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LA STORIA DI BOMARZO (Viterbo)

E' uno dei luoghi etruschi
che verso la metà del secolo scorso conobbe un florido periodo di ricerche e di
studio per noi lentamente decadere nell'interesse degli studiosi e rimanere
abbandonato a se stesso.
Oggi, le tombe, per le quali Bomarzo divenne tanto celebre non sono più
rintracciabili e le necropoli, in gran parte tornate alla natura, selvose ed
impraticabili. Inoltre dopo 150 anni di studi e di ricerche non conosciamo il
nome e l'esatta ubicazione di questa cittadina etrusca. La gran parte degli
archeologi non si è posto il problema o l'ha risolto accettando acriticamente
quanto è stato teorizzato dal frate Annio da Viterbo sul finire del '400. II
frate domenicano, le cui teorie hanno esercitato tanta influenza nella ricerca e
nello studio degli etruschi nella provincia di Viterbo, già nel 1498
interpretando secolari leggende locali aveva indicato con estrema precisione nel
"Planum Meonianum", ancor oggi chiamato Pian Meoniano o Pianmiano il luogo della
presenza etrusca nella zona. Tale indicazione sembrò avere conferma dalle
ricerche che, in loco, vi si effettuarono nel secolo scorso. C'è da dire che
queste ricerche non portarono alla luce testimonianze di un abitato (sia esso
etrusco o romano), ma unicamente tombe e necropoli; quasi nulla si trovò di
abitazioni, edifici civili e religiosi pur constatando, attraverso i corredi
funebri, un arco di vita compreso tra la fine del VI secolo a.C., e il periodo
imperiale. Anche la ricerca del nome non conobbe impegno critico. Si accettò di
indicare il centro etrusco usando due termini: Polimatyum e Pianmiano, con loro
varie eccezioni per indicare due luoghi distinti e due periodi di storia
diversi. Nell'uso ancor oggi stratificato Polimartyum, da cui Bomarzo, indica
l'attuale paese e sarebbe il nome con il quale già nel VI secolo d.C. esso era
conosciuto. Formato etimologicamente da due termini, uno greco: Polis ed uno
latino: martis, significherebbe: Città di Marte concretizzando nel nome un
diffuso culto a questa divinità. I sostenitori di tale tesi tendono a
suffragarla con l'esistenza di località prossima al paese chiamata: Mavortana (Lavors:
Marte), Pianmiano, Pian Meoniano, Maeonia, ed anche il, vicino centro di Mugnano
deriverebbero, secondo la logica di erudite ricerche, dall'aver ospitato un
primo stabile insediamento dei Meoni (teoria dell'origine) che abbandonata la
terra d'origine, la Lidia, qui sarebbero giunti dopo aver risalito il corso del
fiume Tevere. Quale fosse il nome del centro in epoca etrusca si ignora
completamente. Per quanto attiene la sua ubicazione, malgrado la opinione
corrente, esso debba ricercarsi nel luogo stesso dell'attuale Bomarzo più che a
Pianmiano e a Montecasoli. La collina di Pianmiano altro non sarebbe che la
necropoli dell'anonimo centro etrusco e a tale uso quasi esclusivamente
adibita. Sono a favore di tali tesi: la posizione naturalmente protetta e ben
difesa di Bomarzo, l'assenza pressoché totale di edifici sia etruschi che romani
(tranne i resti di una cisterna, e forse di una villa rustica con scarsi
frammenti coevi), ma soprattutto l'impossibilità "geologica" di costruire tombe
alle pendici o nei colli immediatamente vicini il centro abitato per la presenza
del banco di argille plioceniche in continuo disfacimento. Pianmiano offrendo un
consistente strato di tufo e travertino offriva questa indispensabile
possibilità. Nel paese attuale quindi coesistono, sovrapposti o annullati i resti
dell'insediamento etrusco, romano e medioevale.
I Vescovi
Anche il fatto che Bomarzo fu sede vescovile, parla della sua grandezza passata.
Sede antichissima, fu testimonianza dello storico Biondo, Polimartyum ha dato
anche un Pontefice: Papa Sabiniano che successe a S. Gregorio Magno e resse la
cattedra di Pietro dal 604 al 606. L'estensione territoriale della Diocesi fino
al VI0 secolo non dovette essere troppo vasta, circondata com'era dalle Diocesi
di Orte, Gallese, Ferente Ma al tempo di S. Gregorio fu unita a Bomarzo la
Diocesi di Ferento. E se dapprima i suoi Vescovi si firmeranno Episcopus
Ferentensis-Polimartyum, presto troveremo soltanto e. Polimartyum. Facile è
provare l'esistenza della Diocesi, non altrettanto la sua origine storica
precisa. Il Vittori la fa risalire ai tempi apostolici e sarebbe una delle città
affidate alle cure pastorali di S Tolomeo, Vescovo consacrato da S. Pietro
stesso ed inviato nella Tuscia. Un dato però è certo: S. Anselmo non fu il primo
Vescovo, perché si legge nella sua vita che succedette ad un altro Vescovo, e
con S. Anselmo siamo nel V secolo. Sant'Anselmo, Protettore di Bomarzo, fu
eletto per acclamazione Episcopum; Dominum; Pastorem. E come signore di Bomarzo,
affrontò il re goto Totila, e proprio perché signore della città fu imprigionato
e trattato duramente. La sua morte si presume che avvenne verso la fine del VI0
secolo. Nel 1647, le venerate spoglie, che per secoli erano rimaste sepolte nel
pavimento del Duomo, dinanzi all'altare di S. Sebastiano, il Duca Ippolito Lante,
le fece riporre sotto l'altare maggiore, montando l'altare già fatto preparare
dagli Orsini.
La fine dei Vescovi bomarzesi è da assegnarsi al secolo XI, infatti il Vescovo
Lamberto è l'ultimo nel 1015 a sottoscrivere Documenti Conciliari come Episcopus
Polimartiensis.
( tratto dal sito http://www.comunebomarzo.it/ )