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LA STORIA DI ARDEA (Roma)
Le
antiche origini di Ardea si riscoprono nelle varie leggende legate al suo nome
ed alla sua fondazione e tramandate nei secoli fino ai giorni nostri. La prima
leggenda epica riportata da Dionigi di Alicarnasso la cui fonte dello storico
Xenagora, fa nascere il nome della città dall'eroe eponimo Ardeas, figlio di
Odisseo e Circe. Secondo un'ulteriore antica leggenda, Ardea venne fondata nel
XV secolo a.C. da Danae, figlia di Acrisio, re di Argos, il quale, avvertito
dall'oracolo di Delfi, che sarebbe morto per man, del nipote, fece rinchiudere
la figlia, appena nata, insieme alla nutrice, in un sotterraneo dalle pareti di
bronzo. In questo modo ella non avrebbe conosciuto nessun uomo e la profezia non
si sarebbe mai avverata. Ma Zeus re degli dei, s'innamorò di lei e
trasformandosi in pioggia d'oro la fecondò. Così nacque Perseo. Il re, udendo il
pianto del bimbo, infuriato rinchiuse la figlia Danae e il bambino in un'ara e
l'abbandonò in mare aperto, ma per volere di Zeus approdò alla foce del fiume
Incastro, sposò il re Pilumno, ed insieme decisero di fondare una città. È così,
che a bordo di una piccola imbarcazione risalirono il corso del fiume Incastro e
si fermarono dinanzi ad una rupe di tufo, che per la bellezza del paesaggio e la
posizione strategica era l'ideale per fondare una città e fu così che nacque
Ardea. Ovidio nelle "Metamorfosi" (libro XVI) prendendo ispirazione
dall'Eneide, narra un'altra legenda bella quanto la prima. Dopo la morte di
Turno eroe rutulo, Ardea fu incendiata da Enea, ma dal mezzo delle macerie un
uccello, visto allora per la prima volta, si alza in volo improvvisamente e
battendo le ali si scuote di dosso la cenere. Il suo grido, le sue ali di color
cenere, la sua magrezza, tutto ricorda la città distrutta dai nemici. L'uccello
di cui parla Ovidio è un 'Airone cinerino "Ardea cinerea e così ancora oggi
l'ara di Danae e l'airone sono raffigurate nello stemma comunale della città a
testimonianza delle radici e dello splendore del passato. I miti e la storia
riemergono nelle scoperte archeologiche, rivivono fra le pietre antiche dei
monumenti medievali e nei voli degli aironi che si librano oggi come ieri, fra
le dolci colline del paesaggio ardeatino. L'antica città dei Rutuli, per la sua
storia, per la bellezza dei suoi luoghi e delle sue marine, venne prescelta
dallo scultore Giacomo Manzù per alimentare la sua genialità, ne è testimonianza
il Museo a lui dedicato, patrimonio universale dell'arte contemporanea. Alcuni
studiosi hanno ipotizzato una repentina decadenza della città in seguito a
grandi distruzioni ad opera dei Sanniti, soprattutto nei secoli III e II a.C. Ma
non sembra possibile attribuire ad un solo evento la decadenza di Ardea; le
conseguenze delle incursioni non vanno sopravvalutate e occorre considerare che
in questo periodo nel Lazio, sono evidenti i segni di una crisi generale,
soprattutto a causa dello sforzo realizzato durante le guerre puniche. Si
sviluppò inoltre il latifondo, che contribuì a rendere sempre più paludoso e
malsano il territorio. Un'altra notizia di Livio, relativa alla mancata
distribuzione di carne agli Ardeati nel corso delle Feriae Latinae nel 199 a.C.,
testimonia ulteriormente la diminuita importanza politica della città. La
maggior parte degli studiosi che si sono occupati della topografica di Ardea
hanno ritenuto che in età imperiale la città fosse ormai in completo abbandono
ed il territorio circostante malsano e inospitale. I dati archeologici però non
confermano del tutto tale opinione: l'elevato numero di ritrovamenti testimonia
senza dubbio una continuità di utilizzazione dell'area urbana per tutta l'età
imperiale ed almeno fino al V secolo d.C. Lungo la via per il mare poi, furono
costruite grandi ville residenziali, che testimoniano una nuova colonizzazione
da parte dell'impero Romano. Nel Medioevo l'Italia intera era devastata da
numerose guerre e la popolazione aveva subito una forte riduzione a causa di
carestie e pestilenze. In questo scenario Ardea, come molti altri centri, era
ridotta alla condizione di un piccolo luogo fortificato circondato da macchie ed
acquitrini. La crescita demografica riprese lentamente solo dal IX secolo, in
seguito allo Spopolamento delle Domus cultae vicine, i villaggi agricoli voluti
dai papi per colonizzare le terre paludose e malariche dell'Agro romano. In
questo periodo bande di corsari Saraceni terrorizzavano i contadini, e Ardea
divenne un rifugio ideale perché, posta in un luogo elevato, era meno soggetta
alle scorribande. Ne1 1130, l'antipapa Anacleto II diede la "Civitas Ardeae" per
intero ai monaci benedettini di San Paolo. La lotta tra il papato e l'Impero
infuriava, e il piccolo stato monastico-feudale costituito dall'abbazia
benedettina di San Paolo era fedele ai papi. L'attribuzione ai monaci di Ardea
rientrava pertanto in una sorta di schema di "colonizzazione" per contrapporre
all'Impero quanti più territori. Questo garantì un breve periodo di prosperità
sotto la protezione degli influenti e ricchi monaci. Furono proprio loro ad
edificare la chiesa di San Pietro. Successivamente però, con il trasporto della
curia pontificia ad Avignone, l'anarchia fu generale ed insanabile. Nell'Agro
romano spadroneggiavano gli Orsini, i Colonna e i Savelli. Nel 1419 papa Martino
V Colonna diede Ardea alla propria famiglia, come ricompensa per l'aiuto che
avevano prestato alla ricostruzione dello Stato della Chiesa. Gli ardeatini
divennero dunque vassalli dei Colonna, nuovi padroni del feudo. La storia
successiva è un elenco lungo e laborioso di lotte tra le famiglie del tempo per
accaparrarsi la Civitas. Ciò che viene in rilievo è il fatto che il destino di
Ardea dipendeva soprattutto dal papa, in particolare a quale famiglia questi
appartenesse.
Alla morte di papa Alessandro VI il feudo tornò ai Colonna, ma nel 1564
Marcantonio Colonna pieno di debiti si vide costretto a venderlo ai Cesarini per
105 mila scudi d'oro.
La storia di Tor San Lorenzo
Nel Medioevo la chiesa paleocristiana di San Lorenzo é citata, per la prima volta, in un documento pontificio del 14 marzo 1081 con il quale Papa Gregorio VII concedeva la proprietà delle località ai monaci benedettini del Monastero di San Paolo fuori le mura di Roma. La chiesa conferma l'esistenza di un centro abitato del litorale dove, prima dell'anno mille, era nato il Papa Leone V. Nel XVI secolo, dopo la disfatta della flotta cristiana in Tunisia (1560) Papa Pio V invitò i feudatari del litorale laziale a difendere la costa dalle incursioni dei pirati turchi. L'ivito del pontefice fù accolto dai Caffarelli che nel territorio di Ardea possedevano la tenuta di San Lorenzo. I Caffarelli s'impegnarono a "fabbricare una torre nel corso di due invernate del 1568-1569 e questo per causa che l'estate non si può lavorare sia per il mal aere (malaria), sia per il timore dei turchi". La torre, come afferma l'Eschinardi, venne fatta su disegno di Michelangelo Buonaroti e fu terminata nel 1570. Per la sua monumentale bellezza la Torre di San Lorenzo venne detta "La Pomposa" dagli stessi corsari turchi. Situata a un centinaio di metri dal mare, la Torre faceva parte di un imponente sistema difensivo dello Stato Pontificio costituito da 14 torri litoranee. La custodia di Tor San Lorenzo era affidata a un torriere che aveva alle sue dipendenze una piccola guarnigione. Il loro compito era quello di sorvegliare il tratto di costa circostante, segnalare il passaggio di navigli barbareschi o comunque sospetti, respingere a cannonate qualunque tentativo di sbarco da parte di corsari e pirati. se l'armamento della guarnigione non consentiva una sufficente difesa, il Torriere lanciava segnali di soccorso (con falò o colpi di cannone) alle vedette delle torri vicine (Torvaianica, innanzitutto) che rilanciava la richiesta di soccorso fino a Civitavecchia dove attendeva la flotta Pontificia. La Torre di San Lorenzo,restaurata in seguito ai danni subiti durante l'ultima guerra, é di forma quadrata ed ha un'altezza di quasi 30 metri. La parte superiore della torre era occupata dalla terrazza che serviva da piazza d'armi. L'ingresso della Torre era accessibile per mezzo di una rampa gradinata in muratura che si arresta a circa due metri dalla porta : il vuoto era superato da un ponticello levatoio che veniva manovrato dall'interno della torre. Nei pressi della torre c'é ancora la chiesa di San Lorenzo, restaurata nel XVIII e XIX secolo, con il suo suggestivo porticato. Alla fine del viale alberato, che dalla strada porta alla torre, si trova il casale Torlonia, con il pozzo e l'antica fontana. Lo spettacolo più bello che circonda la torre è costituito dal "Tomboleto" un complesso di dune alte fino a 10 metri ricoperte dalle innumerevoli piante dell'intricata macchia mediterranea.
( tratto dal sito http://www.comune.ardea.rm.it/ )