha ricevuto il titolo di "Villaggio ideale d’Italia", assegnatole dalla rivista “Airone” e dalla Comunità Economica Europea.
( tratto dal sito http://www.comune.cervaradiroma.rm.it/ )