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LA STORIA DI CANTERANO (Roma)

Il nome Canterano ha origini incerte. Secondo alcuni, deriverebbe da “Kan”, capostipite della razza pelasgica e da “terapne”, abitazione, quindi “dimora di Kan”. Altri ritengono che il nome derivi dal suo fondatore, Giovanni Di Camorrano. Un’ultima derivazione, forse la più probabile, è quella che indica l’etimo mutuato dalla gente cantoria: cantori di chiesa a cui era stato affidato il dominio della cittadina. Il luogo fu certamente abitato già in età preistorica, come è testimoniato dalle asce di bronzo rinvenute nel territorio ed oggi conservate al Museo Pigorini di Roma. I primi abitanti avrebbero eretto a scopo difensivo quelle mura poligonali i cui resti si trovano nei pressi dell’attuale cimitero. La zona fu abitata anche dagli Equi, ostili a Roma, che combatterono a lungo prima di essere sottomessi alla fine del IV secolo a.C. Le uniche testimonianze del dominio romano a Canterano, sono due epigrafi, oggi inserite nella facciata dell’edificio comunale, e alcune tracce rinvenute nel comune limitrofo di Rocca Canterano. Dall’epoca romana fino al X secolo non ci sono notizie certe. Il nome di Cantorano o Cantorunu o Cantoranum appare in alcuni documenti del Monastero sublacense prima come “monte” poi come fondum infine come castellum, facendo parte dei castelli appartenenti all’ Abbazia di Subiaco, situati in posizione di difesa. Tra l’ XI e il XII secolo, l’ abbazia aveva raggiunto il suo massimo splendore e possedeva un territori molto esteso, comprendente tutti i centri della valle dell’Aniene ed oltre. Gli abati eletti cominciarono presto a comportarsi da tiranni, tant’è vero che nel 1455, papa Callisto III istituì una nuova figura, quella dell’abate commendatario, cioè un abate esterno al monastero, il più delle volte trattatasi di un cardinale. Tra questi vi fu Rodrigo Borgia, il futuro Alessandro IV, corrotto e crudele, che predilesse la Rocca di Canterano per le sue dissolutezze. La giurisdizione dell’abbazia fu continuamente contrastata dal vescovo di Tivoli. Si giunse ad un accordo nel 1564 quando fu stabilito il ministero spirituali del vescovo tiburtino su Canterano ed altri paesi. Sotto Urbano VIII, nel 1638, il paese tornò definitivamente agli abati sublacensi che lo governarono fino al 1753 quando passò alla Congregazione del buon governo, la quale provvedeva all’approvazione o meno delle richieste che venivano avanzate dal governatore dell’abbazia. Secondo alcuni documenti dell’epoca, appare come in quei tempi la comunità di Canterano versasse in condizioni di estrema povertà. Col tempo le cose peggiorarono al punto che non si trovò facilmente chi volesse assumersi l’incarico di esattore a Canterano. Dopo il 1870, Canterano divenne uno dei tanti comuni italiani e partecipò alla vita della nazione. Dopo la seconda guerra mondiale, le varie amministrazioni adottarono una politica di risanamento e di miglioramento del paese per offrire agli abitanti occasioni di lavoro e per sviluppare ed incrementare il turismo. Seguirono la costruzione di nuove strade, della rete fognante e di un lavatoio comunale. Sorsero l’edificio scolastico e il campo sportivo e furono aperte nuove strade intorno al paese che fu dotato altresì di parcheggi. Tutti questi sforzi non furono sufficienti però ad impedire l’abbandono, già dagli anni Sessanta, del paese da parte della popolazione che cercava guadagni più cospicui e non necessariamente legati alla terra troppo avara e montuosa della zona. La campagna è infatti terrazzata è notevole per la coltivazione di viti e ulivi, e numerosi sono i boschi di castagno. Ma ormai non è rimasto quasi più nessuno a dedicarsi all’agricoltura. Dei circa 400 residenti, la maggior parte è costretta al pendolarismo. Il paese si ripopola durante i mesi estivi.
( tratto dal sito http://www.canterano.com/ )