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LA STORIA DI ALBANO LAZIALE (Roma)

La tradizione, confermata dall'archeologia, vuole che il nome della città di Albano sia derivato direttamente da quello di Albalonga. Infatti anche gli antichi romani chiamavano questo territorio albanum e lo ritenevano luogo sacro, dove un giorno sorgeva appunto la mitica Albalonga. A ragione quindi la nostra città può fregiarsi del titolo di "madre di Roma" e, nello stemma municipale, dell'icona sacra ai Latini e ad Alba: la scrofa bianca con i trenta porcellini. Nel territorio di Albano sono stati rinvenuti importanti reperti dell'antica Civiltà Laziale (X-VII sec. a.C.), oggi custoditi nel Museo Civico della città, insieme alle memorie archeologiche che giungono ininterrottamente fin dall'età paleocristiana. Favorito dal tracciato dell'antica Via Appia, dall'invidiabile posizione naturale e dal clima mite, l'albanum divenne ben presto sede delle ville degli imperatori e dei massimi personaggi della vita pubblica dell'antica Roma: Pompeo Magno, Tiberio, Claudio Domiziano, per fare solo pochi nomi, ebbero qui le loro favolose residenze. Ma l'assetto topografico dell'albanum cambiò con la costruzione dell'imponente accampamento della Legione Partica, voluto dall'imperatore Settimio Severo per ragioni di sicurezza. I legionari che si stanziarono nel castrum vivevano con le proprie famiglie, ed insieme ad artigiani e commercianti, formarono un consistente aggregato urbano. L'affermarsi del cristianesimo, documentato nelle Catacombe di San Senatore, favorì ulteriormente lo sviluppo della città. La presenza della cattedra di una delle più prestigiose sedi vescovili della Chiesa Romana diede impulso alla costruzione di numerose chiese, che racchiudono ancora oggi tesori d'arte. Spicca la Cattedrale, voluta espressamente dall'imperatore Costantino. Dopo la parentesi medievale, dominata dalla Casata Savelli, numerosi sono i palazzi costruiti dal Rinascimento in poi dalle famiglie patrizie romane, che trascorrevano in questi luoghi gli ozi estivi. Proprio verso il XVI secolo comincia quello sviluppo urbanistico di piazze, strade e palazzi patrizi che diedero l'attuale assetto al centro storico e di cui il quartiere San Paolo è un esempio tipico, con il suggestivo tridente barocco che, dal sagrato della Chiesa di San Gaspare del Bufalo, conduce lo sguardo fino al mare. Con l'acquisto da parte della Camera Apostolica dei possedimenti dei Savelli, Albano seguì le vicissitudini delle cittadine laziali facenti parte del Regno Pontificio. Nel corso del 700 e dell'800 divenne meta obbligata del "Gran Tour" di poeti, letterati, storici e pittori, che venivano a ritrarre le attrattive della campagna romana e delle sue abitanti. Era di Albano la modella più ritratta di quel periodo, la bellissima, casta e sfortunata Vittoria Caldoni, immortalata in centinaia di tele e disegni da moltissimi artisti, mai paghi del risultato del loro sforzo di fissare il segreto della sua calma bellezza. Due episodi dolorosi funestarono la tranquilla vita della cittadina di artigiani e contadini, che producevano il rinomato vino dei Castelli: il terremoto del maggio 1829 e l'epidemia di colera del 1867, di cui rimane memoria nel "cimitero del colera o degli appestati", adiacente alla chiesa della Stella. Soggiornarono ad Albano Giuseppe Garibaldi e l'Imperatore di Germania Guglielmo II. Durante la II Guerra Mondiale, Albano fu distrutta per i due terzi dai bombardamenti.
( tratto dal sito http://www.comune.albanolaziale.roma.it/ )